Boom di borse viveri: 50mila all’anno
POVERTA’ ALIMENTARE / L’indagine della Caritas tra le realtà ecclesiali del Piacentino
Boom di borse viveri:
50mila all’anno
“Dar da mangiare agli affamati”. Stando ai numeri, la prima delle sette opere di misericordia corporali è pienamente realizzata nel Piacentino. Un’indagine della Caritas diocesana presentata al convegno di Caritas Internationalis ad Expo – e inserita nel Dossier 2015 che verrà illustrato il 10 ottobre al centro Il Samaritano – valuta intorno alle 50mila all’anno le borse viveri che in diocesi vengono distribuite alle persone bisognose da enti e realtà del mondo ecclesiale.
Un vero e proprio boom, che fa il paio con l’aumento delle famiglie che chiedono aiuto. Se ci fermiamo ai soli dati della Caritas di via Giordani, dal Duemila a oggi le borse viveri mensili sono passate da 880 a 5.699: sei volte tanto. Le famiglie aiutate nel 2009 erano 425, nel 2014 sono state 649. I pasti offerti alla Mensa della fraternità nel 2014 hanno sfiorato i 38.500.
“La povertà alimentare è un dato di fatto che i numeri quantificano. Ma come Chiesa non dobbiamo limitarci ad essere «distributori»: quel che conta è la qualità delle relazioni che sappiamo costruire e quelle non sono misurabili”, sottolinea Giuseppe Chiodaroli, direttore della Caritas diocesana. Complice Expo, di cibo e lotta allo spreco si è parlato molto negli ultimi mesi. Anche Caritas – nel solco dei convegni nazionali, del Giubileo della Misericordia e dell’anno pastorale della diocesi – vuole rilanciare il tema della “povertà alimentare” mettendo al centro la persona, non soltanto il bisogno.
Più di 400 alla Caritas per la prima volta
Le persone ascoltate dalla Caritas diocesana sono scese tra il 2013 e il 2014 da 1.659 a 1.555 (1024 gli stranieri, 531 gli italiani), tuttavia sono aumentati i numeri dei colloqui e il tempo dedicato alle persone. “Le storie di vita sono complesse, richiedono un accompagnamento sempre più articolato e approfondito”, commenta Chiodaroli. Sono 408 i volti nuovi che hanno bussato al centro d’ascolto nel 2014. Gli stranieri senza permesso di soggiorno sono ormai una percentuale residua.
Dietro la richiesta di una borsa viveri o di un pasto alla mensa ci sono le motivazioni più svariate. “Ci sono famiglie – esemplifica Chiodaroli – che vivono con un unico reddito e che preferiscono usare i soldi per pagare le bollette, sacrificando il cibo: mangiano, ma mangiano male”. Aumenta l’incidenza di chi si trova privo di legami familiari e finisce in strada. Delle 1.555 persone entrate in contatto con la Caritas diocesana l’anno scorso 370 sono “senza fissa dimora” (44 le donne, dato in crescita se lo paragoniamo alle 16 del 2008). “Ci sono inoltre persone fragili che hanno problemi di depressione, di disturbi alimentari o psichiatrici, di dipendenze e una debole rete di relazioni attorno – fa notare Chiodaroli -. E c’è anche la zona grigia di singoli o famiglie segnati da eventi critici che li espone alla povertà: una malattia, la separazione, il precariato, la disoccupazione”.
“Il pane da spezzare con loro – fa notare il direttore della Caritas – è anche quello dell’accoglienza di chi non giudica ma si fa compagno di viaggio per gettare le basi verso una progressiva autonomia. Anche preparare un pasto, servire il cibo, pranzare insieme in un ambiente accogliente vuol dire trasmettere alle persone il messaggio «mi interessi, voglio che tu viva», e al tempo stesso restituire loro dignità”.
Buttiamo 7 euro di cibo alla settimana
Caritas ha anche steso una previsione delle necessità alimentari per l’anno in corso per i propri servizi. Pasta, olio, riso, zucchero, farina, latte, carne e scatolame, biscotti, frutta e verdura, formaggi, ma anche detersivi e pannolini per bambini: il fabbisogno ammonta a 137.980 chili, per un costo di 260.905 euro. Il 35% è assicurato dalle donazioni (35 aziende, 25 scuole, i gruppi Lions e Rotary, la Fondazione di Piacenza e Vigevano), il 34% viene acquistato dalla Caritas diocesana, il 31% arriva dall’agenzia europea Agea.
“Il problema alimentare va affrontato anche intervenendo laddove l’emergenza si origina, per un cambiamento di mentalità sui nostri modi di vivere”, puntualizza Chiodaroli. L’Osservatorio italiano Waste Watcher attesta che il 42% degli sprechi alimentari avviene proprio in famiglia: si buttano in media 7 euro di alimenti a settimana.
Barbara Sartori
Articolo pubblicato sull’edizione di venerdì 25 settembre 2015
