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Il grande business del gioco d’azzardo

BassiFagnoniAvanzi

Quali dinamiche scattano in una persona con il gioco d’azzardo? Se lo è chiesto il dott. Maurizio Avanzi, responsabile della cura del disturbo da gioco d’azzardo dell’AUSL di Piacenza, nell’incontro del 13 maggio nella sede dell’Associazione “La Ricerca” a Piacenza sul tema “Quando la solitudine diventa vergogna: l’esperienza dei familiari del gioco d’azzardo”.
Chi gioca – ha detto – sono persone di tutte le età e non facili da curare. Il gioco d’azzardo crea dipendenza ed è l’unico che non fa vincere per l’abilità del giocatore, ma solo per il caso e la fortuna. All’inizio si prova a giocare per curiosità e divertimento e la cosa più pericolosa è proprio la vincita che fa cambiare il modo di pensare e la modalità di giocare. Si continua a giocare, ma non si acquisiscono capacità e competenze, si accumulano solo debiti e chi vince è sempre l’ideatore del gioco: il banco.
“Nel 2016 - ha sottolineato il dott. Avanzi - il fatturato complessivo del comparto enologico in Italia è stato di 10 miliardi, il gioco d’azzardo invece, nello stesso anno, è stato di 96 miliardi di euro e pensare che, nel 2017, per tutte le spese sanitarie si sono spesi 107 miliardi di euro. Si gioca dappertutto e oggi ci sono 51 tipi diversi di gioco d’azzardo. In passato c’erano solo Totocalcio, Totip e quattro casinò in tutta Italia. Adesso, oltre ai vari Superenalotto, Gioca e Vinci, slot machine, c’è anche la possibilità di giocare online. Sono dati che fanno rabbrividire…”.

Le ripercussioni sui familiari. La parola è poi passata a Fausta Fagnoni e Alessandra Bassi, counsellors professioniste, responsabili per i progetti sul gioco d’azzardo dell’Associazione La Ricerca e della Cooperativa L’Arco, che hanno portato l’accento sull’esperienza drammatica dei familiari del gioco d’azzardo. Entrambe hanno sottolineato come un giocatore d’azzardo patologico provoca di solito problemi gravi per sé e per altre due, tre, dieci persone a lui legate: le ricerche parlano di almeno 5-10 familiari sofferenti per ciascun giocatore. Si arriva così a conseguenze serie per il 10 % della popolazione. La famiglia viene a trovarsi in una in una situazione di vergogna, isolamento e solitudine e nasce la paura del giudizio degli altri. I familiari dei giocatori d’azzardo, secondo le due professioniste, sono un gruppo senza voce e la loro vita è colpita soprattutto nelle tre aree delle finanze, delle relazioni familiari e della salute (emotiva e fisica). In famiglia nascono liti e discussioni anche violente e la perdita della fiducia nell’altro è praticamente inevitabile. I bambini sono intrappolati nel mezzo delle tensioni familiari, devono sperimentare la delusione delle promesse tradite, si sentono tristi, feriti, arrabbiati, depressi, confusi e si vergognano. Si sentono anche in colpa per le difficoltà che la famiglia sta vivendo

Perché le famiglie non ne parlano. Il gioco d’azzardo eccessivo in una famiglia è, per le counsellors, un po’ come un elefante in salotto: qualcosa di enorme, che però non si nomina e nemmeno si vede. Le famiglie spontaneamente non ne parlano, sono terrorizzate dall’idea di affrontare i fatti e le emozioni, che sono peraltro ingombranti e schiacciano e comprimono tutto il resto. Quindi le menzogne e le difficoltà con il denaro provocano vergogna e isolamento sociale.

Dalla menzogna all’isolamento. La catena è questa: menzogna - denaro - vergogna - isolamento. Bisogna quindi aiutare la famiglia a superare la vergogna che si cerca di nascondere e resta muta… Il momento decisivo è quello di passare dalla vergogna che distrugge a quella che salva. Significa invertire il senso della vergogna attraverso la condivisione in positivo della propria esperienza.
“Il racconto di sé - hanno affermato le due responsabili - crea un ponte con le parole che si osano dire e che qualcuno osa ascoltare. Confidarsi con qualcuno fa stare meglio. La rappresentazione del proprio io ferito modifica le emozioni e la comprensione, permettendo alla persona di ritrovare sé stessa e riprendere in mano la vita”.

Il passaggio fondamentale per i giocatori d’azzardo malati è dal senso di colpa al senso di responsabilità. L’ultimo appello delle counsellors è stato quello di, se si ha in famiglia un giocatore d’azzardo eccessivo, uscire allo scoperto, da soli non se ne viene fuori, è un’esperienza troppo impegnativa: “Chiedete aiuto se pensate di avere questo problema, date sostegno se vi accorgete che qualcun altro lo ha. Continuate a chiedere aiuto: vale la pena di superare la vergogna e il pudore per creare reti di supporto e di amicizia. Insieme è meglio!”

Riccardo Tonna

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Pubblicato il 16 maggio 2019

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