«Giovani, innamoratevi della politica»
L’analisi del gesuita Sorge: la politica ha perso l’anima e si è avvelenata
“La politica si è avvelenata, ha perso l’anima e i giovani devono ridargliela”. Così padre Bartolomeo Sorge, gesuita e politologo, ha dato coraggio ai giovani presenti al Festival del Diritto.
L’incontro, organizzato e introdotto da Umberto Morelli del Movimento Cristiano Lavoratori, aveva l’obiettivo di analizzare le radici della crisi politica e fotografare la situazione attuale.
“Papa Francesco – ha esordito padre Sorge – sta dando forza ai suoi messaggi in questo momento di crisi della politica. Ci dice che la nostra casa comune sta franando proprio a causa della politica: ogni provvedimento ci dovrebbe sempre interessare. La politica è il sangue della democrazia, se si avvelena, muore l’organismo. Una politica che non è più all’altezza del sangue”. Secondo il gesuita, già direttore della rivista “Aggiornamenti sociali”, è malata, e rischia di morire. “La politica ha perso l’anima, è corrotta. Su ogni giornale e tg questo viene fuori a tutti i livelli: dobbiamo pensare a resuscitarla. La sfida di oggi è dare un’anima alla politica”.
L’ERRORE: TRASFORMARE IL POTERE DA STRUMENTO A FINE. “Dirò un’eresia: era quasi meglio quando imperversavano le ideologie, sebbene fossero sbagliate. C’erano coetanei comunisti che piangevano per la politica, finivano in carcere per i loro ideali. Se un giovane non ha un ideale, ha sciupato la propria giovinezza. Per costruire qualcosa nella vita bisogna credere a qualcosa, da cui prendere le energie”.
Giovanni Paolo II commentò la Caduta nel Muro di Berlino affermando che il comunismo aveva fallito perché era una risposta sbagliata, ma i problemi che sottolineava erano assolutamente veri.
“Non ha vinto il capitalismo – ha riflettuto Sorge -, questo l’abbiamo capito nel 2008 con il crollo delle borse”. Non siamo ancora venuti fuori da quella crisi economica e le ideologie sono state smentite dalla storia.
Che fare allora?
“La politica ora è mero pragmatismo, piena di corruzione e interesse. Bisogna dare rappresentanza al popolo, riuscire a vivere uniti, rispettando le diversità: questa è la vera sfida del XXI secolo. Il potere – politico, economico – non si deve disprezzare, senza quello non si fa nulla. L’errore è trasformare il potere da strumento della politica, a fine. Non si può fare politica per il potere, è un mondo capovolto: diventa un’ossessione”.
POLITICI PER VOCAZIONE. Ma uscire dalla crisi è possibile. “Il Papa gira il mondo – lo va a dire a Cuba, agli Usa – spinto dal Vangelo ma anche dalla razionalità umana, a parlare della buona politica. C’è una “bussola” per vivere la politica, con 4 punti cardinali: la moralità e tensione etica, la laicità, il primato del bene comune e il potere inteso come servizio. I fondatori della Repubblica – penso a uno come De Gasperi – avevano tutti questi elementi. Non si può fare il politico come un’altra professione. Il prete, il medico, il politico senza vocazione, sono un disastro: dovrebbero essere vite dedicate agli altri. Il professionista della politica, colui che lo fa per stipendio e non per compiere una missione, non si dà. Non si può vivere alla giornata, ci vogliono programmi coraggiosi di lungo sguardo. Mettere insieme le esigenze immediate con strategie future: questo è difficile se mancano gli ideali”.
“Dopo le ideologie – ha concluso il gesuita – che ci hanno impegnato socialmente, è emerso il troppo individualismo della società. Le persone sono diventate numeri: se il Pil cade di un punto o la Borsa perde, si interviene. Se un operaio muore al lavoro, non interessa. L’egoismo sta rovinando la democrazia: ecco perché il Papa va in giro a seminare ideali”.
Infine, un invito carico di speranza ai presenti. “Cari giovani, potrebbe essere la vostra vocazione, abbiamo bisogno di voi. Preparatevi e innamoratevi della politica”.
Filippo Mulazzi
Articolo pubblicato su “il Nuovo Giornale” di venerdì 2 ottobre 2015
