Al mercoledì sera la Comunità “Giovanni XXIII” scende in strada
Si prega insieme e poi dalle 22 l’équipe incontra nelle vie di Piacenza le ragazze schiave della prostituzione
Piacenza, mercoledì sera ore 22.
“Ciao, come stai?”.
Una semplice domanda, comune e quasi scontata per la maggior parte della gente, ma non per tutti.
Non per chi tutte le sere è abituata a sentirsi chiedere unicamente: “Quanto vuoi?”.
Così nasce la relazione tra i volontari della comunità Papa Giovanni XXIII e una ragazza vittima di prostituzione schiavizzata, così prende il via l’incontro tra l’équipe dell’unità di strada anti tratta di Piacenza della Papa Giovanni e le donne schiavizzate per fini sessuali.
Una volta alla settimana, l’équipe scende nelle buie strade di Piacenza: nessun presidio sanitario o thè caldo distribuiti, ma una mano tesa, la possibilità di uscire dal mondo della prostituzione e l’opportunità di essere accompagnati nella costruzione di una nuova vita.
Ore 21.45 Il primo incontro? Quello con Dio.
All’orario concordato sette volontari scendono dalle proprie auto, uno scambio di saluti e battute e poi via, a pregare.
Prima di ogni incontro, intenzione o azione c’è la preghiera comune; a bordo di un auto o in mezzo ad un piazzale, come questa sera.
Ore 22.00 Ti racconto il mio sogno infranto.
I volontari sono pronti all’incontro, un rapido confronto e i presenti si dividono in piccoli gruppi, per non intimorire o creare diffidenza nelle ragazze.
Eccole in lontananza: pochi abiti addosso e un sorriso in volto, una maschera che forzatamente indossano.
“Sono le maschere che indossano per non mostrare la sofferenza – sottolinea uno dei volontari e prosegue -: la strada ti fa corazzare, è forse l’unico modo per resistere, per sopravvivere. Quel sorriso che tu vedi è una corazza, come quelle frasi pungenti che a volte ti tirano addosso. è il loro modo di difendersi”.
“Ciao come ti chiami? Come stai?”.
Di fronte a noi una giovanissima ragazza, di origine albanese, ascolta con attenzione e si racconta tra paura e dolore: è arrivata in Italia con la promessa di un lavoro come cameriera, i suoi familiari hanno speso denaro per farla partire ed ora si ritrova in strada, nessuna opportunità di svolta, sola e paralizzata dalla paura.
Ore 22.25 A tu per tu con contraddizioni e dolore.
Si procede pochi passi avanti ed ecco delle giovanissime rumene: qualcuna si allontana, qualcuna si lascia avvicinare.
“Vieni via con noi”, ma spiazzante è la risposta, che in questa serata in strada si rivelerà un tormentone: “Per caso me lo dai tu un lavoro? Lavorare poi per cosa? Per pochissimi euro?”
La serata non è ancora terminata, in un angolo vi è una ragazza già avvicinata dai volontari nelle precedenti uscite: ad appena dieci giorni dal parto è già in strada, con due occhi persi nel vuoto che dopo due battute coi volontari si riempiono di lacrime.
Ore 22.50 Nessuna donna nasce prostituta.
Altri passi, altri incontri, altre storie.
“A chi immagina le ragazze in strada come donne libere e consapevoli dico di venire ad incontrarle in strada, abbracciarle – racconta una delle volontarie.
In questi anni ne abbiamo conosciute tante: spaventate, paralizzate dalla paura che potesse accadere qualcosa ai propri familiari, sfruttate dai loro stessi mariti, separate dai propri figli già nati o ancora in grembo.
Qui ogni sera si consuma un dramma, che è il dramma sociale e umano: da una parte ci sono le ragazze che sono sfruttate, costrette a lasciare i loro affetti per finire sulle strade di un Paese lontano dove diventano l’oggetto di qualcuno, dall’altra parte ci sono i clienti, molto spesso padri di famiglia e che evidenziano il dramma di tante famiglie che indirettamente vengono coinvolte.
Noi siamo qui per le ragazze: ricordiamoci che se non ci fosse la domanda non avrebbe ragione di esistere l’offerta”.
Ore 23.30 Buonanotte, ma l’impegno per la dignità della donna non può dormire mai.
Così come si è iniziato, si conclude: nella preghiera, affidandosi al Padre.
“Volete pregare con noi?”.
Mani che si intrecciano, non di prostitute e volontari ma di uomini e donne che si affidano a Cristo.
È trascorsa oltre un’ora e mezza: l’aria fuori è pungente, il termometro dell’auto segna cinque gradi. Ma non si è percepito il trascorrere del tempo e nemmeno il freddo.
Il freddo del dolore che attanaglia tanti cuori quello sì, il freddo dell’insensatezza di chi ha abbassato un finestrino e ha comprato il corpo di una schiava, il freddo celato nel sorriso di chi sembra felice del suo mestiere ma nasconde chissà cosa.
Tanto freddo, tanto calore: quello di uomini e donne che dopo aver salutato la famiglia o rimboccato le coperte ai propri figli sono usciti in strada a condividere un pezzetto di vita con gli ultimi; quelli che proprio non riescono a dormire sonni tranquilli fino a quando fratelli e sorelle vivranno schiacciati dalle ingiustizie.
E la prossima settimana, statene certi, li troverete ancora lì.
Erika Negroni
La “Giovanni XIII” a Piacenza
Fondata da don Oreste Benzi a Rimini alla fine degli anni ‘60, la “Comunità Papa Giovanni XXIII” è riconosciuta dal Pontificio Consiglio dei Laici come “Associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio” dal 2004. Presente in 32 nazioni, ha la vocazione di condividere la vita degli ultimi e rimuovere le cause che creano l’emarginazione.
“La peculiarità della nostra comunità è la casa-famiglia, una casa in cui un papà e una mamma accolgono i poveri, senza distinzione di età o situazioni di provenienza – ha detto Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità -. La profonda intuizione è semplice: la famiglia è il sistema relazionale per eccellenza. Tutti hanno diritto ad una famiglia, allora noi diamo una famiglia a chi non ce l’ha”.
A Piacenza la Comunità è presente con quattro case famiglia: a Caorso con Mauro e Lodovica Carioni, a Fiorenzuola con Enzo ed Orietta Zerbini, a Rottofreno con Roberto e Romina de Marco e a Piacenza con William e Daniela Bonacina.
Quattro coppie di sposi e 21 persone accolte, quattro famiglie in cui condividono la quotidianità figli naturali, figli “rigenerati” (in affido) ma anche disabili fisici-psichici, anziani e un detenuto che gode della pena alternativa.
A Piacenza è presente anche una casa di preghiera ed accoglienza guidata dalla consacrata Chiara Griffini.
Servizio pubblicato sull’edizione de “il Nuovo Giornale” di venerdì 30 ottobre
In occasione dell’evento “Luci di libertà”, fiaccolata nel centro storico di Piacenza organizzata dall’Associazione Papa Giovanni XXIII a favore della liberazione delle donne vittime della tratta per fini sessuali.
