«Il futuro possiamo costruirlo solo insieme»
L’ortodosso romeno padre Valdman: “il clima di grande incertezza di oggi aiuta le Chiese cristiane ad avvicinarsi ancora di più e a lavorare insieme”
Sono già tre le chiese ortodosse presenti a Piacenza: macedone, rumena e russa. Di questo vasto mondo, che pochi mesi fa ha visto al celebrazione del suo primo Sinodo, parlerà a Piacenza padre Traian Valdman, arciprete della Chiesa romena nel nostro Paese.
— Padre Valdman, che stagione ecumenica stiamo vivendo? Di stasi o di movimento?
Credo che viviamo una stagione ecumenica di preoccupazione. Siamo preoccupati dalle guerre in atto, dal terrorismo, dalla persecuzione dei cristiani e dal fenomeno migratorio. Il fatto stesso ci avvicina in modo particolare sul piano dell’ecumenismo pratico o della carità. Il movimento del mondo impedisce all’ecumenismo di rimanere statico perché i grossi problemi, guardando al futuro, non possiamo risolverli che insieme.
— Dopo la caduta dei regimi comunisti, come la Chiesa ortodossa si muove per aiutare i popoli dell’Est a non smarrire la bussola del Vangelo e delle radici cristiane?
La bussola del Vangelo non è mai stata smarrita, ma dopo la caduta dei regimi di inumana ideologia comunista la Chiesa ortodossa ha ricuperato la libertà.
Ora essa può rispondere alle esigenze dei popoli dell’Est: costruisce luoghi di culto che i comunisti non permettevano; riorganizza l’amministrazione: riapre le diocesi, le scuole, i monasteri chiusi e ne fonda altri in funzione dello sviluppo demografico; secondo le possibilità, apre centri di radio, televisione, stampa giornali e insegna la religione nelle scuole statali, al servizio della catechesi e della missione, in Paesi in cui l’ideologia atea era la sola che utilizzava i mass-media; comincia aprire centri di assistenza sociale, prima proibiti.
Oggi la società, e con essa la Chiesa, si confronta con una severa povertà che mette in crisi ogni speranza. Non manca la corruzione tra i governanti, mentre l’ateismo di tipo secolarista-umanista svolge una violenta campagna contro la religione. Tuttavia, il sentire religioso è molto forte. Si conservano le tradizioni e il senso del sacro. Tanti giovani seguono le scuole teologiche e molti entrano nei monasteri, anche dopo aver finito facoltà a carattere scientifico.
Laddove l’oppressione atea è stata più pesante, occorre prima aiutare i fedeli ortodossi a ricuperare la propria tradizione e poi insegnarli a rapportarsi ai cristiani delle altre Chiese.
— I suoi connazionali in Italia sono molto presenti e fanno notizia, diciamo, nel bene e nel male – ci si passi l’espressione -. Lei come vede oggi il suo popolo?
Nella stragrande maggioranza i romeni sono lavoratori capaci, desiderosi di crearsi uno standard superiore di vita. Nelle aziende e nelle famiglie lavorano perché si rendono conto che soltanto così possono progredire socialmente. Ormai i romeni d’Italia, che sono più di un milione di persone, portano un notevole contributo allo sviluppo economico del Paese. Non dimentichiamo il loro contributo alla vita spirituale: pregano con le persone che curano, chiamano i sacerdoti cattolici pe confessarle e comunicarle, le accompagnano in chiesa. Molti danno una bella testimonianza della spiritualità ortodossa: il segno della croce, l’inchino, il bacio dell’icona, il digiuno, le preghiere per le puerpere sono ormai note.
Questa spiritualità viene coltivata presso le oltre 200 parrocchie ortodosse romene che funzionano sotto la guida del vescovo Siluan della diocesi ortodossa romena d’Italia. La maggioranza utilizza luoghi di culto italiani, per i quali siamo profondamente riconoscenti alla Conferenza episcopale italiana. I romeni che vi abitano da più tempo in Occidente sono integrati, formano famiglie miste, comprano abitazioni, alcuni hanno ricevuto la cittadinanza italiana.
Il processo d’integrazione continua. Cominciamo a costruire chiese proprie e a seppellire i defunti in terra italiana e con ciò si mettono le radici di una comunità romena stabile. I romeni che “fanno notizia nel male” sono un’infima minoranza messa troppo in evidenza dai mass media.
— Il sinodo pan-ortodosso si è svolto a Creta nel giugno scorso. Alcune Chiese, come il Patriarcato di Mosca, non hanno partecipato; si chiedeva un rinvio che il patriarca Bartolomeo I non ha accolto.
Il Sinodo ortodosso celebrato nell’isola Creta nel 2016 entra nella storia della Chiesa come un momento importante. Esso manifesta la sinodalità, caratteristica specifica della Chiesa ortodossa, che non abbiamo potuto manifestare da secoli, a causa delle severe condizioni storiche.
Il Sinodo si preparava da più di 50 anni. Alla redazione dell’ordine del giorno e dei testi da presentare nelle assemblee hanno partecipato tutte le Chiese e le ultime decisioni hanno tenuto conto anche delle proposte di miglioramento delle Chiese dell’Antiochia, della Bulgaria, della Georgia e della Russia, assenti a Creta. Dispiace che non hanno potuto prendere parte ai lavori, ma ci rende sereni il fatto che partecipano con i loro delegati a diversi incontri ecumenici, sia di vertice, che locale.
— Che cosa si muove oggi nel mondo ortodosso? E verso l’esterno? L’Europa, la crisi economica e di valori, il terrorismo, le altre Chiese e le altre religioni…: su cosa si concentra la riflessione?
Personalmente ho l’impressione che all’interno della Chiesa Ortodossa i temi più delicati sono di carattere canonico e riguardano la modalità di accordare l’autonomia e l’autocefalia delle singole Chiese e l’organizzazione della diaspora. La difficoltà di trovare le soluzioni deriva da una specie di collisione tra i principi canonico ed etnico. La soluzione dovrà esprimere il carattere universale della Chiesa ortodossa, che per adesso, a causa di note condizioni storiche, ha le sedi delle Chiese autocefali piuttosto in Europa Orientale e nel vicino Oriente.
Verso l’esterno, la Chiesa ortodossa collabora con le altre Chiese e comunità ecclesiali per affermare i veri valori e per trovare soluzioni ai problemi del mondo: povertà, guerre, terrorismo…
— Per un cattolico capire il mondo ortodosso, soprattutto sul piano della struttura, non è facile. Gli ortodossi come guardano alla Chiesa cattolica?
Per capire la Chiesa ortodossa occorre capire che ha la stessa fede, la stessa liturgia e gli stessi principi canonici in tutte le Chiese autocefale. Basta che siano canoniche. Gli ortodossi guardano alla Chiesa cattolica con ammirazione per il suo ordinamento, per la sua capacità di farsi prossima ai poveri. Aspetterebbero più calore nelle celebrazioni liturgiche. Comunque è la Chiesa più vicina che è stimata come sorella.
D. M.
Servizio pubblicato a pag. 11 dell’edizione di giovedì 19 gennaio 2017
