Domenica 01 Agosto 2010
 

 

La montagna tiene alta la bandiera della fede

Come alcuni giovani, o a volte un gruppo di anziani e di famiglie tengono viva la propria comunità parrocchiale.
E’una sensazione ormai dimenticata quella di trovarsi in mezzo alle campagne, circondati da campi assolati, seguendo strade strette e sconnesse con ai margini poche case solitarie, cercando ansiosamente il campanile della chiesa, unico punto di riferimento in un ambiente ormai non più così familiare come magari era solo poche decine di anni fa. Unico indizio che può spazzare via quel pensiero preoccupato: “avrò sbagliato strada?”
Eppure in quei piccoli centri, abitati a volte nemmeno da un centinaio di persone, la fede non muore, la gente che rimane non si rassegna ad un destino che gli spostamenti massicci verso le città sembrano segnare con sempre più nettezza, e di abbandono non se ne parla nemmeno. A volte i giovani, a volte un gruppo di famiglie, a volte le più affezionate signore anziane, organizzano autonomamente le preghiere, aprono e chiudono la chiesa, si occupano dei fiori e delle pulizie, recitano i rosari per i defunti, gestiscono oratori e canonica, organizzano feste e manifestazioni, si danno da fare per ristrutturare la chiesa, suonano le campane. Il dato che emerge è questo: l’assenza del sacerdote, che spesso raggiunge i piccoli centri solo per la messa domenicale, non ha affatto affievolito la religiosità, ma l’ha invece trasformata.

Antognano, l’impegno di due giovani
Antognano è una piccola frazione del comune di Lugagnano dove risiede all’incirca un centinaio di persone. Il piccolo tempio, dedicato a San Giorgio, sorge in posizione ormai quasi isolata rispetto all’abitato ed è stato costruito circa cinque secoli fa ampliando l’antico oratorio, dopo che violente frane avevano colpito l’Alta Val d’Arda cancellando anche l’originaria chiesa madre di Antognano.

Grandi interventi di ristrutturazione sono stati effettuati nel 1978, dopo che ancora una volta frane e terremoti avevano minacciato la piccola chiesa, e giusto l’anno scorso è stato rifatto il tetto e ristrutturata la canonica. Oggi l’amministratore parrocchiale è don Angelo Ferrari, residente a Lugagnano, che si reca regolarmente ad Antognano in occasione della messa domenicale, delle festività e dei funerali. “Cerchiamo di tenere quello che c'è e di incrementarlo fin che si può. L’importante è porre al centro la messa domenicale e coltivare il forte senso di appartenenza che lega gli abitanti delle piccole comunità” - ha commentato don Ferrari. Alla messa domenicale ad Antognano si è spesso solo in quindici, l’età media è piuttosto alta, ma la gente non si perde d'animo. Un attivo gruppo di signore si occupa regolarmente dell'acquisto e della disposizione dei fiori, nonché della pulizia della chiesa e i canti sono guidati da un piccolo coro di sei persone. Determinante è la presenza di due giovani del luogo, Stefano Guarnieri e Massimo Villa, che aprono e chiudono la chiesa, servono messa, danno una mano ogniqualvolta se ne sente il bisogno. “Il tempo è sempre meno, ma cerchiamo di essere sempre disponibili e di tenere vivi anche gli aspetti più popolari della religiosità. Abbiamo la processione per la festa del patrono San Giorgio alla fine di aprile e per la festa della Madonna delle Grazie, il nostro compatrono, la seconda domenica di ottobre” - ha detto Stefano Guarnieri. I due ragazzi custodiscono inoltre l’antica sapienza del suonare le campane: quello di Antognano è infatti l’unico campanile dei dintorni con quattro campane che funzionano ancora con le corde. “Suoniamo la domenica per la messa, ma anche per i funerali e per le festività. Le campane che funzionano con lo strumento elettrico hanno un suono sempre uguale, ma azionandole manualmente si può anche lasciare un piccolo spazio alla fantasia” - racconta Stefano Guarnieri. Proprio accanto alla chiesa sorge quella che una volta era la canonica e che purtroppo è stata da tempo abbandonata. Certo, bisogna essere un po’ lungimiranti per pensare alla ristrutturazione e a sistemare quello che potrebbe essere uno spazio ideale per ragazzi che volessero trascorrervi le vacanze estive. Ma l’importante è guardare avanti e non perdere la voglia di impegnarsi per tenere viva la propria comunità.


San Lorenzo: dove c’è movimento, c’è vita
Provenendo dal piccolo centro abitato di San Lorenzo, l'impressione che si ha è proprio quella di “salire” alla chiesa, che sorge su una collinetta, in posizione elevata rispetto alle abitazioni, in quasi totale isolamento. Dal sagrato, che sbalza sui campi coltivati, si può ammirare la pianura che si perde in tutte le direzioni fino alle Alpi.
La chiesa dedicata a San Lorenzo, dipinta a colori vivaci, ha accanto la canonica recentemente ristrutturata ed è fiancheggiata da un campetto ad uso della gente del posto. Al suo interno è custodito il dipinto cinquecentesco piuttosto celebre di Dionisio  Calvaert, raffigurante il Martirio di San Lorenzo. Amministratore parrocchiale è padre Angelo Marcandella, appartenente alla Congregazione sei Sacri Cuori di Gesù e di Maria (Picpus), che risiede a Sant'Antonio in Costa Orzata (dove è parroco) e che raggiunge la comunità di San Lorenzo la domenica, per la messa delle dieci, nelle festività e in occasioni particolari. Da circa quindici anni tuttavia, la storia della comunità di San Lorenzo è una serie continua di sorprese: la dedizione della popolazione nei confronti della propria chiesa e il suo sentirsi unita attorno ad essa, ha permesso la realizzazione di una serie di importanti interventi di ristrutturazione e una più efficiente organizzazione delle tre feste patronali di San Lorenzo, Sant'Apollonia e Santa Franca. Tutto cominciò dalla volontà di valorizzare il quadro di Calvaert e di metterlo in sicurezza, dotandolo di un vetro antiproiettile e proteggendo la chiesa con un impianto di allarme.
Poi il rifacimento del tetto, il nuovo pavimento, la ristrutturazione del campanile, il riscaldamento, il nuovo impianto elettrico, il restauro degli altari, contribuirono a rendere il piccolo tempio nel suo complesso più dignitoso e accogliente. Fu la comunità intera a farsi carico di queste opere usando il denaro proveniente da singole offerte e dai guadagni realizzati nel corso delle feste.
Alcuni poi, offrirono direttamente il loro tempo e il loro lavoro del tutto gratuitamente: un signore del luogo si occupò del totale restauro degli arredi in legno, mentre un altro si occupò di imbiancare la chiesa all’interno e all'esterno. La vitalità della gente di San Lorenzo investì di lì a poco anche la canonica, che era in stato di abbandono.
Ci si occupò dapprima di risanare i muri, poi vennero istallate le finestre nuove e messa una cucina moderna, per agevolare il lavoro del gruppo di signore che durante le feste cucinano per i presenti. Oggi gli spazi della canonica sono usati soprattutto per la festa invernale di Sant’Apollonia, dove vengono accolte circa 100 persone, ma non è raro che qualche famiglia chieda la disponibilità dei locali per la festa di compleanno dei bambini o addirittura per il pranzo del battesimo o il rinfresco del matrimonio.
Circa quattro anni fa poi un gruppo di uomini si è dato da fare per sistemare l'oratorio di Santa Franca situato nel bosco vicino, dove un tempo viveva un eremita e dove si dice sgorgasse una fonte miracolosa.
“Siamo una squadra – racconta Antonietta Molinari, presente in prima persona nella vita della parrocchia – in posti come questo regge il fatto che si è un tutt'uno e si va avanti insieme, uno da solo non farebbe nulla” - racconta. “I risultati si vedono e sono per i parrocchiani motivo di orgoglio. Siamo una comunità che si muove e che cresce – continua –. I giovani non sono tanto presenti, ma è abbastanza normale alla loro età. Stiamo comunque cercando di far vivere la bellezza della vita parrocchiale ai bambini e la domenica riusciamo ad avere anche cinque o o sei chierichetti. Si stanno responsabilizzando e sentono la chiesa come se fosse loro. Li vedi che al termine delle celebrazioni si aggirano per la chiesa e spengono le candele con “il cappellino” come si faceva una volta. E mezz’ora prima dell’inizio della messa sono loro a chiederti di andare, sono loro che trascinano noi genitori”.
“Se uno non fa niente non ottiene niente, ma a San Lorenzo ci sono tante persone che nonostante il lavoro, gli impegni famigliari, riescono a trovare il tempo per preparare le feste, pulire la chiesa, aprire e chiudere, suonare le campane se muore qualcuno o per la messa domenicale – dice la signora Antonietta –. Alcuni non sono più giovani, ma nello spirito sono giovanissimi, sono determinati, alla chiesa ci tengono e lavorano anche perchè sia in ordine e pulita quando arriva il parroco la domenica.”A San Lorenzo si parla senza paura del futuro: la gente del luogo sta pensando di ristrutturare l’appartamento destinato al sacerdote posto al piano superiore della canonica. “Non si sa mai – sorride Antonietta – che un domani arrivi qualche prete desideroso di prendersi a cuore questa comunità: noi saremo pronti ad accoglierlo”.

Elena Eleuteri

 

 
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