Venerdì 10 Settembre 2010
 

Le imprese attendono settembre con il fiato sospeso

Cala il fatturato. Piacenza resiste ma soffrono manifatturiero e autotrasporto. “Chi chiude non sa se riaprirà in autunno”

In quella che rischia di essere ricordata come l’estate più lunga dell’economia piacentina, e non solo, ci si aggrappa alla stagione dei saldi appena scattati per tastare il polso di una situazione che in generale si fa dura. Non è certamente con l’andamento degli acquisti sulla fiera di S. Antonino che si percepiscono le vere dinamiche di un processo economico  ben più complesso, tuttavia la partenza del 4 luglio è stata incoraggiante. “La situazione  è tutt’altro che rosea, ma credo che gli sconti non segneranno una diminuzione così drammatica, al contrario - ha detto il direttore dell’Unione Commercianti Giovanni Struzzola - potrebbero essere una spinta per la ripresa dei consumi”. Secondo i dati elaborati da Confesercenti sono 865 a Piacenza e 12.598 in Emilia Romagna gli esercizi commerciali del settore moda interessati dai saldi. “Sono stati ribattezzati saldi anticrisi attraverso i quali –  afferma fiducioso il presidente di Confesercenti Bruno Sacchelli - si spera di recuperare le perdite registrate nel corso dell’anno e dare ai consumatori l’opportunità di acquistare a prezzi accessibili”.

I piccoli col fiato sul collo
A voler risalire la china non è solo il settore dell’abbigliamento che ha registrato a livello regionale un fatturato negativo superiore al 10% nel secondo semestre del 2008. Trender, l’osservatorio congiunturale realizzato da CNA, Banche di Credito Cooperativo in collaborazione con Istat parla anche di crisi nera nel settore alimentare. A Piacenza a soffrire sono il manifatturiero e l’autotrasporto. Le autocisterne ferme a decine in dogana sono il segnale forte che la crisi brucia sotto il sole di luglio. Alcune microimprese hanno già messo in mobilità i propri dipendenti.
“Per quanto ci riguarda siamo molto preoccupati”, confessa il direttore del Cna Giovanni Ambroggi. “Senza creare allarmismi, ci sono aziende che stanno pensando di chiudere per ferie senza sapere se riapriranno a settembre”. Secondo Ambroggi dopo l’estate molte piccole imprese sarebbero a rischio. “Ben vengano le misure anticrisi varate dal governo ma si sarebbe dovuto fare tutto in precedenza, adesso – dice il direttore del Cna – il problema vero è disporre di liquidità per far fronte alle spese in tempi brevi”. I cali di fatturato nei mesi del 2009 oscillano tra  –25% e - 40%. Una realtà evidenziata anche dal Rapporto economia presentato di recente dalla Camera di Commercio. Le aziende registrate lo scorso anno erano 31751, di cui 9287 artigiane, mentre nel primo trimestre del 2009, hanno chiuso bottega, nel vero senso della parola, in 250. Conseguentemente sono in diminuzione le assunzioni.
La quota, dal 29,8% del 2008, si attesta sull’attuale 22,5%. Impressionante poi la dinamica della cassa integrazione ordinaria che nel primo trimestre ha raggiunto un picco del  98,5% ed è destinata a salire. Il problema della chiusura delle imprese industriali era già stato denunciato dal neopresidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello. Quasi un terzo, inoltre, ha riscontrato forti difficoltà nel farsi concedere un prestito dalle banche.

Non solo tenacia e ottimismo
Ottimismo e tenacia non sono gli unici ingredienti per la ripresa. Poco budget e molta creatività, per esempio, fanno la ricetta con la quale la Brawn Gp ha sbaragliato in formula 1 avversari ben più corazzati. Una soluzione vincente secondo Sergio Giglio. Il presidente di Confindustria è convinto che si debba passare al contrattacco con investimenti innovativi. “Abbiamo buone speranze che all’inizio del 2010 si rialzi la testa”.  Non sono così ottimisti gli imprenditori emiliani.
Un sondaggio rivela che per l’85% l’uscita dal tunnel si vedrà tra più di un anno. Inoltre, 4 su 5 pensano che la situazione attuale sia stata determinata da mancanza di regole, assenza di controlli e speculazione e che sia necessaria una “rifondazione” strutturale ed etica del sistema economico.

Piacenza resiste
Il malessere, per quanto evidente,  è meno accentuato a Piacenza che altrove.
Secondo lo studio commissionato da Cna la dinamica del fatturato totale è stata all’insegna della flessione per tutta la regione con la sola eccezione di Piacenza che ha chiuso il 2008 con un +3,2% rispetto al 2007. A Ravenna, Parma, Reggio Emilia e Modena la crisi si è manifestata più apertamente con cadute superiori al 3%.
A confermare questa tendenza anche il rapporto dell’Ires (Istituto ricerche economiche e sociali) esposto alla Cgil. Il Pil piacentino sale più velocemente di quello regionale. Buono l’export che al ritmo del 6% guarda con interesse Paesi come Asia e Africa.
Intanto però si attende qualche spiraglio a settembre e l’estate sembra una sorta di terra di mezzo dove gli imprenditori restano col fiato sospeso. Il momento della verità per molti arriverà in autunno.

Sara Vigorita