17 Settembre 2016

Lo sport insegna a vivere

Lo sport insegna a vivere

Il vescovo Mazza in Cattedrale: si cresce come persone capaci di relazioni e di amore

Giacomo Carini, campione di nuoto

Mons. Carlo Mazza, Vescovo di Fidenza

“Praticando lo sport ho riscoperto Dio – ha spiegato Giacomo Carini, giovane nuotatore piacentino con un tempo di tutto rilievo a livello nazionale nei 200 farfalla -. Da Lui ho ricevuto un talento da mettere a frutto e mi sono reso conto che ciò che conta non è vincere ad ogni costo, ma crescere come persona. Devo dire grazie anche ai miei genitori che mi hanno sempre aiutato. Incoraggio tutti i giovani a vivere lo sport con questo spirito”.
È stato l’atleta piacentino ad aprire la messa per il Giubileo della famiglia e dello sport in Cattedrale, celebrazione presieduta dal vescovo di Fidenza mons. Carlo Mazza. Il Giubileo è stato vissuto in forma ridotta a causa della pioggia e della concomitanza della manifestazione del sindacato Usb. All’inizio è stato letto un messaggio di saluto del vescovo mons. Gianni Ambrosio, impegnato con i vescovi europei a Sarajevo.

“Oggi in questa festa della famiglia e dello sport – ha detto mons. Mazza – vogliamo mettere al centro l’amore, quell’amore che ci è stato dato gratuitamente da Dio. Il luogo speciale in cui fa esperienza di un amore fecondo, capace di generare la vita, è la famiglia. Chi accoglie quest’amore, nel contesto attuale, diventa capace di rinnovare la società dalle sue fondamenta perché lui stesso si appoggia al fondamento, Cristo”.
“Non possiamo negarci – ha aggiunto – che la famiglia oggi è in grave crisi. Papa Francesco nell’esortazione post-sinodale «Amoris laetitia» si rivolge a tutte le famiglie e annuncia loro la grandezza della gioia di amare. Nella società di oggi le famiglie cristiane sono chiamate a non chiudersi in se stesse, a non nascondersi, ma a portare a tutti questo lievito dell’amore capace di trasformare ogni situazione. La famiglia, come affermava spesso Giovanni Paolo II, è sotto attacco sul piano culturale. Non chiudiamoci, ma facciamo brillare la ricchezza della famiglia perché anche nei suoi limiti umani risplenda la grandezza dell’amore di Dio”.

Tra la famiglia e lo sport – ha proseguito il Vescovo di Fidenza – c’è un legame speciale. Nello sport si fa l’esperienza che la vita è gioia, una gioia che richiede anche sacrificio. Un giorno il campione Yuri Chechi mi disse: sai che per affrontare le gare, io faccio 18 ore di palestra al giorno? E io aggiungo: lo sport non sviluppa solo il fisico, ma l’intera persona. Ci dà il senso del limite, ci fa conoscere noi stessi, ci fa crescere in armonia con noi stessi e con gli altri, ci fa cercare amicizie vere senza il bisogno di sostanze che alterano il nostro equilibrio fisico e psichico.
La famiglia – ha concluso – non ha surrogati. Anche lo sport aiuta la famiglia ad essere se stessa.

Nel corso della messa è stata ricordata anche suor Leonella Sgorbati, religiosa piacentina della Consolata, uccisa dieci anni fa in Somalia. Le sue ultime parole, “perdono, perdono, perdono” – ha detto Carlo Dionedi, vicepresidente del Forum delle famiglie – ci aiutano a capire che la vera misericordia è possibile solamente grazie all’opera di Dio in noi.
Alla messa si è pregato anche per Abd Elsalam Ahmed Eldanf l’operaio egiziano morto nei giorni scorsi a Piacenza e per il quale è stata organizzata la manifestazione sindacale.

Al termine della messa, animata dal coro della parrocchia di San Vittore, è intervenuta Barbara Bolzoni, la mamma di Simone Boiocchi, giovane 22enne disabile. Simone – ha detto la madre – ha subito molte operazioni chirurgiche ma non ha mai perso la speranza. A scuola grazie al Comitato paralimpico, rappresentato alla messa dal suo presidente Franco Paratici, Simone ha conosciuto lo sport, prima il tiro con l’arco, poi l’atletica in cui ha conseguito risultati di prim’ordine nella velocità. Così ha imparato anche ad andare in bicicletta. È un segno – ha concluso – di come lo sport può davvero aiutare le persone a scoprire se stesse e i propri talenti.

Clicca qui per leggere l’omelia del vescovo mons. Carlo Mazza

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