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Nel ricordo di mons. Eliseo Segalini: uno sguardo verso l'umano

giorn. Don E.Segalini 022


Erano in tanti sabato 20 novembre nella Sala delle Colonne della Curia vescovile a ricordare la figura e l’opera di mons. Eliseo Segalini a testimonianza del segno profondo che egli ha lasciato nella Comunità diocesana, nella società civile di Piacenza e nel cuore delle persone. All’incontro hanno partecipato il vescovo mons. Adriano Cevolotto, sacerdoti, religiose e religiosi, ex scolari, esponenti di Gruppi di spiritualità, dell’Azione Cattolica, della FUCI, dell’Ordo viduarum, di altri Movimenti e tanti amici che lo hanno incontrato e apprezzato lungo le strade della vita o lo hanno seguito lungo i sentieri delle sue amate montagne; era presente anche la nipote Francesca particolarmente legata allo zio, a cui è sempre stata molto vicina in particolare nel suo ultimo periodo di sofferenza. L’iniziativa è stata l’occasione per presentare la targa di intitolazione a don Eliseo, di Punto Incontro, targa che sarà posta all’ingresso della sede del “Punto”, situata in Chiostri del Duomo 12.


L'attualità di don Eliseo


Nell’introdurre la mattinata, Gabriella Sesenna si è soffermata brevemente sul senso dell’iniziativa intesa “non solo come ricordo, né tanto meno come semplice commemorazione, ma come testimonianza della fecondità e dell’attualità del carisma di don Eliseo, che continua nel tempo attraverso le opere da lui volute”. Fra queste opere essa ha ricordato “Punto Incontro” che è nato alla fine degli anni 90 da una riformulazione originale del “Progetto Culturale” della Chiesa Italiana, sostenuta con passione da don Eliseo.
Egli ha contribuito a farlo diventare un luogo di studio, di riflessione, di confronto in cui si cerca, documenti alla mano, di analizzare i problemi attuali più incalzanti, tenendo conto delle voci e interpretazioni diverse, raccolte da giornali e pubblicazioni, con lo scopo di formulare un “punto di vista” comune e ragionato, rispettoso dei principi della fede ma non confessionale. “Le nostre attività – ha concluso Sesenna – a causa della pandemia hanno subito un rallentamento, ma siamo determinati a riprendere, anche studiando nuove modalità di comunicazione, accogliendo volentieri tutti coloro che vorranno dare il loro contributo di idee”. Hanno fatto seguito gli interventi di Riccardo Biella, Enrico Corti e Paolo Rizzi.


Un vero educatore

Riccardo Biella, che ha collaborato per anni a stretto contatto con don Eliseo, soprattutto quando era Presidente Diocesano dell’Azione Cattolica e dell’Istituto Berti, e poi nell’ambito del Progetto Culturale dai tempi della nascita di Punto Incontro, ha tratteggiato quelli che a suo parere sono stati i tratti salienti della lunga e fruttuosa vita del sacerdote: l’amore e la fede nella Città di Dio, l’amore e la passione educativa per i giovani, l’amore e la sollecitudine verso la Città dell’uomo. Rifacendosi a ricordi e testimonianze vissute in prima persona, Biella ha sottolineato come don Eliseo desiderasse fortemente che l’annuncio potesse arrivare al cuore delle persone. Fu un vero educatore del cuore perché credeva che con i giovani ciò che conta di più è “avviare processi, non conquistare spazi”, perché essi non sono terra di conquista, ma persone con cui mettersi in relazione. Dalla sua passione educativa nacque l’esperienza di Resy ancora oggi quanto mai viva e fruttuosa. Il suo carisma più originale e quanto mai attuale si espresse in modo particolare nel suo “sguardo verso l’umano” su cui seminare la speranza che viene dall’annuncio. In questo fu un vero maestro di ascolto di dialogo e di discernimento.


Al primo posto l'annuncio della Parola

Enrico Corti, ha vissuto accanto a don Eliseo fin dagli anni del Liceo e poi in Azione Cattolica, al centro diocesano, a Resy, nell’Ufficio della Pastorale sociale, durante la preparazione delle settimane sociali, a Punto Incontro e a Cives. Durante il suo intervento Corti ha voluto testimoniare come don Eliseo mettesse al primo posto l’annuncio della Parola, la cura della predicazione, l’aggiornamento continuo per trasmettere la fede nella cultura dell’oggi. In un tempo in cui anche la Chiesa è spesso percorsa dal solo desiderio di giudicare e condannare in modo semplicistico la cultura umana chiudendosi nella propria organizzazione e spazio ben delimitato, l’eredità di Don Eliseo ci insegna anche per l’oggi ad essere insieme fermi nella fede e aperti ai dubbi della cultura. Egli ci ha testimoniato che la carità verso l’uomo d’oggi esige la fatica e la passione per studiare e cercare soluzioni per il bene comune; quindi il lavoro, la professione, la scienza, la politica sono il terreno ove coniugare fede e cultura.


La passione e l'amore per il territorio

Paolo Rizzi, ha condiviso con don Eliseo ed altri amici la nascita e la crescita di “Cives”, ed oggi ne è punto di riferimento. Durante la sua testimonianza Rizzi ha ricordato come don Eliseo, fin dall’inizio della sua vita sacerdotale, avesse manifestato quello che poi sarà una delle linee guida della sua pastorale, l’attenzione ai “segni dei tempi”. Nel 1966 don Eliseo, all’indomani della conclusione del Concilio Vaticano II pubblicò una analisi dei segni dei tempi dedicata a Piacenza ed alla sua Provincia, contenente studi, analisi considerazioni sul tessuto economico e sociale della nostra comunità civile. Lo spingeva la passione e l’amore per il territorio, per l’umano che vi abita. Lo spingeva un obiettivo, come scrisse nella sua introduzione al libro: aiutare i piacentini ad essere più cristiani, ed i cristiani ad essere più piacentini. Dopo alcuni decenni, la nascita di “Cives” rappresenta certamente la continuità e l’attualizzazione di questa vocazione a “congiungere”, a far dialogare la fede con la vita, nella concretezza delle situazioni, nel rispetto degli ambiti e delle prerogative.


Il Vescovo: una grande testimonianza per il nostro Sinodo

Il vescovo mons. Cevolotto, ha concluso la mattinata ringraziando per l’occasione che gli è stata offerta di approfondire la conoscenza della realtà della nostra Comunità e della esperienza sacerdotale di don Eliseo che Egli non ha conosciuto ma di cui, anche attraverso le sue opere, comincia a coglierne la ricchezza. Il Vescovo ne ha sottolineato alcuni aspetti. Quello di un sacerdote di “un altro tempo” (detto in senso positivo), di formazione radicata nella Tradizione, ma che non si è lasciato inchiodare nelle tradizioni, e che ha vissuto in pieno il respiro del Concilio Vaticano II cogliendone tutta la ricchezza della novità. Un sacerdote con una grande passione per l’educazione che ha saputo dare vita, generare, promuovere, fare spazi e lasciare andare, passare il testimone. Un sacerdote con una grande passione per la città, verso cui ha rivolto sempre il suo sguardo libero, il suo impegno di ascolto della realtà. Ed in tal senso Egli ci consegna certamente una grande testimonianza per il nostro Sinodo che ci accingiamo a celebrare.
L’incontro si è chiuso con la benedizione da parte del Vescovo della targa di intitolazione di Punto Incontro a don Eliseo e con un bel canto eseguito da Mariuccia Sutti alla chitarra.


R. B. 

Pubblicato il 24 novembre 2021

Ascolta l'audio

Nella foto, mons. Adriano Cevolotto mentre benedice la targa intitolata a don Eliseo.

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