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Arriva con l’Avvento il nuovo Messale

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La data ufficiale è il 4 aprile 2021, solennità di Pasqua: diventerà obbligatorio nelle parrocchie italiane l’utilizzo del nuovo Messale Romano. Ma i Vescovi dell’Emilia Romagna hanno deciso di anticipare questo passaggio con l’inizio dell’Avvento il 29 novembre. Ne parliamo con mons. Ovidio Vezzoli, vescovo di Fidenza e presidente della Commissione liturgica regionale dell’Emilia Romagna.


   Il Messale Romano di Paolo VI, pubblicato nel 1970 a quattro secoli di distanza da quello redatto secondo le disposizioni del Concilio di Trento, recepisce la riforma liturgica del Concilio Vaticano II alla luce delle indicazioni contenute nella Costituzione Sacrosanctum Concilium (4 dicembre 1963). Tradotto in italiano nel 1973 e rivisto nel 1983 esso si differenzia notevolmente da quello tridentino. Ad es. i testi biblici ora trovano la loro collocazione nel Lezionario domenicale e feriale; ma questa è solo una delle novità. Ci può indicare le altre, che hanno permesso al popolo di Dio di partecipare pienamente ai riti della S. Messa?

La Costituzione liturgica Sacrosanctum concilium (= SC), promulgata il 4 dicembre 1963, è stato il primo documento del Concilio Ecumenico Vaticano II ad essere discusso, approvato e consegnato alle comunità cristiane per un cammino di rinnovamento ecclesiale. In attento ascolto dei segni dei tempi, i Padri conciliari intesero avviare un notevole sforzo pastorale passando attraverso la liturgia della Chiesa, affinché si manifestasse la centralità del mistero pasquale di Cristo. Superando una lettura esclusivamente giuridico-estetica delle celebrazioni liturgiche, intese come cerimonie, i vescovi nell’assise conciliare evidenziarono che la liturgia è immagine della Chiesa in preghiera, presenza efficace di Cristo nella storia dell’umanità mediante la Scrittura e il Sacramento, vocazione rinnovata a camminare nella fede e nella condivisione. Parola, liturgia e vita si proposero, così, come le tre coordinate teologiche fondamentali che guidavano l’azione di rinnovamento pastorale della Chiesa nell’ascolto della Parola, rendendo ragione della speranza che è in lei (cfr. 1Pt 3,15). Potremmo riassumere le linee peculiari della Costituzione liturgica attorno a questi tratti essenziali. Nella liturgia della Chiesa, anzitutto, i credenti celebrano il dono per eccellenza che è il mistero pasquale di Cristo, crocifisso, risorto e veniente. Il dono offerto gratuitamente da Dio per la salvezza di tutti nel Figlio, invoca a sua volta da ogni credente la consegna di sé; ciò si realizza nel cammino di fedeltà alla sua vocazione battesimale e si sostiene mediante la partecipazione assidua alla vita della comunità cristiana, alla celebrazione degli eventi sacramentali e in una esperienza caratterizzata dalla fraternità e dalla condivisione (cfr. At 2,42).
In seconda istanza, la liturgia è ritenuta luogo permanente dell’incontro dei credenti con Gesù il Signore; è il luogo della comunione con la sua Parola, ma anche dell’apertura all’altro. In tal senso la liturgia è l’esperienza del pane spezzato e del calice condiviso, memoriale della pasqua del Signore. La partecipazione al mistero pasquale accoglie la Scrittura ascoltata come parola di Dio viva ed efficace che raggiunge la vita dei credenti oggi configurandola alla vita di Cristo (cfr. Eb 4,12).
Infine, nella liturgia l’incontro con il Signore nell’ascolto della Parola e nella celebrazione sacramentale domanda di diventare realtà nella storia di ogni battezzato che cammina in comunione con la Chiesa. Ciò conduce a non ritenere esaurita la performatività dell’actio liturgica relegandola nell’esclusiva sfera del sacro. Giova ricordare che tra i principi che caratterizzano la natura della liturgia il testo di SC 10 costituisce il riferimento essenziale per definire la relazione tra l’esperienza cultuale e la vita della Chiesa. L’immagine di culmen et fons applicata alla liturgia rappresenta uno snodo decisivo per ricomporre in unità l’azione della Chiesa. È necessario, pertanto, superare atteggiamenti di riserva con i quali spesso si è affrontata la riflessione a proposito della liturgia come culmen et fons applicando queste categorie in modo esclusivo all’eucaristia, invertendo l’ordine dei termini e, conseguentemente, minimizzando la portata teologica di quanto SC 10 aveva espresso. In una prospettiva nella quale si tenta di ribadire il significato della trasmissione della fede come compito essenziale e proprio della comunità dei discepoli del Signore, il ripartire da SC 10 offre la possibilità di recuperare lo spirito profetico che il testo conciliare aveva indicato. Infatti, se è vero che, da un lato, in SC 9 si annota che «la sacra liturgia non esaurisce tutta l’azione della Chiesa» richiamando la necessità della fede, della conversione, della carità e dell’annuncio, dall’altro, è espressamente richiesto ai fedeli che il mistero pasquale di Cristo celebrato si esprima nella quotidianità della vita. In altri termini, il paschale mysterium e l’esistenza del credente sono inseparabili dall’azione liturgica.

   Siamo di fronte ad una nuova traduzione condotta alla luce della III editio typica in latino, pubblicata nel 2002 e rivista nel 2008. La sfida è sempre quella di coniugare fedeltà al testo originale con l’accessibilità da parte del popolo di Dio. Lo sforzo di cambiare alcune formulazioni (es.: nel Padre nostro, nell’inno del Gloria, ecc.) va nella direzione giusta?

 L’opera di revisione e di traduzione in lingua italiana del Messale Romano ed. III è stata migliorativa dell’impianto generale della struttura della celebrazione eucaristica. Non vi è alcun cambiamento sostanziale che concorra a stravolgere le due parti fondamentali che connotano il rito: liturgia della Parola, liturgia eucaristica. L’autentica tradizione della Chiesa è stata rispettata, non rinunciando a quel processo di adattamento e di rinnovamento liturgico richiesto dal Vaticano II al fine di raggiungere quella partecipazione dell’assemblea che il mistero celebrato richiede. In relazione alla configurazione del Messale Romano 2019 in quanto libro da utilizzare, va sottolineato che si tratta di un volume maneggevole, nobile nella sua struttura grafica, ben rilegato e caratterizzato da una buona leggibilità. A proposito delle immagini artistiche presenti nel testo si possono esprimere opinioni le più diverse; è necessario oggettivamente riconoscere che tali immagini non sono invasive e non disturbano né interrompono in alcun modo la proclamazione dei formulari. I testi liturgici rivisti nello stile letterario sono certamente più fedeli all’originale latino e cercano di mantenere una aderenza coerente con il testo più antico, evocando maggiormente il riferimento al dato biblico in modo esplicito. Tutto ciò favorisce senza equivoci l’ascolto e l’utilizzo dei formulari liturgici nel contesto della catechesi e della formazione del popolo cristiano. Ogni testo, poi, per la sua corretta interpretazione necessita della mediazione dei pastori che, come guide sagge della comunità, educano ad entrare nella ricchezza e nella profondità del mistero con umiltà e obbedienza. Permane, comunque, un principio fondamentale: non è sufficiente la revisione o la redazione di un nuovo testo liturgico per un processo di rinnovamento della liturgia della Chiesa; è necessario che la mentalità dei credenti si converta, uscendo dalla strettoia di una banale e stereotipa improvvisazione e, nondimeno, dal devozionismo che tutto appiattisce.

   La bellezza (non formale, ma sostanziale) del Messale Romano ed. III (2019) colpisce subito l’attenzione del lettore; con il contributo prezioso dell’arte e della musica esalterà ancor di più l’immenso tesoro della liturgia, ma soprattutto permetterà ai sacerdoti e più in generale ad ogni comunità di far sì che la celebrazione eucaristica venga vissuta come nutrimento indispensabile al cammino della fede in comunione con la Chiesa.

Il Messale Romano 2019 è un dono e, al contempo, una responsabilità affidata alla comunità cristiana. Da un lato, il testo liturgico è un dono in quanto si inserisce in quel lungo solco della storia documentata dalle testimonianze della lex orandi – lex credendi del cammino della Chiesa del Signore, chiamata alla confessione di fede mediante il rendimento di grazie per la sua opera salvifica attuata nel mistero pasquale di Cristo. Il Messale non è semplice strumento cartaceo funzionale all’esecuzione del rito eucaristico; non è esclusivamente un libro ricettacolo di formulari eucologici di vetusta appartenenza cultuale. Il Messale è testimonianza fedele di una comunità, che prega nella storia tenendo ben fisso lo sguardo sul Cristo, il Veniente, il Signore di tutti, celebrato nel mistero della sua Pasqua di croce e di gloria.
Dall’altro lato, il Messale Romano è una responsabilità in quanto alla comunità cristiana di questo tempo è chiesto di essere riflesso della lex vivendi di cui la liturgia della Chiesa è testimone in un cammino incessante di conversione, che la rende assemblea conversa ad Dominum e non autoreferenziale concentrata su se stessa. Questa responsabilità compete alla comunità dei credenti di ogni generazione rifuggendo dall’improvvisazione, da quella bramosa curiosità che si arena nell’immediatezza della novità e vigilando sulla possibile deriva propria dell’ipocrisia rituale, che lascia intravedere un Dio lontano dalla storia dell’umanità.
Chiamati, in forza del battesimo, a rendere ragione della speranza che è in noi a chiunque ce ne chieda conto (cfr. 1Pt 3,15), lo possiamo senza falsità mediante la celebrazione del mistero di Cristo per l’umanità di ogni tempo e il servire con umile obbedienza la causa dell’Evangelo. Questo chiede, anzitutto, un paziente ricominciare in un cammino di rinnovata conoscenza del mistero di Cristo, che ancora non abbiamo esaurito appieno. In secondo luogo, domanda una sottomissione all’azione dello Spirito perché ci inizi all’arte della preghiera, che si fa intercessione compassionevole per l’umanità tutta, davanti a Dio. Infine, invoca un orientamento all’eterno oltre ogni effimera pretesa di legare il senso della storia ad una nostra parziale visione di essa.
La celebrazione del mistero di Cristo è cammino che riconduce la Chiesa alla sua sorgente, dalla quale sgorga il fondamento della sua speranza e l’anima della sua diakonìa. Nell’Eucaristia impariamo a diventare ogni giorno il Corpo di Cristo che è la sua Chiesa, nella quale da discepoli apprendiamo che nulla possiamo senza il Cristo e nemmeno senza l’altro. La partecipazione all’Eucaristia è magistero di crescita umana e spirituale, che si fa accoglienza e incontro nel nome di Gesù, Signore unico delle nostre vite e speranza per tutti coloro che lo cercano con amore, in un cammino di comunione fraterna nella Chiesa.

mons. ovidio vezzoli

Nella foto,  il vescovo mons. Ovidio Vezzoli

Pubblicato il 10 novembre 2020

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