«Gli islamici ci chiedono di toglierci la croce»
“Gli islamici ci chiedono
di toglierci la croce”
Le Figlie di Sant’Anna impegnate tra le donne musulmane in Kenya:
“con la nostra accoglienza testimoniamo l’amore di Dio.
E ci accorgiamo che tutto questo inizia a cambiare il modo di vivere”
L’Istituto religioso femminile delle figlie di Sant’Anna, fondato a Piacenza da Rosa Gattorno nel 1866, ha un nuovo consiglio generale. Suor Anna Rita Caiaffa, 65 anni di Copertino (Lecce), è la nuova superiora generale dell’Ordine. 24 anni da missionaria, prima 12 anni in Bolivia e poi in India, dopodiché è stata chiamata per sei anni come vicaria generale dell’Ordine. Ora, le è stato affidato il nuovo.
A partire dal 1878 le religiose di Rosa Gattorno si diffusero in Bolivia e poi in Cile, in Brasile e in Perù; nel 1886, su invito del Governo italiano, le figlie di Sant’Anna aprirono case anche in Eritrea. Nel mondo oggi sono 1200, e anche se le vocazioni non sono numerose come all’inizio, suor Anna Rita rassicura: ”La cosa importante è la qualità non la quantità. La nostra spiritualità è quella del «piccolo resto». Andiamo avanti con la grazia del Signore”. Il maggior numero di vocazioni oggi lo si ha in Africa, soprattutto in Eritrea ed Etiopia.
“L’Istituto – spiega suor Anna Rita – è impegnato innanzitutto nell’evangelizzazione; nell’aspetto socio-educativo e socio-sanitario e poi nella presenza pastorale nella Chiesa locale”. Le ultime comunità aperte, dopo essersi diffuse in Israele, in Palestina e in Egitto, sono in Giordania e in India al confine con la Cina nell’ottobre del 2012. Le Case che sono state aperte hanno la specifica missione di evangelizzare e di assistere le ragazze giovani. “L’educazione e l’assistenza è fondamentale, e si estende anche alle famiglie – racconta suor Anna Rita -, chissà domani magari apriremo delle comunità in Cina, in Vietnam, in Thailandia… non tagliamo le ali della colomba dello Spirito Santo!”
Il carisma: l’annuncio
della misericordia
Il loro carisma si fonda sull’annuncio della Misericordia ed è quindi legato al Giubileo che il Papa ha indetto a partire dall’8 dicembre 2015. Nella regola del 1869 c’è una espressione che definisce le figlie di sant’Anna “ministre della Misericordia” nella Chiesa e nel mondo: questo Giubileo coincide con la celebrazione dei 150 anni dell’Istituto.
“La misericordia per noi è l’immagine di Dio che accoglie, che perdona e che va in cerca dell’uomo e delle sue miserie, e annuncia l’amore indistintamente al di là della religione, della razza e della cultura”, dice suor Anna Rita.
Del nuovo Consiglio generale fa parte anche suor Anna Maria Pinton, di Padova, legata a Piacenza perché per quasi 10 anni ha vissuto all’Istituto Scalabrini in via Borghetto, lavorando anche all’ufficio missionario. “Una parte del mio cuore è qui perché mi sono formata spiritualmente durante il noviziato”, racconta suor Anna Maria. Dopo un periodo a Novara nell’oratorio a servizio della Pastorale giovanile e familiare, la religiosa si è spostata nelle Filippine per 17 anni, l’unica nazione cattolica in Asia fino a qualche anno fa. “Manila è un centro molto fiorente per la missione e la formazione. è una cultura diversa dalla nostra, ma i filippini sono un popolo che prega e che ha molta fede nonostante la guerra e i conflitti. è un popolo gioioso e ci hanno accolto a braccia aperte”, racconta suor Anna Maria.
Fa parte del consiglio anche suor Zenita Aniceto, nativa del nord-est del Brasile: “i nostri pilastri sono il campo educativo e della salute, oltre ovviamente la dimensione dell’evangelizzazione”. Dal Brasile all’Italia la strada è lunga, e la religiosa brasiliana spiega così la sua scelta: “non so perché sono «finita» in questa congregazione, ce ne sono tante nel mondo, me lo spiego solo pensando che la voce di Dio soffia dove vuole, e che sono stata attratta immediatamente dallo spirito di questo Istituto”. La difficoltà maggiore riscontrata dalle missionarie nel loro impegno è la differenza culturale, soprattutto in Paesi con forte presenza musulmana. “Non è impossibile superare le differenze – spiega suor Zenita -, bisogna sempre tenere in conto che la vita dell’uomo è dono di Dio e questo aiuta a superare le diversità”.
In Kenya tra i musulmani
Suor Anna Birikti viene dall’Eritrea, ha 51 anni e vive nella missione in Kenya da 7 anni. “Le attività principali sono a servizio delle Chiese locali tra i somali musulmani, e con i bambini, e nella clinica per gli aspetti sanitari” – racconta.
Il rapporto con le donne musulmane è più complesso soprattutto per quanto riguarda gli aspetti radicati nella loro religione e cultura, come la poligamia. “Non possiamo parlare di Gesù in modo troppo diretto ma cerchiamo di avere un approccio innanzitutto umano”, spiega suor Anna. “La cosa drammatica sono gli abbandoni dei bambini quando le famiglie musulmane si disgregano a seguito del «cambio di moglie» del marito, le donne abbandonate non si occupano dei figli ma vengono lasciati”. L’approccio con i bambini è indiretto: “Insegniamo loro a pregare anche se anche con loro non parliamo direttamente di Gesù. A volte i musulmani ci chiedono di togliere il Crocifisso che portiamo perché dà loro fastidio: ma noi non la togliamo, è per Cristo che siamo in mezzo a loro!”, racconta la religiosa africana.
Qual è la soluzione per un’efficace evangelizzazione tra le donne musulmane? “La via è educare queste donne, facendo capire perché è sbagliato abbandonare i figli”. La convivenza tra cristiani e musulmani è difficile, raccontano le suore di sant’Anna, soprattutto a fronte di regole radicate nella loro cultura: “All’inizio ci dicevano di non abbracciare le bambine e le donne, cosa che per noi suore è difficile perché siamo materne per natura! Ma le cose sono già cambiate, piano piano la cultura la stiamo cambiando, ora sono le bambine a correre incontro alle suore per abbracciarle e le chiamano mamma! La nostra accoglienza in nome del Vangelo è stata più forte…”. Il Vangelo deve entrare nella cultura, con delicatezza, in modo da trasmettere i valori del Vangelo, utilizzando tutto il tempo necessario. La nuova generale suor Anna Rita spiega: “Bisogna imparare la loro lingua, conoscerli e farseli amici”. Poi iniziare piano piano a far conoscere il Vangelo.
Laura Gotti Tedeschi
(Il Nuovo Giornale n. 14/2015 – 10 aprile)
