Meno tasse e più comunità, così le aree interne possono continuare a vivere
di Francesco Petronzio  
27 Settembre 2026

Meno tasse e più comunità, così le aree interne possono continuare a vivere

Le aree interne possono essere ancora vivibili, ma devono diventare più attraenti. La ricetta passa dai servizi, dalla defiscalizzazione, fino agli eventi e alla valorizzazione. Il requisito principale, però, per l’abitabilità di un territorio è l’esistenza di una comunità.

Lo pensa il vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Adriano Cevolotto, che è intervenuto al Festival del pensare contemporaneo di Piacenza lo scorso 26 settembre. All’incontro intitolato “L’Italia che resta” hanno partecipato anche l’ex ministro Giulio Tremonti, il direttore generale di Anbi Massimo Gargano e Guido Castelli, commissario straordinario del governo alla ricostruzione dei territori del centro Italia colpiti dai sismi del 2016 e 2017, con la moderazione del giornalista Gian Luca Rocco, direttore del quotidiano “Libertà”.

Aree interne. Mons. Cevolotto: «Impegniamoci
a costruire comunità»

La cura delle aree interne è interesse di tutti, perché l’abbandono causa dissesto idrogeologico con effetti che arrivano fino alle pianure, alle città e alle coste. “Dobbiamo pensarci dentro un territorio più vasto – ha affermato mons. Cevolotto – e non limitarci a guardare solo al nostro cortile. Mi piacerebbe che chi attraversa queste zone si leghi ad esse, altrimenti prima o poi non saranno più a sua disposizione”.

Il compito dei cristiani, secondo il vescovo piacentino-bobbiese, è assicurare la presenza di “legami di comunità”. “Noi cerchiamo di essere un presidio permanente – ha detto – ma non si può pensare il servizio alle comunità com’era qualche decennio fa: possiamo, tuttavia, avere un progetto che aiuti tutti a sentirsi parte di un territorio che si impegna a costruire una comunità”.
Un altro requisito importante, secondo Cevolotto, per la vivibilità di un luogo è la garanzia che “le comunità possano esprimere quel patrimonio di cui anche noi, comunità cristiana, siamo custodi, come le tradizioni, le feste, le celebrazioni, i percorsi e gli itinerari. È un impegno a cui cercheremo di non venir meno”.

Essere spazio per accogliere le fragilità

Il vescovo Cevolotto ha poi ricordato il ruolo della riqualificazione degli edifici di culto, avvenuta negli scorsi anni anche nel territorio della diocesi grazie ai fondi dell’8×1000 e del Pnrr, per “custodire, conservare e poi valorizzare questo patrimonio”: è un’azione che “appartiene alla cura del territorio”.

“Credo che la storia non vada chiusa in un museo, ma sia da vivere, abitare e cogliere per ciò che può continuare a dire in bellezza, spiritualità, cultura e tradizioni”.
Le persone devono essere “libere di partire, ma anche di restare”. Il discorso vale anche in vista delle prospettive future, che vedranno smontare quell’idea di progresso legata esclusivamente alle città.

“In un convegno si preannunciava che nel 2050 Milano avrà bisogno che 250mila persone trovino un altro ambiente dove vivere, per motivi di salute”, ha ricordato il Vescovo. “Guardiamo un po’ più in là – è l’esortazione –: possiamo essere uno spazio accogliente per le fragilità che stanno crescendo nelle città”.

Aree interne, la proposta di Tremonti

Giulio Tremonti, più volte ministro dell’economia e delle finanze nei governi Berlusconi, siede ancora alla Camera come deputato. Il tema delle aree interne è anche suo, viste le sue origini in Cadore e le assidue frequentazioni dell’Alta Val Tidone, di cui è anche cittadino onorario. Nel suo intervento ha parlato della proposta di legge presentata a giugno 2025, di cui è primo firmatario, che intende esentare dalle imposte i trasferimenti verso il Terzo settore. È un’idea, ha spiegato, che sintetizza le esperienze dell’8×1000 e del 5×1000, da lui stesso “inventati”. Si tratta di una proposta che guarda al sociale, considerando in particolare la denatalità. “

L’8×1000 era un riconoscimento alla funzione non tanto religiosa quanto sociale dei parroci – ha ricordato – e oggi milioni di persone sono occupate nel Terzo settore. Oggi abbiamo molti anziani «baby boomer» che hanno avuto la fortuna di guadagnare ma non hanno eredi, e quindi fanno importanti lasciti: anche questi devono essere defiscalizzati”.

 

aree interne

Il pubblico al Festival del pensare contemporaneo.

Aree interne, territori che vanno aiutati

Nella logica del testo di Tremonti c’è il supporto alle aree interne, che “non sono solo aree e borghi da valorizzare per il turismo ma territori che vanno aiutati per quello che rappresentano per l’unità del Paese: un campo aperto all’innovazione sociale, all’impegno dei giovani, ai collegamenti possibili attraverso la rete. A fronte della crisi che si realizza in tante città, nelle valli può essere un’opportunità”.

La denatalità, secondo l’ex ministro, è drammatica per l’assistenza pensionistica e sanitaria: “Se hai i soldi la sanità privata te la compri, se non ce l’hai fai la rivolta” sono le sue parole. Per cui, “le iniziative che rafforzano il Terzo settore, che già ha dei regimi fiscali agevolati, devono essere semplificate, esenti da imposte presenti e future. Anche il deposito dei lasciti in banca, in vista di un programma, dev’essere esente”.

Gargano (Anbi): una fiscalità dedicata
alle aree interne

Da parte sua, il direttore generale dell’Anbi (l’associazione nazionale che comprende i Consorzi di Bonifica) Massimo Gargano tende la mano alla proposta di Tremonti. “Bisogna capire come rigenerare quei territori – ha detto – che vanno resi competitivi e funzionali a un’idea di Paese”.

“Le aree interne rappresentano il 60% della superficie italiana, il 22% della popolazione e il 28% delle terre coltivate abbandonate. Ci sono quelle ricche dell’Appennino tosco-emiliano e quelle di Enna, dove si vive un dramma. Dal 1951 hanno perso un milione e mezzo di presenze, la desertificazione demografica e imprenditoriale è visibile”. “Non credo che l’Italia possa vincere la sua sfida di futuro sull’acciaio, che è una pentola bucata” ha detto a proposito dell’Ilva di Taranto, senza citarla esplicitamente. “Vanno tutelati i sistemi in cui siamo originali”.

Il problema dello spopolamento

Lo spopolamento, ha ragionato Gargano, porta ad avere “territori incolti sottoposti agli incendi, che presentano un conto altissimo in termini di perdita di biodiversità e cambiamento del modo di manifestarsi delle piogge: oggi cadono gli stessi metri cubi di vent’anni fa, ma in maniera estremizzata. Abbiamo un Paese da una parte abbandonato e impermeabilizzato sulle coste: il prodotto finale è il dissesto idrogeologico.

Il dissesto è un bersaglio mobile dei cambiamenti climatici: dal 2000 al 2025 le azioni di contrasto sono costate 30 miliardi di euro, non possiamo più ragionare in termini di emergenzialità, dobbiamo essere responsabili su questo tema”.

Il direttore di Anbi propone una fiscalità dedicata, che servirebbe a imprese agricole, agroalimentare, commercianti, artigiani, e allo stato stesso. “Noi governiamo 231mila chilometri di canali – ha detto – in un Paese in cui tutti i giorni si edificano 24 ettari di terra agricola per un modello di sviluppo che non ha più senso. L’acqua va raccolta per poi metterla a disposizione di tutti i cittadini nelle situazioni in cui manca”.

Il commissario straordinario: «Non serve ricostruire case se restano vuote»

Guido Castelli, senatore di Fratelli d’Italia, è stato per due mandati sindaco di Ascoli Piceno, assessore regionale nelle Marche e dal 2023 commissario straordinario di governo per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017. “I più grandi esperti di ricostruzione post-catastrofe stabilirono nel 2015 che per fare una buona ricostruzione bisognasse pensare non solo al calcestruzzo ma anche alle comunità”, ha detto citando il Quadro di riferimento di Sendai (Giappone) per la riduzione del rischio di disastri.

Se ne deduce, secondo Castelli, che “potrebbe non aver senso mettere mano alla ricostruzione dei fabbricati se nello stesso tempo non riduciamo il rischio che quelle case rimangano vuote”. La dorsale appenninica – ha detto il commissario – “è lo strumento più efficace per contenere i rischi idrogeologici in un Paese come l’Italia che è il più franoso d’Europa e il più sismicamente vulnerabile. L’abbandono di suolo aumenta il rischio di dissesto e fragilità: l’uomo è controllore della natura, quando la sa rispettare”.

Mantenere le comunità nelle aree interne

Se n’è accorta anche l’Unione europea. “Mantenere le comunità nelle aree interne è un grande interesse europeo, la vera sfida è creare le condizioni per cui i nostri ragazzi non considerino la vita nelle aree interne come un atto eroico”, ha detto Castelli. In pratica, “dobbiamo fare in modo che le condizioni di svantaggio percepito possano essere rimosse, o quantomeno oggetto di un lavoro. Se investire nelle aree interne può rappresentare un «più» nel merito di credito o nei bandi pubblici avremo, in maniera naturale, favorito attività che potranno anche risparmiare tanti guai a fondo valle”.

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