L’invito dell’Arcivescovo di Assisi: dedicate una tesi di laurea a San Francesco
“Francesco non scelse di venire in soccorso ai poveri, scelse di farsi povero. Il punto di partenza non è un’analisi sociologica, è teologica”: mons. Felice Accrocca, arcivescovo di Assisi, ha aperto così la lectio che ha chiuso, nella mattinata del 29 ottobre, nella Sala Piana del campus dell’Università Cattolica di Piacenza, il ciclo di iniziative per gli 800 anni dal Transito di San Francesco.
L’incontro, preparato da don Matteo Tolomelli, assistente spirituale del Collegio Sant’Isidoro, e dedicato al tema “Ecosistema Francesco”, era promosso dalle facoltà di Agraria, Economia e Giurisprudenza, Scienze della formazione, e moderato da don Davide Maloberti, direttore de Il Nuovo Giornale.
L’incontro coi lebbrosi
L’arcivescovo di Assisi mons. Accrocca nella sua relazione è partito dalle parole del “Testamento”, scritto da San Francesco: “Il Signore concesse a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi”.
Il peccato di partenza, ha spiegato, era l’essere autocentrato: Dio non c’entrava, era lui il centro del mondo. Poi un dettaglio rilevante: Francesco afferma: “il Signore mi condusse”. Nell’incontro con i lebbrosi, che umanamente rifiutava a motivo della loro malattia, Francesco ha incontrato Dio, ma fosse stato per lui questo incontro non sarebbe mai avvenuto.
I relatori all’incontro in Cattolica condotto da dall’arcivescovo di Assisi mons. Accrocca.
La prigionia a Perugia
Decisivo, per l’Arcivescovo, l’ordine degli eventi: “L’incontro con il dolore umano – sintetizziamo sue parole – gli fece scoprire il volto di Cristo. Un incontro maturato in un momento di debolezza dopo la prigionia perugina in seguito agli scontri Perugia-Assisi a cui aveva partecipato, finendo però prigioniero dei nemici. Noi – aggiunge mons. Accrocca – siamo portati a vedere la fragilità solo in negativo. No, la fragilità è anche un’opportunità e può diventare una risorsa. È in quella condizione di fragilità che San Francesco si accorge del dolore dei lebbrosi, prima non era mai accaduto. In quel loro volto sofferente vedrà il volto di Cristo Crocifisso. I poveri hanno veramente vangelizzato il Santo di Assisi.
Questa vicenda – ha puntualizzato l’Arcivescovo – ha permesso a San Francesco di generare un’esperienza di fraternità, di servizio, di costruzione della pace che ha radunato attorno a lui fin da subito uno stuolo di discepoli, fino a noi oggi.
L’economia e il bene comune
Mons. Accrocca ha poi mostrato come questa radice spirituale abbia nutrito il pensiero economico; lo confermano le riflessioni del francescano Pietro di Giovanni Olivi sul bene comune: “L’economia ha un principio: deve garantire il bene di tutti,. Tutto ciò si basa sul concetto di fraternità. Noi siamo fratelli, quindi la ricchezza, il bene, deve essere condiviso da tutti, non concentrato nelle mani di alcuni. Ma oggi è la ricerca del bene comune che guida l’economia? Sono piuttosto gli interessi di pochi che guidano la storia.
L’esperienza di San Francesco – ha concluso mons. Accrocca – richiede di essere ulteriormente studiata sul piano storico e interdisciplinare. Un invito agli studenti perché vi dedichino, perché no, una tesi di laurea.
La tavola rotonda
Nella tavola rotonda, si sono confronti alcuni docenti alla luce della proprio ottica di studio: il prof. Erminio Trevisi (zootecnia speciale), il prof. Pierpaolo Triani (pedagogia generale) e il prof. Marco Allena, preside di economia e giurisprudenza (diritto tributario). Nel saluto iniziale è intervenuto anche il preside di Scienze agrarie, alimentari e ambientali prof. Luigi Lucini. A seguire, alle 12.30, la messa nella cappella universitaria celebrata dall’Arcivescovo.
