San Francesco e noi: l’esperienza di Fra Roberto Pasolini
di Alessandro Bernazzani  
30 Ottobre 2026

San Francesco e noi: l’esperienza di Fra Roberto Pasolini

 

 Il mondo non è mai stato così vicino e interconnesso, ma guerre, divisioni e polarizzazioni continuano a ricordarci quanto sia difficile incontrarsi davvero. È in questa contraddizione che si inserisce la riflessione di fra Roberto Pasolini, predicatore della Casa Pontificia, che il 7 ottobre, all’Università Cattolica di Piacenza, ha proposto ai giovani una parola apparentemente lontana dalle logiche del nostro tempo: piccolezza. L’occasione è stata un incontro dal titolo “Francesco d’Assisi: la piccolezza, via di fraternità e di pace”, organizzato nell’ambito della Settimana del Dono e introdotto e coordinato dall’assistente pastorale don Luca Ferrari.

La figura di Francesco è diventata il punto di partenza per interrogarsi su questioni molto contemporanee: come parlare di pace a una generazione segnata da conflitti e divisioni, aiutandola a costruire relazioni autentiche con l’altro?

Da una tesi sull’IA alla scoperta di San Francesco

Prima di indossare l’abito dei Frati Minori Cappuccini, fra Roberto Pasolini studiava informatica. Nel 1996 si era laureato in Scienze dell’informazione all’Università degli Studi di Milano con una tesi sull’intelligenza artificiale. In seguito, iniziò un percorso che lo riavvicinò alla Chiesa e alla scoperta degli scritti di Francesco e Chiara d’Assisi.

Per spiegare il significato della piccolezza, Fra Pasolini ha ripercorso la vicenda di Francesco d’Assisi, che abbandonò le aspirazioni di gloria per avvicinarsi agli ultimi, scoprendo nella cura dei più fragili una nuova forma di grandezza. “La piccolezza è la forma più intelligente da dare alla propria umanità”, ha affermato: non significa essere insignificanti, ma non avere bisogno di essere sempre al centro.

Fra Pasolini, la forza del dialogo

Nella lettura proposta da Fra Pasolini, l’incontro tra Francesco d’Assisi e il sultano durante le Crociate mostra come sia possibile avvicinarsi anche a chi consideriamo nemico senza porsi in contrasto. Francesco raggiunse il sultano per testimoniare la propria fede, ma aprendosi al dialogo. Il sultano lo accolse e lo ascoltò con rispetto, senza poi convertirsi al cristianesimo. Eppure, l’incontro ebbe un valore che andava oltre il risultato atteso: Francesco non cercò di prevalere sull’altro, ma si mise davanti a lui con umiltà. Quell’incontro lasciò un’eredità che attraversa i secoli. Lo stile di umanità di Francesco contribuì a ispirare la presenza dei francescani in Terra Santa, segnata da secoli di contese religiose, dove i frati hanno cercato di mantenere aperti spazi di dialogo e convivenza tra comunità diverse.

La sfida di restare umani

Tra guerre e divisioni, anche lo spazio in cui i giovani si informano e formano le proprie opinioni rischia di diventare terreno di scontro. Sui social network, la velocità delle informazioni lascia spesso poco spazio alla complessità: le posizioni si irrigidiscono e il confronto diventa una gara a stabilire chi abbia ragione.

A partire da queste considerazioni, ho chiesto a Fra Roberto Pasolini come educare i giovani alla pace e tradurre concretamente la piccolezza nelle relazioni quotidiane. Il religioso ha richiamato la necessità di non ridurre tutto a una contrapposizione tra giusto e sbagliato, ma di avere il coraggio di mostrarsi vulnerabili, mettersi in discussione e affrontare le domande difficili.

La riflessione si estende così all’intelligenza artificiale. Il rischio non riguarda soltanto ciò che le macchine potranno fare, ma anche la possibilità che noi rinunciamo alla fatica di pensare. “La verità è grigia”, ha detto Fra Pasolini: comprenderla richiede di accettare la complessità e mettere in discussione le proprie certezze. Di fronte a una tecnologia in continua evoluzione, diventa quindi fondamentale saperla governare con responsabilità, stabilendo limiti e principi condivisi.