L’ultimo saluto a Giancarlo Schinardi, il professore che educava alla libertà e alla speranza
C’è un luogo che più di ogni altro racconta la vita di Giancarlo Schinardi: la chiesa di San Sisto. Qui era cresciuto, qui aveva maturato la sua fede e qui, nella mattina del 29 luglio, la comunità si è stretta attorno ai suoi familiari per l’ultimo saluto. A riempire la chiesa, oltre ai parenti e agli amici, tanti ex colleghi, numerosi ex studenti e quanti avevano condiviso con lui un tratto di strada nella scuola, nella parrocchia o nel volontariato. La loro presenza ha raccontato meglio di ogni parola quanto profonda fosse l’eredità lasciata da un uomo che ha saputo educare, accompagnare e creare legami.
Schinardi, una vita dedicata all’insegnamento
Schinardi ha dedicato la sua vita all’insegnamento di lettere al liceo scientifico Respighi. Era convinto che la scuola non dovesse limitarsi a trasmettere conoscenze o a preparare gli studenti alle interrogazioni, ma fosse anzitutto un luogo in cui imparare a diventare persone libere, responsabili e capaci di guardare con senso critico il mondo. Da questa sua idea di educazione ha preso forma anche l’esperienza del giornalismo studentesco a Piacenza, diffondendosi in tutte le scuole.
La fede di Giancarlo Schinardi
La celebrazione esequiale è stata presieduta da mons. Giuseppe Busani, che nell’omelia ha ripercorso la vita del professore alla luce del Vangelo della risurrezione di Lazzaro. “Quando la morte entra nella nostra vita – ha osservato – possiamo avere l’impressione che Dio sia lontano, come Marta e Maria quando dissero a Gesù: “Se tu fossi stato qui…”. Eppure proprio in quella pagina evangelica, ha spiegato il sacerdote, Cristo si rivela come “la risurrezione e la vita”, capace di instaurare una relazione che la morte non può spezzare.
Mons. Busani ha riconosciuto in Giancarlo un uomo che aveva costruito la propria esistenza su questa fiducia. “Ha creduto nel Signore – ha detto – lo ha accolto nella sua vita fin da ragazzo, servendo la Chiesa come catechista, educatore e promotore di opere di carità, di fraternità e di amicizia”. La fede, vissuta con discrezione ma in modo coerente, si è tradotta anche nella sua attività di insegnante, dove “ha creduto in Dio e ha creduto nelle persone”, accompagnando tanti giovani nella loro crescita umana.
Il prof. Schinardi (quarto da sinistra in prima fila) con i suoi alunni a un campo di lavoro nel 1974 a Cassano in val Nure; il dott. Stefano Rocca è il primo in piedi a sinistra.
Lo stile educativo
Un passaggio particolarmente significativo dell’omelia ha preso spunto dal Salmo del Buon Pastore. Il sacerdote ha sottolineato come il salmo descriva dapprima Dio come una guida che accompagna il cammino dell’uomo e poi, nel momento della “valle oscura”, si rivolga direttamente a Lui con il “Tu sei con me”. “Proprio questo – ha sottolineato mons. Busani – era anche lo stile educativo di Schinardi: autorevole senza essere autoritario, capace di rispettare la libertà delle persone e, nei momenti difficili, di farsi vicino con discrezione e amicizia. La sua autorevolezza – ha spiegato – era sempre al servizio della relazione. Lo stesso atteggiamento emergeva nel suo impegno verso i più poveri, accanto ai quali sapeva condividere le loro “valli oscure”.
Richiamando infine il libro dell’Apocalisse – “Vidi un cielo nuovo e una terra nuova” – mons. Busani ha ricordato quanto Schinardi fosse attratto dalla novità e dall’innovazione, soprattutto nell’ambito educativo. “Amava guardare avanti – ha detto -, cercare strade nuove per la formazione dei giovani”. Commentando le parole “A colui che ha sete darò gratuitamente da bere alla fonte dell’acqua della vita”, Busani ha osservato come il professore avesse insegnato ai suoi studenti ad avere sempre “sete della sapienza”, ricordando che davanti al Signore ciò che conta è il desiderio sincero della verità.
Libertà e impegno devono andare insieme
Prima dell’ultimo commiato liturgico è intervenuto, a nome dei tanti allievi che hanno incrociato il suo cammino, Stefano Rocca, ex studente e amico del professore. Con emozione ha ricordato, come alunno, il primo incontro con Schinardi nel 1974, quando propose alla classe una scelta inedita: seguire una scuola tradizionale oppure intraprendere “un’esperienza più aperta e moderna”. Era il segno, ha spiegato, di un educatore che non si accontentava di trasmettere nozioni, ma desiderava rinnovare profondamente il modo di fare scuola.
Rocca ha delineato il ritratto di un docente innamorato della scuola pubblica e dei suoi studenti. «Voleva essere – ha ricordato – prima di tutto un educatore e poi un insegnante, sottolineando la capacità di conoscere ogni ragazzo nella sua interezza, di dialogare, di ascoltare e di accompagnare ciascuno nella crescita”.
Educazione al rispetto
Ha poi richiamato alcuni dei valori che hanno caratterizzato tutta la vita di Schinardi: una fede semplice, ma mai superficiale, aperta al confronto e al dubbio, una forte tensione morale e la convinzione che libertà e impegno dovessero procedere insieme. Per questo invitava continuamente i giovani a impegnarsi non soltanto nello studio, ma anche nel servizio agli altri, nel volontariato e nell’attenzione ai problemi del mondo. Era convinto che la realtà dovesse entrare nelle aule scolastiche, perché una cultura separata dalla vita avrebbe perso la sua forza educativa.
Tra gli insegnamenti che più hanno lasciato il segno, Rocca ha ricordato anche la costante educazione al rispetto tra uomo e donna, nella convinzione che scuola e comunità cristiana siano chiamate a formare relazioni autentiche e responsabili.
Al termine della celebrazione, sguardi commossi hanno accompagnato l’uscita del feretro dalla chiesa di San Sisto, esprimendo la gratitudine di un’intera città. In tanti hanno così salutato un maestro di vita che, attraverso la cultura, la fede e il dialogo, ha insegnato a intere generazioni che la conoscenza ha valore soltanto quando diventa servizio, libertà e speranza.
