I giovani raccontano la Chiesa che vive e spera

Sul sagrato della basilica di San Francesco, l’11 aprile, in piazza Cavalli a Piacenza, tra passi frettolosi e sguardi curiosi, ha preso forma qualcosa che assomigliava ad un racconto corale. Non uno spettacolo, né una conferenza, ma un incontro: semplice, diretto, umano: “Vieni a vedere perché”, come la canzone di Cesare Cremonini da cui ha preso il titolo, e i protagonisti sono stati i giovani. Organizzato dalla Consulta delle Aggregazioni Laicali della diocesi di Piacenza-Bobbio, l’evento ha trasformato il sagrato in uno spazio di ascolto. Dalle 15.30 alle 17, le voci si sono alternate, guidate dalle domande della giornalista Barbara Sartori, in un dialogo che ha evitato ogni formalità per lasciare spazio all’esperienza. Le risposte, infatti non sono state teoriche, ma racconti di storie.
Le testimonianze
I giovani hanno espresso la loro appartenenza a varie esperienze ecclesiali. Tra le varie testimonianze quella dell’Azione Cattolica come momento di crescita allargata, di Comunione e Liberazione come scuola di comunità, dei Focolarini come forza di unità, della Comunità Giovanni XXIII come valore di accoglienza, del Rinnovamento nello Spirito Santo come energia viva. Percorsi diversi, linguaggi differenti, ma una radice comune: il desiderio di vivere la Chiesa non come un’idea, ma come un’esperienza concreta.
I giovani si raccontano
L’incontro nasce da lontano, dalle riflessioni condivise nel giugno scorso con il vescovo mons. Adriano Cevolotto. Da lì era emersa una direzione chiara: mettersi in ascolto del mondo giovanile. Non parlare dei giovani, ma con i giovani. E soprattutto, lasciare che fossero loro a raccontarsi. Seduti, in piedi, appoggiati ai gradini della basilica, i ragazzi hanno dato volto e voce a una Chiesa che spesso resta invisibile. Una Chiesa fatta di relazioni, di dubbi, di ricerca. Una Chiesa che non nasconde le fragilità, ma prova a trasformarle in cammino.
Un volto giovane della Chiesa
Nelle conclusioni, Barbara Sartori del Nuovo Giornale, ha raccolto i fili di questo intreccio di testimonianze con parole semplici ma incisive: la fraternità come orizzonte, il rischio della solitudine come sfida da vincere. Ha sottolineato come, pur partendo da esperienze diverse, tutti convergano verso lo stesso punto. Infine ha restituito ai giovani un’immagine potente: quella di un “volto giovane, un volto molto realista, ma anche pieno di speranza e coraggioso”.

Una bella pagina di Vangelo
Subito dopo, l’intervento di don Giuseppe Basini, vicario generale della diocesi, ha dato profondità a quanto emerso. Le storie ascoltate - ha detto - sono “una bella pagina di Vangelo”. Non perché perfette, ma perché autentiche. Perché, nella loro diversità, custodiscono lo stesso centro: l’amore per il Vangelo di Gesù e per la vita concreta dei giovani. E non è un caso che tutto sia accaduto proprio lì, davanti alla basilica di San Francesco. Un luogo simbolico, che richiama la figura del santo capace di raccontare con limpidezza la bellezza del Vangelo. In quel contesto, le parole dei ragazzi hanno assunto una forza particolare, quasi amplificata dallo spazio e dalla storia. I giovani, ha aggiunto Basini, non sono spettatori: sono protagonisti, insieme agli adulti, nella costruzione di una città “dal volto umano”.
Il dono della pace
L’incontro si è intrecciato anche con un richiamo più ampio. Proprio l’11 aprile, Papa Francesco aveva invitato a unirsi all’invocazione per il dono della pace. Un appello che ha trovato eco nelle parole e nei silenzi del pomeriggio, e che continuerà nella preghiera prevista il giorno successivo durante la processione della Madonna del Popolo, ancora una volta davanti alla basilica, in comunione con il vescovo mons. Adriano Cevolotto.
Il senso di “Vieni a vedere perché” è stato proprio quello di non offrire risposte definitive, ma aprire uno spazio in cui le domande hanno potuto diventare incontro. Dove la fede si è raccontata e dove, per un pomeriggio, la piazza è diventata comunità.
Riccardo Tonna
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