Venerdì 10 Settembre 2010
 

Piacenza Calcio, si aprono i cantieri

I biancorossi si sono ritrovati al “Garilli” dove continueranno la preparazione. Una rosa da sfoltire ed ancora da definire. La crisi fa vittime anche nel calcio

Il terreno del “Garilli” ritrova i biancorossi che, agli ordini del nuovo allenatore Fabrizio Castori, si sono ritrovati lunedì scorso ed hanno iniziato la preparazione al campionato con dei prolungati palleggi col pallone davanti ad un pubblico sorprendentemente numeroso e caloroso.
Quest’anno, la prima volta dopo tantissimi anni, il Piacenza non andrà in altura. La società ha deciso di continuare ad allenarsi al “Garilli” ed alloggiare al Park Hotel per diverse ragioni che si possono riassumere in un unico termine: la comodità. Sull’utilità e sui benefici della preparazione in montagna ci sono diverse teorie. La più accreditata afferma che i benefici dell’altura si esauriscono in un tempo così ridotto da non arrivare all’inizio del campionato. Al contrario la vicinanza della sede consente una maggior velocità nell’esplicare fardelli burocratici e nell’eventuale assistenza medico sanitaria oltre che la possibilità di poter usufruire di tutte quelle strutture di cui la società si è dotata.
Probabilmente tutto questo porta anche ad un risparmio economico anche se, crediamo, non sia questo il motivo principale della scelta della società.

L’INCONGRUENZA.
Davvero curiosa la situazione del Piacenza. Se mantenesse l’attuale rosa di cui dispone avrebbe sicuramente una formazione forte in grado di puntare ai vertici della classifica con obiettivo play-off con vista promozione. Ciò, però, comporterebbe dei costi di gestioni insostenibili col rischio, addirittura, di non finire il campionato. Da qui la necessità di sfoltire la rosa privandosi dei giocatori dai costi più elevati. Normalmente questi sono anche i più dotati tecnicamente. Un Piacenza più debole tecnicamente sarebbe, di conseguenza, più tranquillo finanziariamente. Questo potrebbe comportare una classifica più preoccupante a meno che il tandem Maurizio Riccardi (amministratore delegato) ed Attilio Perotti (responsabili dell’area tecnica e sportiva) siano così abili da privarsi dei migliori e rimpiazzarli con elementi di minor costo (giovani o provenienti dalle serie minori) in grado di sostituire i partenti con lo stesso rendimento o abilità.
Il loro compito è estremamente difficile perché il mercato, mai come quest’anno ed almeno finora, è estremamente piatto con tantissime società bisognose di vendere con pochissime in grado di comprare. Riccardi e Perotti sono tecnici di grande bravura e capacità. Dal loro operato dipenderà il futuro della società. La loro potrebbe risultare un’impresa titanica e per una positiva riuscita sarà importante anche il contributo di tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Piacenza.

LA SQUADRA. Per le ragioni sopra dette è impressione generale che la squadra che si potrebbe allestire oggi non sarà quella che inizierà il campionato. Pertanto è assolutamente prematuro dare giudizi o fare previsioni, ma una considerazione ci conforta: che la forza della formazione si basa su di un nucleo di giovani, ovvero quelli che sono meno cedibili, compreso quel Nainggolan a cui, come molto saggiamente ha affermato Castori, ancora un campionato in biancorosso gli potrebbe giovare notevolmente.
In questi casi le perplessità si mischiano alle speranze, ma è certo che i risultati dipenderanno in gran parte da come si riuscirà a confezionare il prodotto. Per questo Castori ed i suoi ragazzi hanno bisogno del sostegno di tutti.

LA CRISI MIETE VITTIME. Saranno all’incirca una dozzina le società semiprofessionistiche che non potranno partecipare ai campionati di 1ª e 2ª divisione. Tra queste nomi illustri come Pisa, Venezia e Treviso. In serie B più della metà delle società ha dei gravi problemi finanziari e, pur avendo perfezionato l’iscrizione, non ha sufficienti garanzie di finire il campionato. La neo promossa Gallipoli, ad esempio, cerca disperatamente un acquirente. La società viene regalata. Eppure nessuna si fa avanti. Il pericolo più grave potrebbe essere l’effetto domino. Per adesso viene evitato. Fino a quando?

Luigi Carini