Due secoli fa un Vescovo ha idee futuriste sull’emigrazione
30 Gennaio 2019

Due secoli fa un Vescovo ha idee futuriste sull’emigrazione

Il Parroco di San Bartolomeo in Como, un illustre cittadino di Fino Mornasco, il Beato Giovanni Battista Scalabrini, viene segnalato a Pio IX da San Giovanni Bosco, per lo zelo pastorale dimostrato nelle Conferenze sul Concilio Vaticano Primo, pubblicate nel 1873 e viene nominato Vescovo da Papa Pio IX e consacrato a Roma nella cappella di Propaganda Fide, dal cardinale Alessandro Franchi, Segretario di stato del Papa,il 30 gennaio 1876.
Con la sua consacrazione a Vescovo di Piacenza lascierà per sempre la parrocchia di san Bartolomeo in Como e inizierà la sua missione di Pastore a Piacenza, il 13 febbraio dello stesso anno 1876.
Scalabrini uomo di grande sensibilità, di innumerevoli interessi, ma grande osservatore e realizzatore di progetti e azione verso i suoi fedeli della diocesi di Piacenza, fu un vescovo missionario delle persone, in gravi situazioni di povertà, di “esclusione ed emarginazione”, non solo italiane, come le mondariso, i sordomuti, i ricchi impoveriti, ma soprattutto verso i MIGRANTI E RIFUGIATI.

 L’EMIGRAZIONE VISTA DALLO SCALABRINI

La visione degli emigranti in partenza dalla stazione di Milano e gli appelli dei diocesani emigrati in America interpellano l’animo apostolico del vescovo di Piacenza. L’emigrazione è uno dei fatti più importanti e determinanti della vita italiana contemporanea, è imponente per numero e ha un carattere permanente, dovuto a ineluttabili necessità economiche.
La necessità presuppone un diritto, che non può essere soppresso dallo Stato o dai centri di potere, i quali devono assicurare la libertà di emigrare, ma non la libertà di «fare emigrare», causa di speculazione e di sfruttamento. L’emigrante non ha diritti e non è tutelato è esposto a «mali infiniti sia materiali che morali», è «preda facilissima della speculazione»; abbandonato a se stesso, rischia di perdere la propria identità culturale e religiosa.
Se invece l’emigrazione è ben guridata e assistita, può diventare «strumento di quella Provvidenza che presiede agli umani destini e li guida, anche attraverso a catastrofi, verso la meta, che è il perfezionamento dell’uomo sulla terra e la gloria di Dio nei cieli». Nel disegno della Provvidenza, infatti, l’emigrazione è destinata a maturare «l’unione in Dio per Gesù Cristo di tutti gli uomini di buon volere».

(da Scalabrini una voce viva, Scalabrini e l’emigrazione moderne)

Pubblicato il 30 gennaio 2019