Madre Emmanuel, «Il Rosario porta a Gesù e ci difende dal male»
“La catechesi di oggi non è una meditazione sui passi del Vangelo, ma un impegno a ripercorrere le devozioni di fede dei nostri padri riconosciute dalla Santa Chiesa, che oggi abbiamo bisogno di tornare a mettere in pratica per ritrovare Cristo al centro della nostra vita. Siamo nel mese di ottobre e cominciamo quindi a parlare del Santo Rosario, a capire come è nato e come si è sviluppato; fino a comprendere il suo valore spirituale più importante”.
Così Madre Emmnuel Corradini lo scorso 3 ottobre ha introdotto il nuovo ciclo di incontri mensile nel monastero di San Raimondo. Intitolato “Le devozioni via alla fede, dove non arriva l’IA”, il tema scelto ha attirato anche questa volta moltissimi fedeli da Piacenza e da fuori città.
Le origini del Rosario
A partire dal salterio dei 150 salmi che i monaci pregavano in coro nell’850 d. C in Irlanda del Nord, l’abadessa di San Raimondo ha quindi raccontato le tappe che hanno portato alla nascita e allo sviluppo del Rosario.
“Insieme ai monaci abitavano persone analfabete che non riuscivano a cantare e comprendere la salmodia – ha ricordato -. Un monaco irlandese suggerisce allora di sostituire i 150 salmi con la recita di 150 Padre Nostro, suddivisi in tre cinquantine da recitare in diversi momenti della giornata. I monaci continuano quindi a recitare il salterio dei salmi mentre i poveri il Padre Nostro. Nell’XI secolo questa pratica passa i confini dell’Irlanda e molti monaci e laici cominciano a sostituire il salterio con la corona e il Padre Nostro. Particolarmente devoto alla Madonna, solo un eremita di nome Alberto si distingue recitando 150 Ave Maria con riferimento al testo dell’Annunciazione. Nasce così il salterio Mariano, conosciuto ancora oggi con questo nome”.
“È però solo nel XIII secolo, con San Domenico di Guzman, che comincia la preghiera del Rosario – sottolinea la superiora -, in risposta all’eresia albigese scoppiata in Francia contro la chiesa cattolica. Guidato dalle indicazioni della Madonna che gli appare in sogno, San Domenico comincia a recitare l’Ave Maria seguita dai misteri gloriosi, gaudiosi e dolorosi dell’incarnazione, passione, morte e poi resurrezione di Cristo. In questo modo l’eresia viene sconfitta. A spiegare il nome «Rosario» è invece San Massimiliano Maria Kolbe: il riferimento è ad un francescano del XV secolo che dopo ogni Ave Maria soleva ornare i piedi della Madonna con le rose. L’autore riconosciuto del Rosario mariano resta però San Domenico”.
Le battaglie vinte dal Rosario
“Sono molte le battaglie dove il Rosario ha vinto” – ha quindi spiegato la religiosa -. Tra le tante ha ricordato la battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 e il conflitto del 1863, in cui i turchi ottomani cercano di prendere l’Europa attraverso i Balcani, risalendo la Jugoslavia e arrivando alle porte di Vienna.
“A ridosso dello scontro di Lepanto tra Lega Santa e flotta musulmana islamica, Papa Pio V conduce personalmente il Santo Rosario per chiedere alla Vergine Maria di aiutare a salvare l’Europa. Con pochi uomini e poche imbarcazioni, i cristiani vincono. Da qui Gregorio XIII istituisce che la prima domenica di ottobre sia la festa dedicata alla Madonna del Rosario. Nel 1863 i soldati cristiani su ogni bandiera hanno l’immagine della Madonna e percorrono 700 chilometri lungo le campagne recitando il Santo Rosario, fino ad arrivare alle porte di Vienna. Riescono così ad assediare la città dall’alto e a liberarla dai turchi ottomani. Chi impugna il Rosario, vince”.
Dalle grandi apparizioni a Satana
“Nelle grandi apparizioni del XIX e XX secolo, da Lourdes nel 1588 a Fatima nel 1917, fino a Medjugorje nel 1984, la Madonna chiede ai fedeli di recitare il Rosario, di accompagnarlo ad atti di penitenza e di farlo recitare ai sacerdoti. Solo così, ricorda la Vergine, si potrà avere pace nel mondo e tenere lontano il male. Sul piano spirituale il Rosario è infatti considerato una grande forma di preghiera per scacciare il demonio – ha osservato la Madre -. Atto di devozione extra liturgico, viene comunque spesso recitato durante gli esorcismi per la sua potenza contro Satana”.
Ne dà prova padre Bamonte, esorcista di Roma citato nella catechesi, che ha raccolto in un libro quello che dice Satana durante gli esorcismi.
“Quando voi pregate quella corona maledetta, tutto ci fa male. Per noi è una frustata, ci brucia. Chi si aggrappa a questa non si perderà mai”. E poi: “Il rosario per me è un supplizio. Dovete smetterla di dire quella preghiera, cantilena interrotta in ogni parte del mondo, sottofondo mortale”.
“Il rosario è allora una potenza che difende dal male, libera e dà sostegno nelle battaglie quotidiane che dobbiamo affrontare – ribadisce -. Noi facciamo fatica a crederlo, spesso lo recitiamo in modo superficiale: invece è chiamare Maria nella nostra vita e chiederle di difenderci, lei che ha schiacciato la testa al serpente”.
Dai Santi alla testimonianza
di Bartolo Longo
“Da San Luigi Maria Grignion de Montfort a San Giovanni Paolo II, passando per San Pio da Pietrelcina fino a San Giovanni Bosco, i santi ci ricordano che il Rosario è una via per entrare in relazione con Dio attraverso la Vergine Maria -ha fatto poi notare la badessa-, un’arma per spalancare le porte del cielo. La testimonianza più vera in merito è forse quella di Bartolo Longo, satanista e poi promotore del santuario di Pompei”.
“Vissuto tra il 1840 e il 1926, Longo si aggrega alla massoneria, e diventa sacerdote dell’occulto – racconta -, ma l’incontro con Padre Alberto Radente, sacerdote cattolico domenicano, lo porta a pregare il Santo rosario e ad accostarsi giorno dopo giorno ai sacramenti, fino a liberarsi dalle pratiche occulte. Arrivato a Pompei e resosi conto dello stato di degrado del popolo, decide poi di d promuovere il Santo Rosario, restaurando una vecchia chiesa in rovina e portandovi il quadro «La Madonna e il Bambino»: nel dipinto Gesù in braccio a Maria dona il Rosario a San Domenico mentre la Madonna lo porge a Santa Caterina. Nel 1884 accade quindi il miracolo: malata da anni, una ragazzina decide di pregare tre novene del Santo Rosario per venti sette giorni e la regina del cielo la guarisce davanti alla Madonna di Pompei”.
La Madonna riesce allora a recuperare i figli, anche quelli più dispersi – ha precisato -. Recitiamo il Rosario per le persone che consideriamo nemiche, per chi ci ha fatto del male, o è lontano dalla nostra strada. Il Santo Rosario darà frutti a tempo debito e ci riporterà sulla retta via. Ma dobbiamo imparare a portarlo nelle nostre tasche”.
Il messaggio spirituale del Rosario: via
di fede che porta alla croce di Gesù
“il rosario e l’Ave Maria ci portano verso la croce di Gesù, dove si apre e si chiude il cammino del mistero di Cristo – sottolinea ancora la religiosa -. Abbiamo bisogno di recitare il rosario per imparare chiedere a Maria di prenderci per mano e condurci a Gesù, pilastro della nostra vita. Ecco, quindi, perché la devozione al Santo Rosario diventa una via di fede, aumenta la nostra speranza e anche la nostra carità. Ma non solo, coinvolge la nostra volontà e blocca l’immaginazione, liberandoci da tutte quelle immagini che distraggono dalla preghiera. Devozione litanica che aiuta a non disperdersi, il Rosario recitato ad alta voce è allora una delle forme più autentiche di fede e preghiera: pregando, la nostra voce prende il posto delle voci che non se ne vanno e che continuiamo ad ascoltare. Anche il dolore più grande può essere lenito e l’angoscia sostituta con un piccolo atto di fede, che però mantiene in vita”.
In conclusione, uno sguardo all’attualità. “Pensiamo a molti giovani, persi tra telefonini e immagini social, che spesso si traducono in comportamenti pericolosi. Dobbiamo contrapporre a tutto questo l’immagine buona di Maria e credere nella sua grazia. Il Santo Rosario genera guarigione nella vita spirituale delle persone e oggi ne abbiamo bisogno tutti”.
