Donne e uomini nella Chiesa, ripensare ruoli e potere
di Riccardo Tonna  
04 Novembre 2026

Donne e uomini nella Chiesa, ripensare ruoli e potere

Come cambiare la Chiesa perché donne e uomini possano partecipare pienamente alla sua vita, alle responsabilità e alle decisioni? È la domanda che ha attraversato l’incontro di martedì 3 novembre nell’Aula Magna del Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza, dove i teologi don Luca Castiglioni e Donata Horak si sono confrontati sul ruolo delle donne e degli uomini nella Chiesa contemporanea.

Al centro del dialogo i loro libri “Smaschilizzare la Chiesa” e “Il Potere e la vita”, pubblicati dalle Edizioni Paoline e nati anche dall’esperienza comune di partecipazione agli incontri del Consiglio dei nove Cardinali con Papa Francesco. Una riflessione che ha intrecciato teologia, esperienza ecclesiale e interrogativi concreti sulle riforme ancora attese, sulle resistenze e sulle strutture che continuano a condizionare la vita della comunità cristiana.

A introdurre la serata è stata Elena Camminati, inserendo l’appuntamento nel percorso culturale della Camoteca, lo spazio dedicato alla memoria di don Paolo Camminati, che conserva i suoi libri e promuove occasioni di lettura e riflessione per adulti e bambini. Le iniziative sono sostenute dall’Azione Cattolica, realtà che don Paolo aveva accompagnato per quindici anni.

Papa Francesco e il valore del confronto

Donata Horak ha ripercorso l’esperienza del Consiglio dei nove Cardinali, il cosiddetto C9, voluto da Papa Francesco all’inizio del suo pontificato. Non un organismo previsto dal Codice di diritto canonico, ma un’iniziativa attraverso cui il Pontefice ha voluto condividere il peso del governo della Chiesa con cardinali provenienti da diverse parti del mondo.

Il significato dell’esperienza, ha sottolineato la teologa, va oltre la consulenza istituzionale: il Papa ha riconosciuto che il ministero pontificio non può essere esercitato nella solitudine e che nessun leader possiede da solo tutte le competenze e le capacità necessarie.

Horak ha ricordato in particolare l’incontro del 17 giugno 2024, vissuto come un’esperienza personale intensa. La discussione si è svolta in un clima di franchezza e ascolto, nel quale sono emerse differenze culturali, teologiche e di sensibilità. Non una semplice presenza formale davanti al Papa, ma un confronto autentico, nel quale anche il dissenso trovava spazio.

Un’esperienza significativa perché ha mostrato la ricchezza e la complessità della Chiesa universale: realtà diverse che possono incontrarsi, ascoltarsi e mettersi in discussione.

La leadership non può essere esercitata da soli

Don Luca Castiglioni ha ripreso il tema della leadership, osservando come Papa Francesco abbia mostrato una particolare consapevolezza dei propri limiti. Il leader, ha spiegato, non è una figura perfetta, capace di possedere tutte le qualità necessarie per guidare una comunità. Per questo ha bisogno di persone diverse, capaci di completare le sue lacune e offrire prospettive differenti.

La stessa intuizione, secondo Castiglioni, ha accompagnato il modo in cui Francesco ha affrontato la questione femminile nella Chiesa. Il Papa ha avuto il merito di “gettare un sasso nello stagno”, aprendo discussioni su temi che per lungo tempo sono rimasti difficili da affrontare.

Il potere ecclesiale e la riserva maschile

Horak, riprendendo la parola, ha sottolineato la struttura del potere nella Chiesa. Una struttura che, nella sua lettura, concentra funzioni di governo, amministrazione e giustizia senza una reale divisione dei poteri.

La presenza delle donne nella Curia romana, ancora molto limitata, mostra quanto sia difficile modificare un sistema storicamente costruito dagli uomini e per gli uomini. La teologa ha richiamato anche alcuni stereotipi che emergono nel linguaggio ecclesiale: apprezzamenti apparentemente positivi sulle capacità delle segretarie o la convinzione che le donne possano già esercitare alcuni compiti, ma non altri, come la predicazione durante la liturgia.

Il problema, ha evidenziato, non è soltanto aprire qualche spazio in più, ma ripensare le regole e le modalità con cui vengono distribuite le responsabilità. Il rischio è che l’ascolto delle diverse componenti ecclesiali rimanga un esercizio formale, senza incidere realmente sulle decisioni.

Horak ha ricordato che la corresponsabilità possiede radici profonde nella tradizione della Chiesa. Perché diventi concreta, tuttavia, occorre superare il clericalismo e quella che la teologa ha definito la “riserva maschile”, un’esclusività che comunica l’idea del potere come qualcosa di sacrale, separato e destinato a pochi.

Il sacerdozio battesimale e le questioni ancora aperte

Castiglioni ha poi affrontato il tema dell’ordinazione femminile partendo dal sacerdozio battesimale. La riflessione si è concentrata sulle motivazioni teologiche che hanno sostenuto nel tempo la riserva maschile al sacerdozio ministeriale. Castiglioni ha messo in discussione soprattutto l’argomento della somiglianza naturale tra il sacerdote e Cristo, evidenziando le difficoltà di una rappresentazione che rischia di attribuire al maschile un ruolo attivo e al femminile una posizione prevalentemente ricettiva.

Per il teologo, l’incarnazione riguarda l’umanità nella sua interezza, non soltanto il genere maschile. La funzione del sacerdote, ha spiegato, non dovrebbe essere interpretata come un privilegio gerarchico, ma come un servizio che ricorda alla comunità di essere convocata da Cristo.

Una riflessione che non ha nascosto le disuguaglianze ancora presenti e la complessità della questione, ma che ha invitato a interrogarsi sulle ragioni profonde delle esclusioni.

Ministeri battesimali, formazione e nuove responsabilità

Horak ha ripreso il cammino avviato da Papa Francesco con la riforma del 2021, che ha aperto stabilmente alle donne i ministeri istituiti di lettore e accolito, insieme al ministero del catechista. Una scelta importante, perché riconosce la possibilità di un servizio pubblico e ufficiale nella Chiesa a partire dal battesimo, senza una riserva legata al sesso.

Resta però molto da fare. La formazione dei ministeri, ha osservato, continua spesso a utilizzare testi e modelli prevalentemente maschili, mentre la teologia femminista e il contributo delle donne agli studi biblici faticano a trovare un riconoscimento adeguato.

Anche i seminari sono stati oggetto di una riflessione critica: strutture e percorsi formativi che rischiano di rimanere distanti dalla vita concreta del popolo di Dio. Castiglioni ha riconosciuto la lentezza dei cambiamenti, ma ha richiamato alcune esperienze che aprono prospettive nuove: insegnanti donne, famiglie coinvolte nella formazione dei seminaristi, esperienze pastorali nelle parrocchie e occasioni di confronto con realtà diverse.

Sono segnali ancora limitati, ma indicano che qualcosa si muove.

Cambiare gli spazi, non soltanto aprire le porte

La serata ha lasciato sul tavolo una questione che riguarda tutta la comunità ecclesiale: la riforma non può fermarsi alla concessione di nuovi incarichi o alla presenza di qualche donna in più nei luoghi decisionali.

Occorre ripensare le strutture, la formazione, il linguaggio e le modalità attraverso cui la Chiesa esercita il proprio potere. La corresponsabilità richiede un cambiamento più profondo: non soltanto aprire le porte, ma ridisegnare gli spazi, affinché uomini e donne possano partecipare alla vita della Chiesa con responsabilità e dignità.