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«Mamma dei bambini del mondo»

Sara Doris, presidente di Fondazione Mediolanum, il 22 settembre a Palazzo Gotico

sara doris

Sara Doris, una donna a tutto tondo. La laurea in scienze politiche presso la Statale di Milano, un incarico di prestigio nell'altrettanto prestigiosa banca di famiglia, il Gruppo Mediolanum, un marito, Oscar di Montigny, di cui - ci tiene a dirlo - è ancora innamorata e cinque splendidi figli. Sara è tutto questo e molto di più: sposa, donna, madre modello, ma non solo... anche donna d’affari dal cuore profondamente missionario e non è una contraddizione in termini, come dimostra la sua straordinaria attività a favore dell'infanzia nel mondo.
Dal 2007 Sara Doris è presidente esecutivo del consiglio di amministrazione della Fondazione Mediolanum che, nata nel 2002, dal 2005 si impegna in iniziative a favore dell'infanzia, in Italia e nei paesi del Terzo Mondo.
Nonostante i notevoli successi umani e professionali, Sara mantiene la semplicità di quando era bambina: fino ai 12 anni ha vissuto a Tombolo, in provincia di Padova, dove poi con la famiglia è sempre tornata.
Sara Doris si racconterà alla Grande Festa della Famiglia domenica 22 settembre alle ore 10 a Palazzo Gotico, intervistata dalla giornalista di Tv2000 Monica Mondo.

— Dei fine settimana passati a Tombolo nella casa della nonna cosa ricorda di più?
Ho tantissimi bei ricordi di giochi fatti in giardino con i cugini e bei momenti di vita di famiglia, tutti insieme. Ricordo con particolare affetto il momento di andare a dormire. Le camere in casa della nonna non erano riscaldate, per cui quando andavano a dormire insieme ai miei cugini e a mio fratello, la nonna ci scaldava il pigiama sulla cosiddetta cucina economica, ce lo infilavamo caldo e si andava in volata su, per infilarsi sotto alle coperte, dove la nonna aveva messo una specie di scaldaletto, in modo che potessimo dormire caldi, perché fuori faceva veramente freddo. Poi il sabato e la domenica andavamo sempre a mangiare lì dalla nonna tutti insieme, per cui ho dei ricordi stupendi a cui sono molto legata: ricordi di un'infanzia semplice, fatta di giochi all'aperto e in compagnia.

— L'arrivo a sorpresa della prima figlia, quando ancora eravate fidanzati, ha necessariamente cambiato i suoi progetti di vita. Lei ringrazia Dio per avere scelto per lei. Cosa intende?

La mia prima gravidanza è stata per me un nuovo inizio, uno spartiacque, tra la mia vita prima e quella dopo, perché in quel momento sono diventata responsabile per la vita di qualcun altro. Alla fine io e Oscar abbiamo avuto quattro figlie e un maschio. L'arrivo della prima figlia per me è stato molto importante e meno male che è arrivata! Infatti dico sempre che il buon Dio ha scelto per me. In quel momento ero più proiettata sulla carriera, sull'andare a lavorare all'estero, ma chissà poi come sarebbero andate le cose se io fossi andata a lavorare all'estero... e così alla fin fine, Qualcun altro ha deciso per me e menomale!

— Qual è il pilastro su cui si regge una famiglia, nella sua opinione?
Ci vuole sicuramente tanta pazienza, poi bisogna venirsi incontro, perché non può sacrificarsi solo uno dei due. È importante venirsi incontro, ma è importante farlo partendo sempre da se stessi. Questo perché tu non puoi chiedere all'altro di cambiare. L'unica cosa che tu puoi fare è influire su te stessa. Ciò significa che se ti accorgi che per raggiungere un obiettivo devi cambiare qualcosa di te, puoi farlo, ma non puoi pretendere che lo faccia l'altro. Ognuno è diverso, ha una storia diversa alle spalle, dei tempi diversi che tu non puoi conoscere.
Quindi, direi che la pazienza e il saper attendere l'altro e i suoi tempi è molto importante. Così come trovo molto importante, far sentire l'altra persona amata e stimata. È fondamentale far sentire all'altro che lo apprezzi.

— Nella coppia si uniscono caratteri, storie, abitudini diverse...
L'altra cosa importante è valorizzare la diversità dell'altro. Molto spesso si tende a cercare nell'altro quello che noi non abbiamo. Inizialmente si cerca qualcuno diverso da noi, che ci compensi in qualche modo in quello che a noi manca, ma poi col passare del tempo, quelle diversità possono portare a scontrarsi. Proprio in quei momenti bisogna sempre ricordare che sono state proprio quelle le cose che ti hanno fatto innamorare, che ti hanno conquistata. Bisogna perciò ascoltare la propria voce interiore e dominare i propri pensieri. Questo perché sono proprio i pensieri a costruire la nostra giornata e la nostra vita, i pensieri hanno un peso. Bisogna stare attenti ai pensieri che si fanno. L'altro non deve e non può essere uguale a te. Altrimenti dove sarebbe la ricchezza? Ognuno deve portare alla coppia qualcosa di diverso, per crescere insieme.

— Ad un certo punto della sua vita lei dice di aver sentito un vuoto. Aveva tutto, ma mancava qualcosa: cos'era quel qualcosa?
Sono cresciuta in una famiglia cattolica praticante, dove si andava sempre alla Messa. Ma col tempo, presa da mille altre cose, la mia fede si è intiepidita. Poi intorno ai quarant'anni, in occasione del catechismo delle mie figlie, le catechiste mi hanno fatto conoscere don Andrea Swiecinski, del movimento Gloriosa Trinità che è a Milano. Don Andrea parlò della famiglia e ricordo che in quella catechesi mi sono scese le lacrime. Poi lui tra l'altro disse che il lunedì successivo si sarebbero trovati per pregare e io sono andata subito. Ho capito che quello che mi mancava in quel momento era la parte della preghiera. È vero che non basta solo pregare, ma non basta nemmeno solo aiutare gli altri. Queste due cose vanno riequilibrate. Il momento della preghiera per me è un momento di nutrimento, di raccoglimento in cui ci si mette in contatto con una dimensione diversa da quella materiale, una dimensione che io chiamo Padre. E dove ti senti di far parte di un disegno più grande, dove tu hai un ruolo e dai un senso alla tua vita. La preghiera libera dalle zavorre della vita, dai pesi che ci portiamo dentro.
Io credo che sia molto più razionale sostenere che esiste qualcosa di diverso da ciò che vedi, che il contrario! Sono così tante le cose che mano a mano scopriamo che esistono e non conoscevamo, che dire che esiste solo ciò che si può vedere e spiegare, mi sembra proprio poco razionale. E meno male che Dio non si può dimostrare scientificamente...

— "Non puoi star bene se c'è qualcuno che sta male": queste parole di un sacerdote fanno breccia dentro di lei e nasce il desiderio di donare un futuro a chi non ce l'ha. Com'è cambiata la sua vita da quando la sua maternità si è allargata fino ad abbracciare bambini di ogni razza e colore?
Da una parte quasi non te ne rendi conto, perché è una cosa che ormai mi viene quasi naturale. Un po' com'è naturale e ovvio per me occuparmi dei miei figli, mi è diventato naturale occuparmi anche dei figli che la vita mi mette davanti. Quando vado nelle missioni, ogni volta nascono delle relazioni così profonde, che poi, anche se non ti rivedi per la distanza, continui a coltivare l'amicizia con quel bambino e continui a portarlo sempre nel cuore con te.

— Un volto in particolare tra i tanti che incontra e ha incontrato nei suoi viaggi con Fondazione Mediolanum?
Quello che più mi appaga in quello che faccio, non è tanto la raccolta fondi, ma le relazioni che alla fine riesco ad intessere con questi ragazzi, questa empatia che mi fa sentire subito l'altra anima. Ricordo con particolare commozione Alex, cresciuto in un orfanatrofio in Nicaragua della Fondazione Rava. Durante la settimana andava a scuola, ma poi il sabato pomeriggio imparava a fare le pizze. Quel giorno eravamo lì in diversi di noi e abbiamo fatto le pizze insieme. Diciassette anni, un ragazzone alto, timido e silenzioso, quella sera, finito di fare le pizze, è venuto e mi ha preso per mano. Poi mi ha appoggiato la testa sulla spalla, come fossi stata davvero la sua mamma. Il mio cuore si è sciolto. Lì ho vissuto veramente cosa significhi essere tutti fratelli, tutti parte di una stessa famiglia.

Gaia Corrao

Pubblicato il 17 settembre 2019.

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