26 Maggio 2022

L’evangelizzazione non è propaganda – Commento al Vangelo di domenica 29 maggio 2022

L’evangelizzazione
non è propaganda

Dal Vangelo secondo Luca (24,46-53)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno,
e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione
e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.
Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui
che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città,
finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse.
Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo.
Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme
con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

La nostra vita e la Parola
Ascensione. “Mentre li benediceva Gesù si staccò da loro e veniva portato su, in cielo”: con queste poche parole il vangelo di Luca descrive l’Ascensione di Gesù al cielo. Non è una dimostrazione di potenza che Gesù opera davanti ai discepoli, ma un’opera del Padre: viene detto infatti “veniva portato su”. È un verbo passivo, come anche a proposito della resurrezione viene detto che il Padre lo ha risuscitato. Il cielo in effetti non è un luogo fisico: di fatto sarebbe poco interessante un uomo che dimostra di essere capace di volare staccato da terra.
Il cielo è nel linguaggio della scrittura Dio stesso. Essere portati in cielo, in alto, significa essere portati nel Padre che è quella casa con molte dimore di cui parla il vangelo di Giovanni. Un uomo che ha vissuto la vita umana, in tutti i suoi aspetti, al modo di Dio, da Figlio che è amato e che ama il Padre, entra, con la sua umanità impregnata dell’amore, nella vita di Dio e così tra Dio e l’uomo, tra il cielo e la terra, si apre una strada. Viene squarciato il velo, scoperchiato il tetto, che chiude l’uomo in una vita dominata dalla paura.
Dio è entrato nel mondo e l’uomo è entrato in Dio. Per questo i discepoli tornano a Gerusalemme pieni di gioia: di solito il distacco da coloro che abbiamo amato è solo fonte di tristezza e di dolore, ma questo staccarsi di Gesù è perché egli sia ancora più presente, perché la distanza insuperabile tra Dio e l’uomo è stata cancellata.
La missione. A partire da questo evento di riconciliazione tra l’uomo e Dio nasce la missione della Chiesa: “nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati”. Tutti gli uomini possono partecipare ed accogliere il dono che Dio ha fatto nel suo Figlio: tutti possono ricevere il dono della conversione, della rinascita, del ritorno al Padre, nel perdono di tutti i peccati. La conversione è un’opera di Dio, frutto della resurrezione di Cristo: nella predicazione della Chiesa questa possibilità è offerta agli uomini. Per questo è necessaria la predicazione che è lo strumento necessario per far giungere la buona notizia del Vangelo. I discepoli sono testimoni di quello che è accaduto in Cristo.

L’annuncio del vangelo non è la propaganda di una idea nuova, è l’azione di Cristo attraverso coloro che egli manda. Per questo ai discepoli viene detto: “io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto”. Solo chi è stato rivestito dall’alto, cioè da Dio, può uscire per essere testimone di ciò che ha ricevuto e che porta dentro di sé. Si tratta di essere testimoni, non pubblicitari.
Don Andrea Campisi

Si apre la strada dei figli di Dio
Il Vangelo della Domenica
Commento al Vangelo di domenica 3 maggio 2026
28 Aprile 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni (14,1-12) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fe...