Zita di Borbone-Parma: una vita tra amore, fede e sacrificio
Una storia d’amore che attraversa le vicende drammatiche del Novecento, una fede capace di sostenere anche nelle prove più dure, una donna che seppe affrontare l’esilio senza rinunciare alla propria dignità e alla vicinanza con il marito. È il ritratto di Zita di Borbone-Parma quello tracciato dal professor Mauro Faverzani, autore del volume Zita di Borbone-Parma, edito da Velar, presentato sabato 7 novembre nella sala della parrocchia di Santa Teresa.
L’incontro, promosso dalla delegazione piacentina della Gebetsliga, è stato coordinato da Maurizio Dossena, responsabile locale dell’associazione. A intervallare la conferenza, le letture dedicate alla figura dell’imperatrice interpretate da Francesca Pia Dossena, che hanno restituito voce e profondità a una vicenda personale e storica di grande intensità.
Faverzani, referente nazionale della Gebetsliga, ha accompagnato i presenti lungo il percorso umano e spirituale di Zita, intrecciandolo con quello del marito, Carlo d’Asburgo-Lorena, ultimo imperatore d’Austria-Ungheria, beatificato da Giovanni Paolo II nel 2004.
La Gebetsliga, ufficialmente Kaiser Karl Gebetsliga für Völkerfrieden, è l’Unione di Preghiera Beato Carlo per la Pace e la Fratellanza tra i Popoli. Un’associazione pubblica di fedeli, laici e chierici, nata per diffondere la conoscenza e la devozione al beato Carlo e sostenere la sua causa di canonizzazione.
Un incontro nato dalla fede
La storia di Carlo e Zita comincia nei primi anni del Novecento, quando i due giovani si incontrano in ambienti familiari e aristocratici. Ma, come ha sottolineato Faverzani, il loro legame non fu soltanto il risultato di una scelta dinastica. A unirli era soprattutto una profonda sintonia spirituale.
Nel 1911, quando Carlo chiese formalmente la mano di Zita, le rivolse parole che avrebbero segnato tutta la loro vita: “Noi ora dobbiamo aiutarci vicendevolmente a raggiungere il Paradiso”. Una frase che racchiudeva già il senso del matrimonio, vissuto non semplicemente come un’unione affettiva, ma come un cammino condiviso di fede e responsabilità e il matrimonio fu celebrato il 21 ottobre 1911.
La copertina del libro Zita di Borbone-Parma.
Zita, imperatrice in un’Europa sconvolta
Con la morte dell’imperatore Francesco Giuseppe, nel novembre 1916, Carlo salì al trono e aveva 29 anni. Il 30 dicembre dello stesso anno venne incoronato re d’Ungheria insieme a Zita che aveva appena 24 anni. Erano tempi difficili. La Prima guerra mondiale devastava l’Europa e l’imperatrice non rimase spettatrice degli eventi: si dedicò alle attività caritative, visitando gli ospedali militari e promuovendo iniziative di beneficenza. Accanto al marito, cercò inoltre di favorire la pace, anche attraverso i contatti con i fratelli Sisto e Saverio di Borbone-Parma.
La fine della guerra segnò il crollo della monarchia e l’inizio di una stagione dolorosa. Carlo e Zita furono costretti a lasciare il loro Paese e a vivere lontano dalla patria. L’esilio, la perdita dei beni e le difficoltà economiche non cancellarono però il loro senso di responsabilità verso le popolazioni che avevano governato.
Faverzani ha ricordato in particolare la scelta di Carlo di continuare ad aiutare gli ex sudditi, anche rinunciando ai propri beni. Una fedeltà al dovere che non venne meno neppure quando ogni prospettiva di ritorno al trono sembrava ormai tramontata.
Il dolore dell’esilio e la forza di una madre
Il momento più drammatico arrivò nel 1922, quando Carlo morì a Madera, colpito da una grave malattia. Zita aveva 29 anni, otto figli da accudire e l’ultima bambina in arrivo.
Da quel momento iniziò una vedovanza durata 67 anni. L’imperatrice non si risposò e continuò a portare il lutto per il marito, custodendone la memoria e sostenendo la famiglia in condizioni spesso difficili.
La sua vita fu segnata da continui trasferimenti: dalla Spagna al Belgio, dagli Stati Uniti al Canada, sempre accompagnata dalla preoccupazione per i figli e dalla volontà di mantenere viva la memoria della monarchia. Ma il suo impegno non si limitò alla famiglia.
Durante la Seconda guerra mondiale, Zita si prodigò per aiutare il popolo austriaco, organizzando iniziative di solidarietà e cercando sostegno per chi soffriva la miseria e le conseguenze del conflitto. Anche lontana dalla patria, continuò a sentirsi responsabile verso la sua gente.
Una donna capace di agire spesso nell’ombra, senza cercare riconoscimenti.
Zita, una testimonianza ancora attuale
Negli ultimi decenni della sua vita, Zita poté finalmente tornare in Austria, dove venne accolta da una folla numerosa. Si spense il 14 marzo 1989, a 96 anni, dopo una vita attraversata da guerre, rivoluzioni, esilio e lutti.
Il racconto di Mauro Faverzani ha restituito il profilo di una donna che, pur vivendo accanto a un imperatore, seppe essere soprattutto moglie, madre e cristiana. La sua vicenda si intreccia con quella del beato Carlo, ma conserva una propria forza: quella di una fedeltà quotidiana, capace di resistere alle circostanze più avverse.
Al termine della conferenza, l’attenzione si è rivolta anche alla causa di beatificazione di Zita, avviata nella diocesi francese di Le Mans. Un percorso che intende far conoscere la sua spiritualità e la sua testimonianza, con particolare riferimento alla vita matrimoniale e familiare.
La storia di Zita, come ha lasciato emergere l’incontro, non appartiene soltanto alla memoria di una dinastia. È la vicenda di una donna che ha attraversato il secolo senza perdere la fiducia, sostenuta da una fede che ha orientato le sue scelte e dato senso anche alle rinunce. Un esempio che continua a parlare, soprattutto a chi cerca nella vita familiare una strada di amore, responsabilità e fedeltà.
