Chi fa politica è un uomo solo Il ruolo dei cattolici nel PaeseSembra tornare l’attenzione sul ruolo dei laici cristiani nella politica. Probabilmente la crisi attuale che la politica sta attraversando richiede un recupero dei presupposti sui quali costruire una presenza laicale ispirata e capace di trattare le cose del mondo senza farsi prendere dalle logiche dominanti. La vicenda che ha investito il premier Berlusconi non è un dato marginale a questa riflessione, anzi diventa importante perché dimostra che nel nostro Paese la politica non avviene più attraverso un confronto democratico sulle questioni che interessano i cittadini, ma sulle questioni morali che riguardano - in questo ultimo caso - la sfera privata del premier, il quale, assumendo una così alta carica pubblica, deve rendere conto pubblicamente anche dei fatti privati. Qualunque sia la verità, la valutazione che ne possiamo dare non deve tanto dipendere da certi giudizi moralistici provocati anche da una forte indignazione che alcuni del mondo cattolico esprimono con chiarezza. Noi cristiani possiamo pure indignarci, ma, alla fine, che cosa proponiamo di veramente alternativo e credibile sul piano politico? Il circuito “vizi privati, giudizio etico morale (prima ancora di conoscere i risvolti giuridici delle vicende), caduta dell’interesse dei cittadini per la cosa pubblica” non fanno che evidenziare una cosa sola: la crisi della politica. Quando il punto diventa etico-morale e il Paese non ha un’interpretazione accettata dai più su cosa è etica e cosa è morale, siamo davanti ad un bel guaio. Infatti, se tutti invocano la libertà nei comportamenti personali (consumo personale di droga, divorzio, libere unioni, eutanasia, eccetera), poi accade che appena uno esce dai binari, subito il moralismo di tutti (e magari i giudici da parte loro) cerca di inchiodarlo. Si vogliono le regole, ma per gli altri. Ora, in questo scenario, come cattolici è possibile rilanciare una presenza costruttiva nella sfera politica del nostro Paese, che è ormai lontano da Dio? Quando si parla di laicato si torna al Concilio Vaticano II: una guida che dà luce, fonte di chiarezza. Si torna a recuperare il concetto di discernimento personale e comunitario, si fa chiarezza nei rapporti fra le logiche del mondo e la fede, si declinano i nuovi spazi di mediazione culturale, insomma si recupera una riflessione che oggi non è più presente nel nostro quotidiano. La verità è che troppo spesso chi fa politica la fa da solo. Sceglie da solo. Non legge, non studia. Non fa lo sforzo di interpretare i fenomeni sociali, culturali e religiosi che lo circondano. Così come troppo spesso la Chiesa non offre occasioni per riflettere e discernere insieme. Allora da una parte c’è una Chiesa che ha relazioni dirette con i vertici dello Stato sulle questioni che più la riguardano e dall’altra non c’è un popolo di Dio che forma e aiuta vocazioni politiche capaci di “essere utili” al disegno di Dio e alla città dell’uomo e di “lasciare traccia” del proprio impegno, segno di testimonianza dell’amore divino. Solo alcune esperienze riescono a formare ed accompagnare persone nell’impegno pubblico per la città e quindi per l’uomo. Non credo si tratti di organizzazione, di fare un partito nuovo che metta dentro tutti quelli che vanno in chiesa o che si faccia votare da tutti quelli che vanno a messa. Si tratta di esprimere vocazioni laicali mature che sappiano ragionare sulla complessità del mondo attuale, testimoniando la loro fede sapendo che non sono soli in questo. Comunità vive esprimono vocazioni. Testimoniare la fede significa anche non giudicare su basi etico morali. Aldo Moro si impegnava ad essere intransigente con se stesso e transigente nei confronti degli altri. Spesso si cede alla tentazione di rovesciare l’assunto. Esprimere valutazioni politiche è cosa diversa. Il cattolicesimo democratico è un’esperienza finita. Altre esperienze si sono direttamente collocate in contesti partitici pluriculturali e riescono solo a rendersi visibili su singole questioni. Ci vorrà del tempo prima di riuscire a recuperare un ruolo nel panorama politico italiano, ma non per questo occorre abdicare. Enrico Periti
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