Sant’Antonio Gianelli, faro nella rinascita di Bobbio
di Andrea Dossena  
09 Giugno 2026

Sant’Antonio Gianelli, faro nella rinascita di Bobbio

Si definiva “vescovuccio”, con l’umiltà sincera degli uomini di Dio, ma la sua opera fu così straordinaria che se ne resta colpiti ancora oggi: Sant’Antonio Maria Gianelli, vescovo di Bobbio dal 1838, moriva a Piacenza il 7 giugno 1846, esattamente 180 anni fa.
Figura straordinaria del suo difficile tempo, fondò le congregazioni delle Figlie di Maria Santissima dell’orto (le suore Gianelline) e degli Oblati di Sant’Alfonso. Noto anche per le sue missioni rurali popolari, per la nostra diocesi – e non solo – resta un faro per l’appassionata ed efficace opera di risanamento del contesto religioso, morale e culturale compiuta a Bobbio.

Innovativo e vicino ai poveri

Antonio Maria Gianelli nacque il 12 aprile 1789 a Cereta, oggi frazione di Carro (La Spezia). Entrò in seminario a 19 anni e fu ordinato sacerdote quattro anni dopo. Lavorò come insegnante di lettere e retorica. Quando, tra 1816 e 1817, una grave carestia colpì la popolazione, si impegnò subito per i poveri. Dal 1826 al 1838 guidò l’arcipretura di Chiavari, avviando notevoli innovazioni pastorali. Fondò un proprio seminario cittadino.
Nel 1827 creò una congregazione missionaria chiamata i Liguoriani: il compito era predicare al popolo e organizzare il clero. Collaborò anche con la Società Economica locale, e si prese cura di un ospizio per le ragazze orfane. Affidò l’istituzione assistenziale alle Signore della Carità. Questo fu il primo passo per una nuova fondazione: nel 1829 nacquero le Figlie di Maria, note come suore Gianelline.

Il Gianelli, maestro di vita che sapeva ascoltare

Il 6 maggio 1838, nella cattedrale di San Lorenzo a Genova, fu ordinato Vescovo di Bobbio (nella foto sotto, la statua che lo ricorda). Ai suoi alunni, il rettore del seminario profeticamente disse: “Oggi ho assistito alla consacrazione di un santo!”. La diocesi di Bobbio però si trovava in una situazione molto complessa, perché il regime francese l’aveva soppressa nel 1807: venne ripristinata dieci anni dopo, ma rimase a lungo senza vescovo e gli effetti negativi furono pesanti.
Quello di Antonio Maria Gianelli fu un grande lavoro di rinascita: uomo di polso ma magnanimo, iniziò subito a ricostruire la diocesi con l’aiuto dei Liguoriani, rincuorò i sacerdoti e organizzò grandi missioni per il popolo. Rifondò interamente il Seminario diocesano, per garantire una solida formazione spirituale e culturale, e rilanciò con vigore il culto di San Colombano: si impegnò personalmente per restaurare il tempio dedicato al santo patrono.
Il logorante lavoro pastorale – era un maestro di vita che sapeva ascoltare, anche nel confessionale dove univa energia e dolcezza – consumò rapidamente le sue energie – come testimoniò un amico saceerdote – “in mille prove di carità, di fortezza”.
Antonio Maria Gianelli morì improvvisamente il 7 giugno 1846 a Piacenza, dove si era recato per un periodo di riposo: aveva solo cinquantasette anni.

 

Gianelli beato nel 1925, santo nel 1951

La Chiesa riconobbe presto le sue virtù eroiche. Papa Pio XI, che lo definì “perla dell’Episcopato”, lo proclamò beato nel 1925. Papa Pio XII lo proclamò ufficialmente santo il 21 ottobre 1951. Paolo VI lo indicò come “Modello dei Vescovi” nel 1973.