Cardinale Grech: «La sinodalità è il cammino di conversione di tutta la Chiesa»
Nella chiesa di San Pietro a Piacenza, a margine delle celebrazioni in memoria di mons. Bruno Bertagna, il 7 giugno scorso abbiamo incontrato il Cardinale Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo e tra i principali protagonisti del cammino sinodale avviato da Papa Francesco. Nel corso dell’intervista il porporato maltese ha riflettuto sul percorso della Chiesa verso una sempre maggiore sinodalità, sul lascito di Papa Francesco, sulla continuità con Papa Leone XIV e sull’attualità del messaggio di San Francesco d’Assisi in un mondo segnato da conflitti e crisi ambientali.
Eminenza, lei guida la Segreteria Generale del Sinodo. A che punto si trova oggi il cammino della sinodalità e quali sono le prossime sfide?
Non direi che io sia il principale responsabile del cammino sinodale. Il vero soggetto della sinodalità è il Santo Popolo di Dio. A me spetta il ministero di accompagnare il popolo di Dio in questa avventura ecclesiale che dovrebbe condurci a una profonda conversione: la conversione di tutta la Chiesa a uno stile autenticamente sinodale.
Due anni fa si è concluso un percorso di tre anni culminato nell’Assemblea del Sinodo dei Vescovi. Insieme a Papa Francesco abbiamo ricevuto e consegnato alla Chiesa il Documento finale. Oggi siamo entrati in una nuova fase: abbiamo davanti tre anni per accompagnare le Chiese locali, le diocesi e le comunità ecclesiali nella recezione e nell’attuazione dei frutti di quel documento.
Questo percorso ci condurrà a un importante incontro ecclesiale previsto per il 2028. Vorrei cogliere questa occasione anche per rivolgere un invito alla Chiesa di Piacenza-Bobbio: inserirsi con convinzione in questo cammino. Ogni Chiesa locale può offrire un contributo prezioso a questo processo di conversione che riguarda tutta la Chiesa.
Il card. Mario Grech con Mattia Riccò della Segreteria Generale del Sinodo.
Lei ha collaborato molto da vicino con Papa Francesco. Quale immagine conserva più vividamente del suo pontificato?
Ricordo anzitutto la sua profonda convinzione che la Chiesa sia il Santo Popolo di Dio. Già nella sua prima intervista a padre Antonio Spadaro, pubblicata su La Civiltà Cattolica, emergeva chiaramente quanto fosse importante per lui questa intuizione del Concilio Vaticano II.
Papa Francesco possedeva il carisma di trasmettere questa convinzione agli altri. Personalmente posso dire di averne fatto esperienza. Ogni volta che lo incontravo trovavo un pastore capace di ascoltare, di incoraggiare e di sostenere. Era una persona che sapeva accompagnare chi svolgeva un servizio nella Chiesa, offrendo fiducia e orientamento.
Una Chiesa chiamata
a camminare insieme
Come sta vivendo la collaborazione con Papa Leone XIV e quali prospettive intravede per il nuovo pontificato?
Vedo una sostanziale continuità. Nel primo incontro che ho avuto con Papa Leone XIV, egli mi ha detto con grande chiarezza: “Proseguiamo sulla strada avviata da Papa Francesco”.
Queste parole rappresentano per noi un incoraggiamento importante. Significano che il processo sinodale continuerà a essere sostenuto e accompagnato dal successore di Pietro. La sinodalità non appartiene a una stagione particolare della Chiesa, ma è una dimensione costitutiva del suo essere e del suo cammino.
La celebrazione odierna ha ricordato mons. Bruno Bertagna e si inserisce anche nel contesto delle iniziative dedicate a San Francesco d’Assisi e al tema del creato. Quale messaggio può offrire oggi il Poverello di Assisi a una società segnata da crisi ambientali e conflitti?
La crisi ambientale che stiamo vivendo rivela anche una crisi spirituale. L’uomo contemporaneo spesso non riesce più a leggere il creato come un libro che parla della bellezza di Dio.
San Francesco d’Assisi ci aiuta a recuperare questo sguardo. Nel Cantico delle Creature egli ci insegna a riconoscere nella natura un riflesso della bontà e della bellezza del Creatore. È una lezione di straordinaria attualità.
Mi auguro che anche oggi sappiamo tornare a contemplare il creato come un’opera che manifesta la bellezza di Dio. Una bellezza che dovrebbe trasformare e rendere più bello anche l’uomo. Purtroppo i conflitti, le divisioni e le guerre stanno impoverendo l’umanità e rischiano di farle perdere proprio questa bellezza. Il messaggio di San Francesco rimane quindi un invito alla fraternità, alla pace e alla custodia della casa comune.
Dalle parole del Cardinale Grech emerge con chiarezza il cuore del processo sinodale: una Chiesa chiamata a camminare insieme, valorizzando il contributo di tutto il Popolo di Dio. La sinodalità, più che un progetto organizzativo, appare come un percorso di conversione ecclesiale che interpella ogni comunità e ogni fedele. Un cammino che, nel segno della continuità tra Papa Francesco e Papa Leone XIV, prosegue oggi con l’obiettivo di rendere la Chiesa sempre più capace di ascolto, partecipazione e missione.
