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La “mia” Leonella

Il pittore torinese Girardi spiega la genesi del dipinto della beata

dipinto

“Suor Leonella è ormai una presenza di famiglia, abbiamo perfino lo stesso diminutivo per soprannome!”, sorride il pittore Leonardo Girardi, docente di Anatomia artistica e titolare dei corsi di Disegno e tecniche per la pittura all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.
Aveva già ritratto nel 2015 la beata suor Irene Stefani, una delle pioniere delle Missionarie della Consolata in Kenya. È suo pure il dipinto di suor Leonella Sgorbati svelato sabato 26 maggio in Cattedrale al momento della beatificazione della religiosa originaria di Rezzanello, morta martire in Somalia nel 2006, la cui memoria liturgica verrà celebrata il giorno dell’assassinio, il 17 settembre.
Talento artistico, intuizione, abilità tecnica ma anche preghiera - condivisa con la moglie Fabrizia, prima di mettersi alla tavolozza - hanno accompagnato la genesi del dipinto su suor Leonella. “L’ho ritratta sorridente, accogliente, in atteggiamento di perdono - come indica il cartiglio con le sue ultime parole prima di morire - attorniata da figure simboliche sul luogo del martirio con richiamo di sfondo all’ingresso dell’ospedale pediatrico presso cui svolgeva la sua opera”, illustra Girardi. La martire è attorniata dalle mamme, dai bambini, dai suoi studenti. “Le tonalità ‘polverose’, volutamente attenuate - esemplifica Girardi - rimandano ad una ambientazione immaginata, allusiva di una umanità confusa e dimenticata”. Quel caos umano e sociale della Somalia nel quale suor Leonella non ha avuto remore ad immergersi, per portare il suo contributo a costruire relazioni autentiche, che valorizzino la persona, per renderla protagonista di una rinascita in cui il nome di Dio non è usato per schiacciare la dignità dell’uomo e della donna, ma per farla esprimere in pienezza.

Pubblicato il 31 maggio 2018

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