«Si vuole cancellare la presenza cristiana in Medioriente»
“Si vuole cancellare
la presenza cristiana
in Medioriente”
A Palazzo Galli l’analisi del vescovo di Lodi, mons. Maurizio Malvestiti,
per oltre vent’anni collaboratore della Congregazione delle Chiese Orientali.
Il vuoto di senso dell’Occidente alimenta il fondamentalismo
“Vorrei questa sera farmi ambasciatore di tutti i perseguitati a causa della loro fede”: monsignor Maurizio Malvestiti, vescovo della diocesi di Lodi, è stato ospite della Banca di Piacenza a Palazzo Galli per parlare del rischio di sopravvivenza delle comunità cristiane in Medioriente. Ha presentato l’incontro il giornalista Robert Gionelli, che ha voluto sottolineare la competenza di monsignor Malvestiti in questo ambito, avendo egli collaborato per oltre vent’anni con la Congregazione delle Chiese Orientali, oltre ad essere stato membro della Commissione Bilaterale della Santa Sede ed occupandosi in prima persona della salvaguardia delle comunità cattoliche orientali.
I custodi delle radici
“Molte delle popolazioni che vivono in Medioriente sono oggi costrette a bussare alle nostre porte in cerca di sopravvivenza, non potendo più risiedere nei luoghi natii – così inizia il suo intervento mons. Malvestiti -, in quella terra dove le diverse Chiese e comunità cristiane hanno vissuto fianco a fianco, vicino ai loro «fratelli maggiori» ed insieme a coloro che professano l’islam. Questi territori che esprimono le origini del cammino cristiano, fatto di verità e amore, e dove le tre religioni monoteiste si ritrovano unite nella figura di Abramo. I fatti oggi lasciano una profonda amarezza nel cuore, perché in duemila anni di storia cristiana mai è stata così esplicita la volontà di estirpare dalla Terra Santa, dalla patria del Vangelo, la presenza cristiana”.
”Le popolazioni cristiane del Medioriente sono le custodi viventi delle origini cristiane, molte cantano e pregano ancora nella stessa lingua di Gesù Cristo – prosegue il vescovo Malvestiti -. Per conoscere la storia cristiana e il significato che essa ha avuto nel mondo, non si può prescindere da questa realtà, non essendoci futuro senza il riferimento costante a queste origini. Esse sono riuscite a custodire nelle loro liturgie gli albori del cristianesimo, l’inizio di speranza nell’annuncio di pace di Cristo, da qui hanno avuto origine i semi della nostra fede. In un processo di pace le chiese cristiane d’Oriente sono indispensabili per la loro conoscenza e frequentazione con il mondo islamico ed ebraico”.
I diritti dei più deboli
“Questa sera voglio ricordare le intere popolazioni che hanno dovuto abbandonare le loro terre e i martiri di questa persecuzione – continua il Vescovo di Lodi -. Se vogliamo essere attenti alla libertà e ai diritti fondamentali di tutti non possiamo lasciare che accada ancora. Non è possibile che sotto gli occhi indifferenti del mondo possano avvenire simili cose. Vorrei questa sera farmi ambasciatore di tutti i perseguitati a causa della loro fede, le Chiese devono farsi portavoce dei fondamentali diritti umani, perché sono la coscienza dell’umanità e si devono muovere a beneficio di ogni uomo, di qualsiasi religione, ricordando alla politica degli Stati i propri doveri civili. La libertà religiosa è un diritto che custodisce in sé tutti gli altri, perché mantiene viva la coscienza delle persone. Dobbiamo costruire insieme un mondo d’accoglienza reciproca e di pace, in una comune coscienza di umanità e fraternità. La dignità dell’uomo se non è riconosciuta da tutti è persa per tutti”.
Il dialogo tra le religioni
“Le religioni talora sono considerate la causa di queste difficoltà e possono anche esserlo quando perdono la loro essenza – prosegue monsignor Malvestiti -, ma se sono in grado di essere veramente se stesse e di tornare alle origini possono diventare la vera soluzione del problema, perché ci permettono di riscoprire ciò che è comune a tutti gli uomini”.
“Non dobbiamo avere paura delle diversità – puntualizza il Vescovo di Lodi – perché sono l’espressione della multiforme sapienza dell’unico Spirito. Le diversità non nuocciono mai all’unità, bensì la esaltano, perché non è nella uniformità ma nell’incontro delle differenze che imparano reciprocamente ad accogliersi. In particolare la nostra Chiesa ha davanti a sé un cammino ecumenico irreversibile, perché i cristiani devono trovare tra loro unità. Per quanto riguarda le altre religioni è necessario un incontro inderogabile basato sul dialogo e sui princìpi comuni”.
Le colpe dell’Occidente
Mons. Malvestiti riserva una riflessione alle responsabilità dell’Occidente nella diffusione del radicalismo islamico. “Sento una forte pena nel cuore quando vedo giovani islamici, magari in Occidente da diverse generazioni, partire per ritornare in Oriente affascinati dalla morte, a seminare morte. La responsabilità si deve imputare anche al senso di vuoto che la nostra società sta diffondendo, non essendo più capace di attrarre a sé con risposte definitive sul domani e sul senso della vita. È necessario recuperare la propria storia e la propria identità, risvegliando le coscienze, facendosi aiutare anche dalle religioni che possono rispondere al bisogno di senso che l’uomo porta dentro di sé. Se non facciamo tutto ciò rischiamo di essere travolti”.
Stefania Micheli
Articolo pubblicato sull’edizione di venerdì 9 ottobre 2015
