Quello che resta: gli acquerelli di Roberta
di Redazione  
09 Ottobre 2026

Quello che resta: gli acquerelli di Roberta

Nello studio di don Andrea Gaino ci sono alcuni acquerelli appesi al muro. Sono di Roberta, una donna a cui la malattia aveva tolto entrambe le gambe ma non la mano ferma sul pennello. “Era il suo modo di sentire che poteva ancora essere utile, donare qualcosa” – racconta don Andrea, cappellano da dieci anni nel reparto di ematologia del Policlinico di Borgo Roma e, da due anni, presidente della Pia Opera Ciccarelli, che gestisce residenze per anziani e persone con disabilità.

Gli occhi vivaci e interroganti

L’ha conosciuta in una delle residenze della Pia Opera. Una signora elegante anche nella fragilità, che passava le giornate a dipingere mentre il corpo le veniva sottratto. Poi si è aggravata ed è finita in ospedale, nello stesso reparto dove lui lavora da un decennio. L’ha seguita anche lì, fino alla fine. “Gli occhi vivaci si sono fatti più interroganti” – dice. Non aveva altro da offrirle se non parole semplici e restare, anche quando ormai non c’era più molto da dirsi.

Accanto ai genitori fino alla fine

Questa attenzione non nasce dai libri di teologia, per quanto sia la materia di sempre di don Andrea: prima di occuparsi di anziani e malati ha insegnato Teologia morale negli istituti teologici di Verona, cosa che continua a fare tuttora. Ma quando gli si chiede da dove venga questa sensibilità, racconta un’altra cosa. Insieme alle sorelle ha accudito i genitori fino alla fine, in casa, mentre le forze venivano meno giorno dopo giorno. Il padre è morto a 98 anni, la madre a 97. È lì, dice, che ha imparato certe cose sulla cura che nessuno studio insegna.

 

In corsia

In corsia incontra malati oncologici che restano ricoverati anche per mesi, di ogni tipo, non solo chi frequenta le comunità cristiane.
“Dove si percepisce disponibilità e nessuna forma di giudizio, si apre sempre lo spazio per l’incontro” dice.
Alla Pia Opera Ciccarelli invece il suo ruolo cambia parecchio: non solo visite e ascolto, ma anche far quadrare undici residenze, tra personale e bilanci. Sono due lavori diversi, quasi due vite parallele.

La grande paura: sentirsi di peso

Nelle residenze, dice, la paura più comune non è la malattia in sé, è sentirsi di peso. Lo ha imparato osservando chi ci lavora ogni giorno, gli operatori, gli infermieri, gli educatori. Quello che cerca di fare, insieme a loro, è far capire a ogni ospite che il suo valore non dipende da quanto riesce ancora a fare con le proprie mani.
Anche le famiglie vivono un equilibrio delicato: non devono sentirsi sollevate dalla cura, né schiacciate dal senso di colpa per aver portato un genitore altrove.

Una gentilezza vera, non finta

Il suo lavoro, in fondo, è fatto soprattutto di tempo. “Chi vive una situazione di svantaggio ha una particolare sensibilità nel percepire quando la vicinanza è sincera” – osserva don Andrea. Per questo il tempo che dedica alle persone non può essere un dovere travestito da gentilezza: “se lo fosse – dice – si sentirebbe subito”.
Tra i ragazzi che ha seguito fino alla fine in questi anni, quello che gli costa di più tornare a raccontare è Mattia, morto prima di poter sostenere l’esame di maturità. “Non sono riuscito a portare la serenità di cui avrebbe avuto bisogno” dice, senza cercare scuse.

Un aiuto reciproco

C’è una cosa che ripete spesso, parlando di chi incontra ogni giorno: “nessuna relazione va in una direzione sola, anche quando le forze in campo non sono uguali”. Lo dice pensando a Roberta, che ha continuato a dare anche quando le mani non reggevano più il pennello. I suoi acquerelli restano appesi nel suo studio: è lì, ogni giorno che li guarda, che quella reciprocità continua. È una reciprocità che si può alimentare anche da fuori, con un gesto minimo quanto quello di un’offerta.
Contribuire al sostentamento dei sacerdoti attraverso le offerte deducibili all’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero significa permettere a chi, come don Andrea, ha scelto di restare accanto a chi soffre di continuare a farlo.

Luca Iacovone
Servizio per la promozione del sostegno economico
alla Chiesa cattolica

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Il lavoro di don Andrea Gaino è fatto soprattutto di tempo.
«Chi vive una situazione di svantaggio ha una particolare sensibilità
nel percepire quando la vicinanza è sincera», osserva il sacerdote.
Per questo il tempo che dedica alle persone
non può essere un dovere travestito da gentilezza

 

 

 

 

Offerte ai sacerdoti: perché e come donare

Promuovere e raccogliere le offerte dei donatori a sostegno di tutti i sacerdoti delle diocesi italiane, inclusi gli anziani e malati e quelli in missione all’estero, è molto importante. Perché, dal 1990 il loro sostentamento non è più a carico dello Stato, ma è affidato alle persone, come te.
Sostenere i sacerdoti, inoltre, significa anche supportare tutte le nostre comunità che, grazie a loro, esistono.
Le donazioni sono raccolte a livello centrale dall’Istituto Centrale Sostentamento Clero (www.icsc.it) per poi essere redistribuite equamente tra tutti i sacerdoti. Ogni persona che fa un’offerta, contribuisce alle necessità quotidiane del proprio parroco, ma anche di altri, meno fortunati e con comunità più piccole.
I dati delle offerte e dei donatori vengono costantemente aggiornati in modo trasparente e accessibile a tutti.
Le offerte dovrebbero essere la fonte principale di reddito per i sacerdoti. Purtroppo però esse coprono solo l’1,7% del necessario; la parte restante viene recuperata con parte del gettito derivante dall’8xmille, che però è stato concepito per servire altri scopi di carità.
Il contributo versato a favore dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero è deducibile dal reddito complessivo delle persone fisiche fino ad un tetto massimo di 1.032,91 euro annui. Se inserita nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi), l’offerta concorrerà a diminuire l’Irpef e le relative addizionali.

Come donare

Sono disponibili varie modalità per effettuare la propria donazione a sostegno dei sacerdoti:
– on line dal sito www.unitineldono.it con carta di credito o PayPal
– numero verde 800.825000, per effettuare una donazione tramite telefono
– c/c postale N° 57803009 intestato a: Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero, via Aurelia 796, 00165 Roma – Causale: “Erogazioni Liberali art. 46 L. 222/85”
– bonifico bancario sul c/c con IBAN IT33A 03069 03206 10000 0011384 Banca Intesa San Paolo, intestato all’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero, con causale “Erogazioni liberali art. 46 L.222/85”
– presso l’Istituto diocesano sostentamento clero in piazza Duomo 33, Piacenza, tel. 0523.384679, aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12.30

 

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