La fabbrica cambia, la comunità resta
23 Ottobre 2026

La fabbrica cambia, la comunità resta

“Sono responsabile della Pastorale per i problemi sociali e del lavoro da otto anni. È un servizio che ho accolto quando il mio arcivescovo me lo ha chiesto”, racconta don Paolo Jr. (nella foto sopra).
Mentre parla al telefono, i ragazzi del Grest bussano alla porta. È forse proprio il suo essere anzitutto parroco a orientare il suo sguardo sul lavoro.

L’Emilia-Romagna è tra i territori più dinamici del Paese, con un sistema produttivo solido e qualificato.
Accanto alle eccellenze convivono anche realtà più fragili e difficili da intercettare, dalla logistica ai comparti segnati da precarietà, delocalizzazione e, talvolta, sfruttamento. È il segno di un mondo del lavoro in profonda trasformazione, in cui non cambiano soltanto le imprese ma anche il modo di lavorare, che rischia di impoverirsi di senso e di relazioni.

 

 

Costruire un dialogo

“I sacerdoti entrano meno nelle fabbriche rispetto al passato per molte ragioni – racconta don Paolo Jr.”.
Un cambiamento da riconoscere e interpretare: se cambia il lavoro, cambia anche la presenza della Chiesa. Accanto ai laici impegnati nei diversi ambiti professionali, il sacerdote è chiamato soprattutto a costruire dialogo e custodire legami, dando voce a chi resta ai margini.
Un impegno discreto e spesso silenzioso, che consiste nel far incontrare realtà che altrimenti rischierebbero di restare distanti.

 

Il progetto “Insieme per il lavoro”

Ne è un esempio “Insieme per il lavoro”, il progetto promosso da Arcidiocesi, Comune e Città metropolitana di Bologna che accompagna le persone più fragili (persone espulse dal sistema produttivo che hanno bisogno di ricostruire fiducia nelle proprie competenze) nella ricerca di un’occupazione, mettendo in rete istituzioni, imprese e Terzo Settore. Per don Paolo Jr. è il segno concreto di una comunità che si prende cura dei lavoratori.

 

Anche Gesù lavorava

Ma, al di là dei progetti e delle reti, i sacerdoti continuano a partire da un luogo molto concreto: la parrocchia. “Continuiamo a incontrare i lavoratori qui, ogni giorno. La fabbrica cambia, la comunità resta”.
La parrocchia è il luogo dove le persone portano le loro domande, le fatiche familiari e professionali. Per don Paolo Jr., essere parroco significa aiutare a riscoprire che il Vangelo illumina anche il modo di lavorare, di costruire rapporti, di vivere l’economia.

Gesù stesso – ci ricorda – prima di iniziare la vita pubblica, è stato per molti anni un lavoratore”. Un richiamo capace di restituire al lavoro il suo significato più profondo: dimensione essenziale della vocazione e della dignità della persona.
Dalla radice evangelica nasce una lunga tradizione di pensiero e prassi che continua ancora oggi a leggere il lavoro come esperienza di libertà, responsabilità e bene comune.

 

A tu per tu nell’officina

La stessa attenzione alla dignità del lavoro ritorna anche quando gli chiediamo quale pagina della letteratura associ a questo tema. La risposta, però, sorprende. Non cita un romanzo né un poeta. Sorride e racconta di due fratelli che gestiscono un piccolo mollificio. Ogni volta che entra nella loro officina si ferma ad “ascoltarli” mentre lavorano. “Quella – dice – è la mia poesia”.

È la poesia delle mani, dell’intelligenza artigiana, del sapere che passa da una generazione all’altra e che racconta un modo di vivere il lavoro (e, in fondo, la vita) con responsabilità e cura.
Per don Paolo Jr. è lì, tra il rumore delle macchine e l’orgoglio di chi conosce il proprio mestiere, che il lavoro torna a essere una forma di umanesimo.

Sostenere i sacerdoti, come don Paolo Jr., significa rendere possibile una presenza quotidiana che genera relazioni e contribuisce a costruire comunità più forti.

Maria Gaglione
Servizio per la promozione del sostegno economico
alla Chiesa cattolica

 

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In Emilia-Romagna accanto alle eccellenze
convivono anche realtà più fragili e difficili da intercettare,
dalla logistica ai comparti segnati da precarietà.
È il segno di un mondo del lavoro in profonda trasformazione.
Il modo di lavorare rischia di impoverirsi di senso e di relazioni

 

 

 

Offerte ai sacerdoti: perché e come donare

Promuovere e raccogliere le offerte dei donatori a sostegno di tutti i sacerdoti delle diocesi italiane, inclusi gli anziani e malati e quelli in missione all’estero, è molto importante. Perché, dal 1990 il loro sostentamento non è più a carico dello Stato, ma è affidato alle persone, come te.
Sostenere i sacerdoti, inoltre, significa anche supportare tutte le nostre comunità che, grazie a loro, esistono.
Le donazioni sono raccolte a livello centrale dall’Istituto Centrale Sostentamento Clero (www.icsc.it) per poi essere redistribuite equamente tra tutti i sacerdoti. Ogni persona che fa un’offerta, contribuisce alle necessità quotidiane del proprio parroco, ma anche di altri, meno fortunati e con comunità più piccole.
I dati delle offerte e dei donatori vengono costantemente aggiornati in modo trasparente e accessibile a tutti.
Le offerte dovrebbero essere la fonte principale di reddito per i sacerdoti. Purtroppo però esse coprono solo l’1,7% del necessario; la parte restante viene recuperata con parte del gettito derivante dall’8xmille, che però è stato concepito per servire altri scopi di carità.
Il contributo versato a favore dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero è deducibile dal reddito complessivo delle persone fisiche fino ad un tetto massimo di 1.032,91 euro annui. Se inserita nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi), l’offerta concorrerà a diminuire l’Irpef e le relative addizionali.

Come donare

Sono disponibili varie modalità per effettuare la propria donazione a sostegno dei sacerdoti:
– on line dal sito www.unitineldono.it con carta di credito o PayPal
– numero verde 800.825000, per effettuare una donazione tramite telefono
– c/c postale N° 57803009 intestato a: Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero, via Aurelia 796, 00165 Roma – Causale: “Erogazioni Liberali art. 46 L. 222/85”
– bonifico bancario sul c/c con IBAN IT33A 03069 03206 10000 0011384 Banca Intesa San Paolo, intestato all’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero, con causale “Erogazioni liberali art. 46 L.222/85”
– presso l’Istituto diocesano sostentamento clero in piazza Duomo 33, Piacenza, tel. 0523.384679, aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12.30

 

Visita il sito www.unitineldono.it

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