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Dal canto come missione alla preghiera


Suor Gabriella festeggia 60 anni di vita consacrata. Una vita in giro per l’Italia e l’arrivo a Piacenza sei anni fa per poter finalmente sostare davanti al Santissimo

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Sessant’anni all’interno della congregazione delle Figlie della Chiesa e non dimostrarli, così come gli ottant’anni di vita: è suor Maria Gabriella Da Soghe, vicentina classe 1940, che il prossimo 25 marzo celebrerà in Santa Maria di Campagna, insieme ad altre numerose religiose, l’importante anniversario di vita consacrata.
La voce tonante, il carisma e il carattere esuberante sono alcuni tratti che appaiono subito evidenti a chi la incontra per la prima volta, per poi apprezzare anche il forte senso dell’umorismo che sempre accompagna il racconto dei fatti più importanti della sua vita.
Una vita piena di avvenimenti, di luoghi e di attività, che le hanno permesso di girare in lungo e in largo l’Italia, da Venezia a Siracusa, da San Remo a Salerno, dalla Calabria a Milano, e sempre con compiti differenti a seconda delle comunità, dalla preghiera alla preparazione dei ragazzi ai sacramenti e delle coppie al matrimonio e al battesimo dei figli, dall’animazione della liturgia ai compiti ordinari della vita parrocchiale; ma un incarico è sempre rimasto fisso, un perno nel suo spostarsi da una comunità all’altra: il canto.
“Fin dall’inizio l’istituto mi ha fatto studiare musica per via della mia voce e anche adesso faccio con quello che mi è rimasto”, sorride sapendo che la voce è ancora forte, in San Donnino e in San Francesco il suo apporto nel coro è ancora fondamentale.

Figlia della Chiesa
A 12 anni suor Gabriella entra nel “piccolo seminario” a Vicenza, istituto che appartiene alle Figlie della Chiesa, la congregazione fondata da Madre Maria Oliva Bonaldo, la cui presenza in Veneto è molto forte.
A 21 anni prende i voti perpetui e inizia il suo cammino di insegnante di musica nei vari cori e comunità in cui è inviata, insegnante di religione nelle scuole medie, catechista.
Tanti i servizi e tanti i luoghi in cui ha soggiornato: “Ti alzi alla mattina/e non sai cosa combina/Da San Remo alla Sicilia/Tutta una meraviglia”, così recita una strofa di una poesia che la consorella suor Marisa le ha dedicato in occasione del sessantesimo anniversario.

“È proprio così, ho girato l’Italia, sono stata otto anni a Salerno, poi in Calabria, San Remo, Mestre, Rovigo, Venezia, Milano. Quando sono andata in pensione come insegnante, la madre generale mi ha chiesto di andare a Siracusa dove sono stata quattro anni. Tutte esperienze che mi hanno arricchito”.
Quando si pensa che le religiose vivono lontane dal mondo, forse bisognerebbe incontrarle e conoscerle più da vicino.
A Siracusa in particolare suor Gabriella entra in contatto con una fede ancora popolare ma riesce a cambiare anche qualche abitudine radicata: “Nella comunità eravamo quattro suore, due anziane, una giovane ed io che mi occupavo della animazione liturgica. Vedendo sempre presenti tre uomini alla celebrazione eucaristica, ho chiesto che anche loro potessero leggere le letture e così è stato, ho cambiato un po’ la mentalità...”, afferma con il suo non spento accento veneto.

L’arrivo a Piacenza
Nella nostra città suor Gabriella arriva sei anni fa e questa volta non è su decisione della madre generale, ma spinta da una sua particolare richiesta: “Ho detto alla generale: dopo la vita che mi hai fatto fare, è ora che anch’io ti chieda una cosa, che mi mandi in una comunità dove c’è l’Adorazione, così che prima di morire abbia il tempo di pregare”.
San Donnino, infatti, dove vivono le quattro Figlie della Chiesa, è Centro Eucaristico della diocesi di Piacenza-Bobbio, ed è una delle poche comunità della congregazione in cui l’Adorazione eucaristica, uno dei carismi principali richiesto dalla fondatrice madre Maria Oliva Bonaldo, è al centro delle attività: “Siamo la prima chiesa di Piacenza che apre ogni giorno alle 7.10 e fuori c’è già qualcuno che aspetta. C’è un passaggio molto forte di gente che entra, di richiesta di preghiere, di persone che ti siedono vicine e parlano dei propri problemi e noi cerchiamo di non far mancare una parola di speranza. La nostra comunità è proprio un ‘centro di speranza’”.

Anna Valentini

Pubblicato il 19 marzo 2019

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