Il Vescovo: la Caritas non è assistenza, è aver cura delle relazioni
Non ridurre a un servizio come quello di tante altre realtà l’opera di Caritas: il filo conduttore dell’aver cura – di chi si accoglie, ma anche di chi vi lavora come operatore o volontario e dell’intera comunità cristiana – ha caratterizzato la riflessione del vescovo monsignor Adriano Cevolotto incontrando nella chiesa di Sant’Antonino operatori, volontari e una rappresentanza delle persone che si rivolgono alle strutture della Caritas diocesana. L’occasione è stata la consegna ufficiale della Lettera, frutto cammino della recente Visita pastorale che traccia la rotta per il futuro dell’impegno caritativo sul territorio.
Un vice direttore per la Caritas diocesana: Giuseppe Gallinari
Il Vescovo, nell’esprimere il suo “grazie” a tutti coloro che si spendono in Caritas, nei servizi diocesani e nelle realtà parrocchiali e di Comunità pastorale, ha anche scelto l’appuntamento per annunciare una nuova figura a supporto di Caritas diocesana. Si tratta dell’introduzione del vice direttore, a supporto dell’impegno del direttore dell’organismo diocesano, il diacono Mario Idda. Il suo vice, chiamato a collaborare strettamente con lui, è Giuseppe Gallinari, 69 anni, cresciuto nell’Azione Cattolica di San Paolo prima con mons. Dozza e poi con mons. Perazzoli. Da alcuni anni è volontario Caritas, è sposato ed ha alle spalle una solida esperienza a livello gestionale. Ha iniziato il suo percorso a Confindustria per poi proseguire nei gruppi Astra e Iveco, fino a diventare responsabile del personale alla Cementi Rossi.
Da sinistra, il direttore Mario Idda, il referente dell’Area promozione Caritas Massimo Magnaschi e il nuovo vicedirettore Giuseppe Gallinari.
Oltre il concetto di “utente”: la dignità dell’appartenenza
Uno dei passaggi più forti della riflessione del Vescovo ha riguardato lo sguardo con cui la comunità guarda a chi bussa alle porte della Caritas. È riduttivo e fuorviante – ha precisato – definire queste persone semplicemente “utenti”, assimilandoli ai clienti di un qualsiasi servizio erogato.
“Non sentirli parte della realtà ecclesiale della Caritas è un modo distorto di guardare le persone che accostiamo: anche loro sono a tutti gli effetti parte della Caritas”, ha rimarcato il Vescovo, confermando la scelta significativa di volere una rappresentanza degli stessi ospiti presente alla consegna della Lettera. Un segno tangibile di una Chiesa che non fa solo assistenza a senso unico, ma che riconosce nella relazione di cura un cammino di reciprocità e di appartenenza ecclesiale.
Il Vescovo consegna simbolicamente la Lettera pastorale a una rappresentanza del mondo Caritas.
Lo stile evangelico: dal “congediamoli” alla condivisione
Partendo dal brano evangelico del Vangelo secondo Marco scelto per il momento di preghiera – la pagina della folla stanca, afflitta e numerosa che dopo aver ascoltato per tutta la giornata Gesù è affamata – il Vescovosi è soffermato sulle ragioni e lo stile del prendersi cura. Di fronte al problema complesso della fame e dello smarrimento della folla, la tentazione dei discepoli è quella di liquidare la questione (“congediamoli perché ciascuno provveda”) o di fermarsi di fronte alla sproporzione dei mezzi disponibili.
Gesù suggerisce una prospettiva radicalmente diversa: “Voi stessi date loro da mangiare”. Un invito che spinge a superare la logica fredda dell’acquisto e del calcolo per entrare in quella della condivisione. Cercando tra la gente, i discepoli scoprono risorse inattese – non solo i cinque pani, ma due pesci – che, spezzati e donati, non solo bastano per tutti, ma abbondano. “Quando si entra nella logica della condivisione, la scoperta è questa: ciò che c’è può diventare nutrimento per gli altri”, ha evidenziato mons. Cevolotto, ricordando come la cura non sia un atto unidirezionale, ma un circolo virtuoso capace di trasformare e convertire anche chi serve.
Il Vescovo con il cesto del pane segno di condivisione; accanto a lui, don Pietro Dotti e il cerimoniere Dario Carini.
Le tre consegne per il cammino della Caritas
La consegna che il Vescovo ha lasciato a Caritas assume tre forme.
La cura di chi si prende cura: “La presunzione di essere inesauribili, sempre disponibili, di non aver bisogno rischia di svuotarci e di perdere in umanità”, ha avvertito.
La cura dell’essere operatori pastorali. “Non siamo dei coraggiosi don Chisciotte che affrontano da soli le sfide della vita e della povertà, siamo chiamati a costruire legami insieme agli altri in nome e per conto della comunità cristiana”.
Infine, la cura della comunità cristiana, perché continui a crescere nella carità. “Una fede senza carità è morta, così come la carità disgiunta dalla fede rischia inesorabilmente di inaridirsi”.
La celebrazione di consegna della Lettera dopo la Visita pastorale alla Caritas.
Caritas, il pane segno di comunione
A suggellare l’incontro e a testimoniare la concretezza di questa attenzione alle relazioni interne alla realtà diocesana, la nomina del nuovo vice direttore della Caritas diventa un tassello ulteriore affinché ogni operatore e volontario si senta custodito all’interno di una rete di rapporti in costante crescita. La Lettera pastorale, ora affidata alla lettura personale e comunitaria, si candida a bussola per il lavoro quotidiano, ribadendo che la carità non è semplice filantropia, ma il cuore pulsante e visibile del Vangelo vissuto. Ne è segno il cesto di pane simbolicamente offerto al Vescovo e ricondiviso – proprio come nel brano evangelico – con gli ospiti che nella serata di ieri si sono seduti a tavola alla Mensa della Fraternità di via San Vincenzo.
