28 Maggio 2015

«Resto in Libia, non ho paura»

“Resto in Libia,
non ho paura

Il vicario apostolico di Tripoli Giovanni Innocenzo Martinelli, francescano:
“Dio non cerca teste mozzate, ma se devo dare testimonianza fino al martirio lo farò”.
Il suo è un gregge ridotto a 300 fedeli: “abbandonarli sarebbe un tradimento”

 

“Se non ci fosse la fede, non saremmo qui. Noi francescani di Tripoli siamo qui proprio per essere testimoni di quello che Gesù ci dice di fare”. Non abbandona il piccolo gregge di cattolici della capitale libica il vicario apostolico Giovanni Innocenzo Martinelli, francescano. La sua chiesa, intitolata al santo di Assisi, è a poche decine di metri dall’ambasciata italiana.
Mons. Martinelli in questa terra ci è nato, a El Khadra, il 5 febbraio del ‘42. Poi i genitori sono stati costretti a tornare in Italia. Lui vi ha fatto ritorno nel 1971 da Camacici, nel Veronese. E non ha intenzione di lasciarla. “Perché – ha dichiarato al Corriere del Veneto – la mia comunità è qui. Come faccio a mollare? Sarebbe un tradimento”.
Sono trecento i cristiani cattolici, tutti filippini, ancora a Tripoli. Mentre gli jihadisti del Daesh sono già in città, mons. Martinelli torna a rilanciare al mondo il suo appello al dialogo. “Siamo in una situazione di ambiguità – ha spiegato a Radio Vaticana a proposito della situazione politica che si è creata nel dopo Gheddafi -. È mancato il dialogo per tanto tempo, bisogna recuperarlo. È tutto da rifare. Il Paese è diviso e fa fatica a ritrovare l’unità interna”.

Il cristianesimo nel Paese


Il cristianesimo ha messo piede in Libia sin dagli inizi della Chiesa. Il Vangelo cita un certo Simone di Cirene che aiutò Gesù a portare la croce. Negli Atti degli Apostoli si dice che a Gerusalemme, il giorno di Pentecoste, erano presenti fedeli da Cirene, che si convertirono a Cristo e dunque portarono la fede nelle loro terre. Con l’avvento dell’islam il cristianesimo scompare dalle coste meridionali del Mediterraneo, per tornarvi nel Medioevo con fasi alterne di persecuzioni e tranquillità.
Con la conquista italiana nel ventennio fascista aumenta il numero di cattolici; è in quel periodo che la Santa Sede istituisce, accanto al vicariato apostolico di Tripoli, eretto nel 1630, le circoscrizioni ecclesiastiche di Bengasi, Derna e Misurata.
Durante il regime di Gheddafi le stime indicavano la presenza di circa 50mila cristiani in Libia, la maggioranza lavoratori migranti, subsahariani, occidentali o asiatici. Ora molti sono partiti  a causa dell’instabilità crescente. L’Annuario pontificio registrava 156mila cattolici nel 2010, diventati 13mila nel 2013.

Cir: tra i migranti in fuga
un terzo sono cristiani


Il Cir, il Centro italiano per i rifugiati, sta valutando in questi giorni se chiudere o meno la sua sede a Tripoli, dove sono presenti ora due operatori, un libico e un iracheno, mentre l’altro operatore, un nostro connazionale, doveva rientrare, ma è rimasto in Italia. I media italiani parlano di circa 200mila migranti in attesa di partire dalla Libia verso l’Europa. Secondo Gino Barsella, responsabile dei progetti nordafricani del Cir, che di solito si muove tra l’Algeria e la Libia, “un terzo sono cristiani”.
“Siamo molto preoccupati – non ha nascosto al Sir, l’agenzia di stampa della Cei -. Dal 2009 ad oggi non abbiamo mai lasciato la Libia, speriamo di non doverlo fare ora. La questione della presenza dell’Isis in Libia è seria, perché è crollato tutto il sistema interno, non c’è più un governo stabile. L’unica via d’uscita è coinvolgere i libici nel dialogo e avviare una via diplomatica. Non credo che un intervento armato possa risolvere la situazione”.
Barsella teme che l’Isis abbia intenzione di conquistare l’Europa. “ Si muove e guadagna spazi in Libia perché, come la Siria, è un Paese destabilizzato, mentre in Egitto e in Algeria – commenta – viene contrastato da eserciti forti”.
“I cristiani in Libia non hanno mai avuto problemi -ricorda Barsella -. Ai tempi di Gheddafi la Libia rimpatriava ogni anno 35-40.000 migranti subsahariani, sicuramente almeno 20mila l’anno erano cristiani. Oggi ce ne sono molti tra i migranti subsahariani, provenienti da Nigeria, Ghana, Eritrea, che però sono incanalati nei percorsi gestiti dai trafficanti e non hanno nessuna possibilità di andare in chiesa. Di solito invece la domenica e il venerdì la cattedrale di Tripoli era pienissima di africani”.

Sgozzati perché cristiani


“Sgozzati solo perché cristiani”: Papa Francesco ha voluto ricordare i 21 copti di nazionalità egiziana uccisi in Libia nella messa che ha celebrato per loro in Santa Marta. Lunedì ne sono stati rapiti altri 35. “Il sangue dei nostri fratelli cristiani è una testimonianza che grida”, ha sottolineato il Papa, che all’udienza generale ha rilanciato l’appello a pregare per la pace in Nord Africa, Medio Oriente e in Ucraina.
Di “culmine della mia testimonianza” ha parlato mons. Martinelli in un’intervista al Corriere. “Ho visto delle teste tagliate e ho pensato che anch’io potrei fare quella fine. E se Dio vorrà che quel termine sia la mia testa tagliata, così sarà. Anche se Dio non cerca teste mozzate, ma altre cose in un uomo… Poter dare testimonianza è una cosa preziosa – ha concluso il vicario di Tripoli -. Io ringrazio il Signore che mi permette di farlo, anche con il martirio. Non so fino a dove mi porterà questo cammino. Se mi porterà alla morte, vorrà dire che per me Dio ha scelto così… Io da qui non mi muovo. E non ho paura”.

 (Il Nuovo Giornale n. 7/2015 – 20 febbraio)

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