Alla grotta di San Michele sui passi di San Colombano
di Mauro Steffenini  
08 Ottobre 2026

Alla grotta di San Michele sui passi di San Colombano

Si è rinnovato anche quest’anno il “rito” della salita alla Grotta di San Michele di Coli. Sì, perché oltre che una felice tradizione, il fatto di dedicare una mezza giornata di settembre a contatto con una natura ancora incontaminata, di ritrovare un po’ di quiete e silenzio e di riandare con la mente al 615, alla vicenda terrena di San Colombano, è diventato un vero e proprio “rituale”.

I partecipanti che sperimentano questo momento di amicizia e di preghiera attraverso una camminata tra i boschi della Curiasca hanno un’occasione singolare per accostarsi alla figura gigantesca e poliedrica, ma inedita, di Colombano.

 

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I pellegrini alla messa alla Grotta di San Michele.

La messa alla Grotta di San Michele

Sono passati 23 anni da quella prima messa celebrata nel sito recuperato e sistemato così come oggi lo vediamo. Dal 2003 questo luogo  è stato così degnamente ricollocato nella geografia dei siti cari alla memoria colombaniana e da allora i pellegrinaggi all’anfratto, dove Colombano trascorse la quaresima del suo ultimo anno di vita, sono ripresi dopo un periodo di oblio.

Questo di settembre è diventato oramai un appuntamento fisso. Da tre anni a questa parte è compiuto insieme dalle parrocchie di Bobbio e San Colombano al Lambro con le rispettive associazioni degli Amici di San Colombano e con la realtà di Coli. Poi quest’anno l’esperienza comunitaria ha registrato una novità.

La messa all’eremo è stata concelebrata dai parroci di queste tre parrocchie: don Claudio Carbeni, parroco della cattedrale di Bobbio e di Coli, don Mario Poggi, parroco dell’Abbazia di San Colombano e don Attilio Mazzoni Parroco di San Colombano al Lambro, che insieme hanno affidato a San Colombano l’avvio del nuovo anno pastorale.

 

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Il pellegrinaggio alla grotta di san Michele di Coli.

Grande emozione per don Carbeni

Per don Claudio è stato un ritorno, dopo cinquant’anni dall’ultima volta che vi si era recato, lui che è nativo di Talecchio, località appena sopra alla Grotta. E la sua emozione traspariva dai suoi discorsi, dai suoi pensieri, dai suoi racconti, che  ha poi ben sintetizzato nell’omelia, presiedendo la celebrazione eucaristica.

Ora che i disegni della Provvidenza l’hanno portato a guidare anche la comunità di Coli a don Claudio è stato brevemente  illustrato tutto quanto è stato realizzato in quasi trent’anni di storia recente, dall’idea nel Duemila di riportare fruibile il sito, a come è stata realmente concretizzata la riqualificazione tra tante fatiche e anche qualche  amarezza (per gli atti vandalici che si sono ripetuti).

Sulle orme di San Colombano

Quella sorta di rituale che ogni anno si ripete prevede, appena giunti alla meta, per chi vi partecipa per la prima volta (e c’e sempre qualcuno), una spiegazione dell’importanza del luogo con la lettura delle principali fonti storiche, dai “Miracula Sancti Columbani” alle notizie e testimonianze dei Vescovi Bobbiesi Gianelli e Zuccarino o da altri scritti che documentano il luogo santificato dalla presenza di Colombano. Quest’anno questi racconti sono stati impreziositi dai ricordi più recenti e dalle conoscenze dirette sulla grotta di don Claudio.

Il pellegrinaggio poi si è ben collocato nel periodo che Papa Francesco ha voluto per la Chiesa di riflessione e preghiera per la cura e salvaguardia del creato . Così fede e storia, memoria e contemplazione hanno fatto di questo momento un’esperienza breve ma intensa e davvero speciale e significativa per la vita personale e comunitaria dei partecipanti.

Il pranzo finale consumato in zona, per coloro che hanno voluto prolungare la convivialità sperimentata durante il cammino, ha concluso una mattinata che è stata una finestra piacevole che si è aperta nell’anno,  alla ripresa delle attività dopo la pausa estiva, con lo sguardo già rivolto al 2027 quando l’opportunità si ripresenterà per rivivere, ancora una volta, un’esperienza che non sarà mai la stessa.