13 Ottobre 2015

Il giornalista Quirico: “ogni migrante ha la sua storia”

Il giornalista Quirico:
“ogni migrante ha la sua storia”

Nell’intervento al Convegno ecclesiale di Fiorenzuola
ha parlato della sua esperienza di “viaggiatore”
sui barconi: nel viaggio il migrante cambia identità

Venerdì 2 ottobre, presso il cinema Capitol di Fiorenzuola, il giornalista de La Stampa, Domenico Quirico ha tenuto un incontro dedicato al Convegno San Fiorenzo sulla tematica della migrazione, un vero racconto di vita che ha lasciato il segno nel pubblico.

Il giornalista ha segnato come primo incontro con il fenomeno migratorio la primavera del 2011, quando sbarcò in Libia per documentarsi e fare esperienza sul campo. Era il periodo della “Primavera araba” segnata da un movimento umano di giovani tunisini che viaggiavano per mezzo di barconi per raggiungere Lampedusa. L’obiettivo di Quirico fu proprio quello di viaggiare con loro e capire le ragioni del loro viaggio. “La migrazione – ha ricordato il giornalista – è il viaggio; le conseguenze che essa determina si trovano nel viaggio, in quel tempo e in quello spazio tra partenza e arrivo. Nel viaggio il migrante cambia la propria identità diventa un’altra persona”. A seguito di questa affermazione, il giornalista ha invitato il pubblico a riflettere su una questione fondamentale: le motivazioni della partenza. L’errore umano principale è quello di generalizzare, di parlare di masse e di numeri, senza guardare all’identità e alle motivazioni del singolo. “Spesso domandiamo al migrante, da dove viene e quale sia il suo passaporto, senza capire che tutto quello che era e che aveva appartiene al passato, un passato che ha abbandonato e che non fa più parte di lui”.

Quirico ha poi spiegato come il fenomeno della migrazione sia estremamente vasto e in continuo cambiamento, basti pensare alle migrazioni di oggi, i grandi sbarchi delle famiglie, molto differenti rispetto al fenomeno nel 2011, quando sbarcavano solo uomini e ragazzi. Anche le motivazioni che accompagnano i migranti sono varie; la migrazione può essere un modo per sfuggire alla povertà e alla miseria oppure un rito di passaggio. Dal dibattito poi, sono emersi alcune questioni fondamentali tra le quali quella che riguarda il ritorno. “Non c’è nessun luogo in cui possono tornare. Loro cambiano nel viaggio ma per necessità, non per scelta. Le città si stanno svuotando.

Ci sono più di 200 milioni di migranti, bisogna cominciare a ragionare in termini di nascita di un popolo nuovo, con caratteristiche nuove: il popolo dei migranti. Solo così si potrà costruire una politica della migrazione diversa”. Infine la metafora del buon Samaritano è stata la chiave per capire il punto di vista del giornalista.

Quirico si è servito del comportamento di accoglienza, aiuto ed empatia del personaggio biblico per spiegare l’atteggiamento che ogni cittadino dovrebbe assumere nei confronti del migrante: “dobbiamo tendere la mano” e non chiudere le porte. Il contributo del giornalista ha soddisfatto e incuriosito l’intera platea tra cui si trovava anche Marco Vallisa, cittadino di Roveleto sopravvissuto al rapimento di quattro mesi in Libia. La presenza di Vallisa è stata preziosa, testimonianza viva con la quale diverse persone del pubblico si sono confrontate al termine dell’incontro.

Elena Coperchini

Articolo pubblicato sull’edizione di venerdì 9 ottobre 2015

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