«L’islam è una sfida per i cristiani»
La teologa Bedendo rilancia le parole di Martini alla Milano degli anni ‘90
Renata Bedendo, milanese, classe 1949, si occupa di dialogo islamocristiano dagli anni ’80 quando ha partecipato alla fondazione del CADR (Centro Ambrosiano di Documentazione per le Religioni). Laureata in lingua e letteratura araba all’Università Cà Foscari di Venezia, ha conseguito il Magistero in scienze religiose e, a seguire, il baccellierato e la licenza in teologia alla Pontificia Università Lateranense con una tesi sul concetto di “Umma” musulmana.
Autrice di diversi studi sull’islam, fa parte della Commissione ecumenismo e dialogo della diocesi ambrosiana ed è docente di Islam all’Istituto di scienze religiose a Verona.
— Professoressa Bedendo, perché si è interessata di islam nella sua vita?
Sono convinta, come diceva il cardinal Martini nel 1991 per la festa di S. Ambrogio nel suo discorso alla città di Milano, che l’islam è una sfida per noi cristiani perché ci obbliga a una riflessione sulla nostra fede e a dar testimonianza del Vangelo. I musulmani che torneranno nei loro Paesi potranno raccontare com’è veramente il Vangelo che hanno visto vivere da noi.
— È da qui che inizia il dialogo?
Sì. E il dialogo non si costruisce in un giorno ma è qualche cosa che si vive sulla propria pelle e che ci obbliga, come spiegavo, a una continua verifica sia sulla nostra identità sia sulla nostra appartenenza religiosa, culturale, sociale. Ci obbliga, come più volte ripetuto da papa Francesco, ad andare alla radice, all’essenziale di ciò che vogliamo sia il futuro di quanti auspicano la pace e la concordia tra gli uomini. Era stata la lungimiranza di Paolo VI ad aprire questa strada nel dar vita al Segretariato per i non cristiani, confluito nel Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. E sono tante le iniziative nel mondo che mirano a costruire il dialogo.
— Non possiamo però negare che ci sono parecchi fenomeni di violenza da parte di estremisti che si rifanno all’islam. Come spiegarli? C’è una radice violenta nell’islam?
Io mi occupo di dialogo e cerco di vedere lo sforzo fatto sul piano spirituale nel cercare la verità e la pace. Nell’islam esistono il grande Jihad e il piccolo Jihad …
— Di che cosa si tratta?
Jihad vuol dire letteralmente “sforzo”. Questo “sforzo” da alcuni viene considerato il sesto pilastro dell’Islàm. Lo si può può compiere, in ordine di priorità con la parola, con l’azione o la spada.
Il grande Jihad è l’impegno dell’individuo per conformare se stesso e la comunità agli insegnamenti religiosi sulla via di Dio. Un mistico islamico, che richiama molto il carmelitano Giovanni della Croce quando parla dell’attraversamento della notte oscura, diceva: “io non ho bisogno di fare il pellegrinaggio a Mecca perchè lo compio nel mio cuore”. E poi c’è il piccolo Jjihad che è il combattimento armato rivolto contro gli infedeli.
— Quindi c’è una lotta anche violenta… Chi sono gli infedeli?
Gli infedeli sono quelli che non accolgono il messaggio di Muhammad, ma probabilmente questo termine veniva usato agli inizi dal Profeta verso i cittadini di Mecca che non accoglievano la sua predicazione.
Il difficile da capire, per chi studia l’islam, è distinguere ciò che è legato solo ai primi secoli della storia di questa religione e ciò che è invece valido per sempre. Il Corano risente inevitabilmente delle vicende che il Profeta viveva alla sua epoca. Sul piano tecnico, nel Corano vige il criterio dell’abrogazione; un versetto può abrogare il precedente. Ma riuscire a stabilire con esattezza i versetti abrogati non è facile anche per noi specialisti.
Per me comunque bisogna seguire la linea tracciata da papa Francesco che, dopo l’uccisione di padre Hamel a Rouen in Francia nel luglio scorso, precisava che non c’è violenza nella religione. Il Corano, parlando delle religioni, invita al dialogo con i cristiani, che chiama Nazareni.
— Il vero problema quindi è come si interpreta il Corano?
Le origini dell’Islam e il Corano sono patrimonio comune di tutti i musulmani, l’interpretazione è poi legata alla scuola giuridica di competenza, e quindi varia da Paese a Paese. Questo è per i musulmani un vero problema.
Ricordo che durante la visita di Giovanni Paolo II al Muro del pianto di Gerusalemme, il Papa pose in una fessura del Muro stesso, a nome di tutta la Chiesa cattolica, un messaggio con la richiesta di perdono per tutti gli errori commessi dai cristiani. Questo gesto colpì molto sia i rabbini che i musulmani, perché riconobbero che nelle loro comunità un “gesto a nome di tutti” non sarebbe e non è possibile. Non esiste nell’islam un’autorità autorevole per tutti.
Ma anche noi dobbiamo farci un esame di coscienza: quanti di noi vorrebbero radere al suolo certe zone dell’Italia, o chiudere addirittura le frontiere? Nel cuore dell’uomo s’annida il bene ma anche il male.
— Che cosa aveva in mente Muhammad quando ha iniziato a predicare a Mecca?
Voleva riportare i suoi abitanti, i meccani, alla fede nell’unico Dio/Allah. Il salto di qualità del Profeta è che passa dalla legge del taglione, con una tribù armata contro l’altra, alla nascita, in forza della professione di fede, di una comunità senza distinzione di razza, nazione e lingua, la Umma. Viste le resistenze dei meccani al suo richiamo e le persecuzioni contro di lui e i primi compagni, Muhammad compie l’Hiğra e si trasferisce a Yatrib, la futura Medina: è l’inizio dell’era islamica.
— Nell’Islam non c’è separazione tra religione e politica. Non ci sarà mai?
Non credo, per il semplice fatto che nell’islam si presume sempre e comunque la presenza di Dio anche se non se ne parla. Concetti come laico o ateo, per i musulmani non hanno ragione di esistere.
— Gli arabi vennero fermati prima a Poitiers nel 732, poi le forze dell’impero ottomano vennero sconfitte a Lepanto nel 1571 e nel 1529 a Vienna, dove nel 1683 venne bloccato l’esercito turco. Da che cosa sono nate quelle battaglie?
È difficile dire perché ci sono state guerre nel passato e che cosa le abbia determinate. Penso però al periodo d’oro di Granada e Cordova dove le religioni monoteiste e le diverse culture vivevano in relazione tra loro. Poi la “reconquista” dei re cattolici ha fatto, a mio parere, il disastro che conosciamo. è la guerra che mette in risalto le differenti appartenenze religiose ed etniche. è successo in Libano e sta succedendo in Iraq. Ero in Libano alla fine della guerra e molti amici mi dicevano che solo con la guerra avevano scoperto che i loro vicini erano musulmani, ortodossi, ebrei…
— Ma è anche vero che se l’Occidente avesse perso quelle battaglie, oggi avremmo un’Europa diversa…
Senz’altro. È vero anche che comunità di musulmani sono presenti in Europa da lunga data.
— Oggi in Italia sorgono moschee e centri islamici, mentre i cristiani nei Paesi islamici in certi casi sono penalizzati, a volte perseguitati e uccisi. È irragionevole chiedere la reciprocità?
Non possiamo parlare di reciprocità tra le religioni perché la reciprocità è tra gli Stati. Dobbiamo lavorare perché vengano riconosciuti i diritti di tutti ad avere luoghi di culto “dignitosi”. Per questo oggi è il tempo del dialogo, non dello scontro. Il Papa insegna.
Davide Maloberti
I CINQUE PILASTRI DELL’ISLAM
Nel Corano si parla di Abramo. Abramo – precisa la prof.ssa Bedendo – è designato come hanif nel Corano (sura 2, versetto 135). L’etimologia di questa parola è incerta, ma in genere è inteso nel senso di “monoteista puro”: Abramo ha incarnato questo spirito di intransigenza verso ogni idolatria. Nell’Islàm ci sono diversi aspetti che derivano proprio dalla cultura preislamica e dalla realtà della vita nomade delle tribù.
I cinque pilastri dell’islam. Nella Umma, la comunità dei credenti musulmani, l’unico legame è quello della Šahāda, professione di fede musulmana; consiste nell’affermare “Attesto che non vi è dio all’infuori di Dio e che Muhammad è il suo inviato”. È il primo pilastro del credo musulmano.
Šalāt, la preghiera rituale obbligatoria che si recita cinque volte al giorno prima dell’alba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, dopo il tramonto e la notte (secondo pilastro).
Şawm, digiuno: è l’astinenza da cibi e bevande, fumo e qualsiasi altra cosa nel mese di Ramadān. L’astinenza include anche i rapporti sessuali. Il digiuno è prescritto dall’alba al tramonto a ogni persona in grado di sostenerlo. Sono escluse dall’obbligo del digiuno le donne mestruate, i malati, le donne incinte, gli anziani e i viaggiatori (terzo pilastro).
Il quarto pilastro è Zakāt, l’elemosina obbligatoria prelevata sul capitale e non sul reddito, a favore dei poveri. Si versa una volta all’anno alla fine del mese di Ramadān.
Infine, quinto pilastro, Hağğ: il pellegrinaggio è un comandamento religioso che devono compiere tutti coloro che ne hanno le possibilità economiche e fisiche. Il rito del pellegrinaggio si svolge nella città santa di Mecca. Il pellegrinaggio può essere fatto per procura cioè al posto di un altro.
Che cosa significa Allah. Allah è il nome comunemente usato anche da cristiani di espressione araba per indicare Dio. Allah/Dio è composto dall’articolo Al seguito dalla parola Ilāh (divinità, dio), che attraverso un’elisione e una contrazione ha preso la forma attuale Allah ovvero l’unico Dio.
Servizio pubblicato a pag. 10 dell’edizione di venerdì 21 ottobre 2016
