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Felice “Nato” Ziliani,
ribelle per amore

Agli abbonati il libretto sul comandante partigiano dei monti della Val d’Arda

E’ Monticelli d’Ongina, in provincia di Piacenza, il paese in cui nasce, il 22 agosto del 1922, Felice Fortunato Ziliani, detto Nato.
Partigiano cattolico sui monti della Valdarda, è stato comandante - nel tempo della resistenza al nazifascismo - della formazione Ursus, appartenente alla 38a Brigata Garibaldi, che si divideva in un reparto di pianura e in uno che operava in montagna.
Gli uomini guidati da Nato - impegnati in particolare in operazioni di sabotaggio alle vie di comunicazione - erano animati da coraggio, intelligenza, buon senso e cuore. Gli ideali cattolici impedivano ogni adesione alla violenza, ogni desiderio di vendetta.
Ora il nostro settimanale, in collaborazione con l’Associazione Partigiani Cristiani, gli dedica una pubblicazione della collana “Il centuplo quaggiù e l’eternità”, che è stata presentata il 19 aprile nella basilica cittadina di S. Francesco.

Alcuni mesi prima di morire Nato scriverà, a proposito del 25 aprile 1945, giorno della liberazione dell’Italia:
“Sento il respiro di quella primavera.
Vedo i vincitori e i vinti.

Non c’è piena gioia.
I cadaveri dei soldati tedeschi che con ogni mezzo avevano cercato di attraversare il Po,
i prigionieri che in lunghe file camminavano esterrefatti e atterriti in senso contrario all’avanzata delle truppe alleate,
i cadaveri dei giovani della Repubblica fascista riversi nei prati della loro ultima giovinezza...
Quel 25 aprile ci insegnò che la guerra non risolve in nessun caso le diatribe tra i popoli.
Ma l’insegnamento più grande per noi che combattemmo per la libertà e perché non ci fossero mai più guerre,
è l’aver evinto che i sacrifici e il sangue versato non hanno parte e che si fondono nel crogiolo dell’offerta a chiedere perdono.
Non ci sono morti di una parte e dell’altra, ci sono i morti che chiedono la pace.
Sì, quel 25 aprile è di tutti”.

La scelta di aderire alla resistenza era maturata nell’ambito dell’Azione Cattolica di cui Nato era militante, dopo l’8 settembre 1943. Il comandante Ursus racconta nel suo libro Ribelli per amore: “Sentivo prepotente il desiderio di fare qualcosa. Il prof. Berti, che insegnava filosofia a Cremona, venne a parlarci in un pomeriggio di quel tremendo settembre e ci portò delle coccarde tricolori. Ci è sembrato un sogno, abbiamo saputo che si poteva veramente fare qualcosa per la nostra patria; abbiamo capito cosa voleva dire libertà; ci siamo convinti da quale parte ci dovevamo mettere. Non ci fu il minimo dubbio... ci mettemmo in contatto con il Comitato di liberazione di Piacenza”.


Fede incrollabile,
 purezza e sacrificio

Un uomo retto, Felice Ziliani; carismatico, autorevole, che non scende a compromessi, che non si fa piegare, con una fede che si fa sostegno per gli altri, che passa per le vie della generosità e della concretezza.
“Ribelle per amore”, amava definirsi citando il venerabile partigiano Teresio Olivelli, morto nel campo di concentramento di Hersbruck per aver difeso un detenuto dalle percosse.
E l’amore per la patria, per Dio e per l’uomo lo guida anche negli anni della Ricostruzione, quando dà un contributo prezioso al ricrearsi dei tessuti politico, sociale e lavorativo.

Il 7 ottobre 1948 si sposa con Giovanna Azzoni, la fidanzata che durante la guerra di liberazione lo aspettava a Monticelli e lo sosteneva con le sue lettere. Avranno cinque figli, tutti maschi.
Nel 1949 viene assunto all’Agip presso il secondo gruppo sismico come calcolatore geofisico.
E quattro anni dopo le nozze, nel 1952, viene chiamato a dirigere la prima stazione sperimentale di gas liquido del sottosuolo italiano, a Cortemaggiore.
Nel giugno di quello stesso anno, durante l’inaugurazione dell’impianto di degasolinaggio - a cui partecipa anche Alcide De Gasperi - Nato conosce Enrico Mattei, che era stato capo della Resistenza partigiana cattolica. Tra loro nasce un’amicizia personale che si interromperà solo con la morte del presidente Eni.

Nel 1954, a 32 anni, viene chiamato a dirigere la stazione imbottigliamento Gpl e il deposito carburanti di Fiorenzuola d’Arda. È per lui un privilegio enorme poter aiutare tante persone, in quegli anni difficili, dando loro un lavoro.

Parallelamente, si svolge l’impegno di Nato in politica, nelle fila della Democrazia cristiana.
È stato amministratore a Monticelli e Fiorenzuola, consigliere e assessore nella Giunta provinciale di Piacenza. Presidente dell’Associazione partigiani cristiani, passa il testimone nel 2006 a Mario Spezia, figlio del senatore Giovanni Spezia.

Fede incrollabile, purezza, sacrificio, hanno guidato e accompagnato la lunga e intensa vita di Felice Ziliani, spesa al servizio di Dio, degli altri, del bene comune.
Poco tempo prima di morire lui stesso, sentendosi vicino all’incontro con Dio, aveva consegnato a Stefano, uno dei suoi figli, il disegnino della lapide fatto di suo pugno: sotto al nome, “Ziliani Felice Fortunato”, ciò che era stato fin nelle midolla: “patriota di formazione cattolica nella resistenza e nelle battaglie politiche per un’Italia libera e democratica”.
Muore a Cremona il 5 novembre 2008.

Lucia Romiti

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