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Convegno pastorale: le sfide della Chiesa

bulgarelli

La diocesi di Piacenza-Bobbio, riunita nel Convegno pastorale di inizio anno al Seminario vescovile di via Scalabrini il 13 e 14 settembre, ha gettato le basi per un profondamento rinnovamento. L’iniziativa è stata dedicata al tema “Una Chiesa grata, lieta e coraggiosa. Le Comunità pastorali”.
Il vescovo mons. Gianni Ambrosio ha sottolineato l’aggettivo grata, riferito alla Chiesa, forse come il più impegnativo perché presuppone un cuore nuovo e sgorga dalla conversione. “Le prime parole che Cristo ha annunciato nella sua predicazione sono: “Convertitevi e credete al vangelo”; se accogliamo questo invito – ha aggiunto il Vescovo – siamo chiamati ad esprimere la gratuità e ad accogliere queste trasformazioni come una grazia, un’occasione propizia per ripensare la nostra vita e per ridare forma nuova alla nostra fatica”.

A don Paolo Cignatta, vicario per il coordinamento degli Uffici pastorali, il compito di riassumere i passi compiuti fino ad oggi dalla Chiesa piacentina e di tratteggiare il volto delle nascenti Comunità pastorali in vista dell’Assemblea sinodale di fine novembre.
“Non sono mancati momenti di difficoltà – ha detto -, ma oggi siamo qui per comunicare il lavoro svolto e proclamare le nuove Comunità pastorali che saranno istituite ufficialmente a novembre, nella solennità di Cristo Re”. Il vicario generale della diocesi mons. Luigi Chiesa si è invece interrogato sule motivazioni profonde di questo cammino: la Chiesa è di Cristo – ha detto -, non è nostra. La comunione che costruiamo è dono di Dio.

Mons. Valentino Bulgarelli, presbitero della Chiesa di Bologna, preside della Facoltà teologica dell’Emilia Romagna e responsabile del Servizio nazionale per la teologia e gli ISSR della CEI, ha proposto delle suggestive riflessioni che hanno invitato i presenti ad interrogarsi sull’essenziale dell’annuncio, come afferma Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium: “Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti”.
Parole che sollecitano a “prendersi cura”, espressione cara a Francesco che riassume la comune vocazione di tutti i cristiani. Don Bulgarelli ha concluso con le parole del vescovo Tonino Bello che ricordava di “salire al piano superiore”, cioè contemplare la vita dalle postazioni prospettiche del Regno di Dio e lasciarsi scuotere dal vento rinnovatore dello Spirito.

Riccardo Tonna

Il confronto al Convegno pastorale diocesano

C’è assoluta necessità di una fede con occhi aperti. Si può riassumere in questo concetto quanto emerso dall'intervento di don Valentino Bulgarelli. Innanzitutto, ha sottolineato don Bulgarelli, è fondamentale la testimonianza, che non solo rende ragione della fede a qualcun altro, ma proprio nel momento in cui viene esercitata rafforza anche la fede nello stesso testimone. La fede, ha messo in chiaro il presbitero della Chiesa di Bologna, non può essere intimistica ma va “detta, professata, testimoniata, vissuta, proclamata” ed è quindi fondamentale come viene raccontata. Le Scritture sono grandi e affascinanti narrazioni, altrettanto affascinanti devono essere le modalità formative utilizzate per raccontare la fede. Anche la formazione deve essere meno cognitiva e più affettiva, bisogna riscoprire i legami forti, caldi.
Ancora, è importante concretizzare l’invito di papa Francesco a vivere una chiesa in uscita. “E non si tratta qui di un semplice slogan - ci tiene a sottolineare don Bulgarelli - ma è un vero e proprio tema teologico: ricordiamo sempre che il primo a uscire verso l’altro è stato proprio il Dio in cui crediamo”. A tal proposito basta ricordare il padre che accoglie a braccia aperte, andandogli incontro, il figlio che si era perso nella parabola del Figliol prodigo.
La Chiesa ha poi il compito di andare dove c’è la vita: don Bulgarelli porta qui l’esempio della città universitaria di Bologna: più di 60mila giovani nel centro della città, un’opportunità grande per la Chiesa cittadina, ma che non sembra venire colta in toto: “I ragazzi pagano tanti soldi per l’affitto di appartamenti e stanze - è uno tra gli esempi portati dal presbitero di Bologna - e le chiese in centro hanno le canoniche vuote”.
“Il bello della comunità cristiana - prosegue don Bulgarelli - è che ha sempre saputo partecipare ai passaggi di vita importanti dei fedeli: nascite, morti, matrimoni, sacramenti. Ma oggi ci sono tanti altri nuovi e importanti passaggi di vita in cui la comunità dovrebbe stare: ci sono, per esempio, i giovani che devono scegliere l’università o il lavoro, genitori soli davanti a figli difficili da comprendere, genitori soli che devono gestire la propria famiglia e contemporaneamente i propri genitori anziani e malati”. Ci sono situazioni, quindi, che non vengono messe in risalto dai media, ma che si presentano come urgenze e su cui la Chiesa deve agire.
La Chiesa ha tante sfide davanti e deve capire quali accogliere. È molto importante focalizzarsi sui fini e non sui mezzi: prima bisogna stabilire quale obiettivo si vuole perseguire e poi capire come raggiungerlo, con quali strumenti, e soprattutto, sottolinea ancora don Bulgarelli, non bisogna pensare di sapere tutto, ma bisogna accettare che qualcuno sappia affrontare un determinato problema meglio di qualcun altro: “Io, per esempio, - dice don Bulgarelli - non so niente di famiglia e dinamiche famigliari, posso al massimo guidare un discernimento, ma non posso fare di più”.
Ed ecco che entra in gioco allora il concetto di corresponsabilità, dividersi i compiti per arrivare insieme allo stesso fine concordato. La corresponsabilità è fondamentale soprattutto tra laici e sacerdoti: oggi i sacerdoti sono pochi e oberati da mansioni che escono completamente dalla loro missione, si è arrivati al paradosso per cui il prete non riesce più, per esempio, a confessare perché deve stare dietro a questioni burocratiche o di segreteria. Qui allora è il caso di delegare, qui i laici della comunità possono dare un ulteriore aiuto: “Ricordiamoci - sottolinea ancora don Bulgarelli - che il prete è il custode della coscienza delle persone, ha il compito sacramentale di lavorare sulla parte più preziosa dell’individuo”. Dal canto loro, i preti devono invece imparare a fare maggiormente rete tra di loro, aiutarsi e amarsi di più per poter garantire il meglio alle loro comunità.
Una prospettiva ricca di sfide, quindi, quella delle future comunità pastorali, ma con impegno e collaborazione tra i diversi organi, tra laici e sacerdoti, tra partecipanti alle stesse comunità, tutte le sfide possono essere vinte, basta essere tutti più vicini, costruire una rete più solida.

Maria Chiara Lunati

Pubblicato il 18 settembre 2019

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