Da Moroto: «ce la faremo tutti insieme»
di Barbara Sartori  
20 Marzo 2020

Da Moroto: «ce la faremo tutti insieme»

#ilviruslovinciamoinsieme non è solo un hashtag. E non è neanche solo un modo di dire. È un incoraggiamento che unisce due continenti e centinaia di volontari.
Dal centro “Don Vittorio” di Moroto, in Uganda, le due volontarie di Africa Mission-Cooperazione e Sviluppo Benedetta e Martina hanno affrontato il tema del Covid-19 con i ragazzi. “Seguiamo con grande partecipazione e commozione la grande prova che i nostri connazionali stanno vivendo – dicono in un video inviato alla sede piacentina del Movimento fondato da don Pastori insieme al vescovo Manfredini -. Siamo orgogliosi di voi, tenete duro».

Oggi sono loro a dare speranza e sostegno all’Italia. In un futuro non lontano potrà essere il contrario. Circa 30 Stati africani su 54 convivono con guerre o guerriglie in casa; cinque hanno subito l’invasione delle locuste; alcuni combattono i focolai di epidemie; in tutti c’è una povertà diffusa ed è quella di 400 milioni di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno.

«In una situazione dunque già ampiamente complessa – spiegano gli operatori di Africa Mission-Cooperazione e Sviluppo – arriva oggi anche la minaccia del coronavirus: una malattia che nei paesi ricchi ha messo in difficoltà i servizi sanitari dei grandi Stati che dispongono di sale di rianimazione, medici e infermieri e hanno medicinali a disposizione, mascherine e disinfettanti. Il coronavirus è sbarcato ora invece in una terra in cui non esiste nulla di tutto questo: i primi casi si sono verificati in dodici Stati, tra cui l’Egitto, il Congo, il Camerun e il Kenya. Cosa succederà ora?».

Il  fondatore di Africa Mission don Vittorio Pastori ha più volte segnalato le ingiustizie di cui l’Africa è vittima, scagliandosi contro “i potenti e prepotenti della terra” che speculavano sulla vita dei poveri per arricchire se stessi. Sono passati anni da allora, ma la situazione non è cambiata: l’Africa resta il Paese con il maggior numero di poveri e un servizio sanitario con capacità ridottissime. Un Paese che ha bisogno di un aiuto onesto, disinteressato. «In Italia – proseguono gli operatori della ong nata a Piacenza – abbiamo sperimentato come la paura dei nostri concittadini si sia talvolta manifestata in comportamenti irrazionali e a volte violenti: per questo speriamo che l’esperienza di bisogno vissuta da noi oggi ci aiuti a guardare i bisogni degli ultimi del mondo con uno sguardo più solidale. A capire che i poveri non hanno bisogno di filantropia, ma di un sistema sociale capace di valorizzare le capacità di ognuno e di garantire una vita dignitosa a tutti. Noi, che “viviamo” in Uganda da 48 anni, ci prepariamo insieme ai nostri amici ugandesi ad affrontare la probabile diffusione del coronavirus. Lo facciamo con 140 dipendenti locali e 10 collaboratori e volontari italiani presenti lì per 365 giorni sempre e con loro ci siamo già attivati iniziando a portare quello che possiamo: la nostra esperienza. Abbiamo iniziato a fare formazione ai nostri collaboratori locali ed espatriati e inseriremo l’informazione/formazione anche tra le attività che svolgeremo fra i beneficiari dei nostri progetti. «Adesso è l’Italia ad avere bisogno di aiuto e i nostri volontari sono in prima linea per dare una mano alle loro comunità. Ma fra un mese probabilmente sarà l’Uganda ad aver bisogno di noi: noi, con l’aiuto di tutti i nostri sostenitori, vogliamo esserci. E ci saremo».

Pubblicato il 20 marzo 2020.

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