Quarto, “La Bottega dell’orefice”  si trasferisce su Fb
di Barbara Sartori  
13 Aprile 2020

Quarto, “La Bottega dell’orefice” si trasferisce su Fb

Doveva essere una delle serate che accompagna l’anno del giubileo della chiesa di San Savino a Quarto. Ma la meditazione  teatrale dedicata a “La bottega dell’orefice”, testo sull’amore e sul matrimonio composto da San Giovanni Paolo II, è saltata a causa dell’emergenza coronavirus a febbraio. Non è però andata perduta. Da oggi fino al 18 maggio – data in cui ricorreranno i cento anni dalla nascita del Papa polacco – ogni settimana sulla pagina Facebook “ La bottega dell’orefice – Opera letteraria di Karol Wojtyla” verranno proposti brevi video registrati con i passi dell’opera, la più nota, anche se non l’unica, del pontefice che fu anche attore, oltre che drammaturgo.

A dare voce ai sei personaggi saranno Marta Boledi, parrocchiana della comunità alle porte di Piacenza ed ideatrice della serata teatrale, con gli amici, anch’essi impegnati in compagnie teatrali piacentine, Cecilia Boledi, Francesco De Angelis, Paola Frattola, Paolo Muzio e Shimon Sarra. La lettura scenica sarà introdotta quest’oggi – intorno alle ore 13 – dalla musica di Luciano Forastiero.

CRACOVIA, ANNI QUARANTA: IL TEATRO DELLA PAROLA VIVA. “Il teatro della parola viva” è l’esperienza che il giovane Karol Wojtyla vive nel periodo dell’occupazione tedesca della Polonia. “La clandestinità costringeva a interpretare drammi essenziali, con pochi elementi scenografici, in ambienti privati – spiega Marta Boledi -. La centralità era dunque ri- servata alla parola, intesa come rivelatrice della verità”. Per Wojtyla diventa anche mezzo di riflessione sul rapporto tra l’uomo e Dio. “La bottega dell’orefice” scritta nel 1960, si addentra nella vita di tre coppie. Cristoforo e Monica sono in procinto di sposarsi e si portano dietro il fardello di una storia familiare con cui fare i conti: lui ha perso il padre in guerra, lei sente il peso dell’incomprensione tra i genitori. Andrea e Teresa, genitori di Cristoforo, uniti e felici, vengono separati dalla guerra. Anna e Stefano, genitori di Monica, vivono una profonda crisi, al punto che la moglie pensa di vendere la sua fede. È la vetrina dell’orefice – che  rappresenta lo sguardo di Dio e la coscienza dell’uomo e della donna che in lui si rispecchiano – il luogo-cardine dell’opera. Si coglie l’esperienza dell’autore che, da sacerdote, ha accompagnato tante coppie di fidanzati e di sposi e quindi ben conosce i passaggi e le problematiche che possono incontrare.

Barbara Sartori

Pubblicato il 13 aprile 2002. 

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