Domenica 05 Settembre 2010
 

Marco Cotti,
 una vita in sella

Presidente dell’Udace dal 1978  e Cavaliere della
Repubblica: “I nostri iscritti sono 1.180”. 
A Piacenza i cicloamatori continuano ad aumentare”.
La bicicletta va. Lanciata, decisa, veloce: dritta verso il mito. Prima è il naso triste di Bartali. “Ho visto Gino di passaggio a Piacenza, in macchina. Purtroppo non sono mai riuscito a conoscerlo di persona. Lui è stato il mio primo vero idolo”. Poi c’è Gimondi. “L’ho incontrato più di una volta. Guarda, lì ho una foto insieme a lui”. Marco Cotti si alza, si avvicina alla mensola, prende la fotografia. “Che corridore, Felice”. E c’è Pantani. La bandana, le orecchie a sventola, la testa rasata, la schiena curva in salita. “Le sue imprese mi hanno emozionato, anche se non riesco a dimenticare quello che è successo a Madonna di Campiglio. I miei miti, insomma, sono sempre loro: Bartali e Gimondi”.
Cotti è il presidente dell’Udace piacentina. In carica dal 1978, pochi giorni fa è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica. Ogni anno l’Udace-Csain organizza una quarantina di manifestazioni a cui partecipano tantissimi cicloamatori. Le iscrizioni continuano ad aumentare: nel 2009 hanno toccato quota 1.180. Un record. Cotti è nato nel ‘39, quando le biciclette che vedevi in giro erano quasi tutte come quelle descritte da Giovanni Guareschi nei libri di Don Camillo: la vernice scrostata, il telaio arrugginito, il manubrio senza manopole, il parafango posteriore staccato. “Altri tempi”, bisbiglia Marco.
La bicicletta va. Ora è il passato. All’inizio, le forbici. Cotti è un barbiere: ha il negozio in via Beverora, a due passi dalla chiesa di San Giovanni in Canale. La passione per il ciclismo è nata proprio in bottega. Gliel’ha trasmessa anni fa Italo Contini, uno dei fondatori del Velo Club Pontenure. “Anche lui barbiere, anche lui appassionato delle due ruote. Da ragazzino - racconta Cotti - ero il suo aiutante. La domenica, quando finivamo di lavorare, prendevamo la bicicletta e andavamo a Vigolo Marchese a mangiare coppa e culatello. Italo davanti a fare strada, io dietro con la bici di mia mamma”.
La bicicletta va. Piega sulla curva e scende giù per la discesa dei ricordi. “I miei genitori non mi vedevano in sella a una bici. Allora dovevi pensare prima di tutto al lavoro. Così non ho fatto molte gare: il mio tesserino, firmato da Amedeo Tarantola, è come nuovo. Ce l’ho lì, nel cassetto”. Il ciclismo è il naso triste di Bartali, è un articolo di Gianni Brera, è la scritta “W Fausto” sulla neve, è uno scatto di Pantani. Se ce l’hai dentro vai avanti, sempre: non puoi frenare la passione. “Nel ‘78 divento presidente dell’Udace. Lo sono ancora oggi. Ventuno anni: un record. Fatto sta che dai 270 tesserati di allora siamo arrivati ai 1.180 di adesso”.
La bicicletta va. Imbocca il rettilineo e arriva al presente. “Il bilancio di quest’anno è più che soddisfacente. Gli iscritti sono parecchi, i partecipanti alle nostre manifestazioni sono sempre tantissimi. Dal Gran Prix al Giro delle Province, ogni anno organizziamo più o meno una quarantina di corse”. Insomma: i cicloamatori a Piacenza non mancano. “Anzi: continuano ad aumentare, così come cresce il tasso tecnico. Ormai anche loro si allenano quasi come i Dilettanti”.
“Le manifestazioni più importanti che organizziamo come Udace-Csain? Il Giro delle Province, il Gran Prix, la Bobbio-Penice, la Bobbio-Coli. Ultimamente - continua Cotti - i corridori amano soprattutto i percorsi in salita: vogliono vedere dove riescono ad arrivare, vogliono raggiungere e superare il loro limite. L’età media? Le nostre gare sono aperte a tutti, dai diciottenni ai settantenni. Sono in netto aumento anche le donne”.
La bicicletta va. Scivola e cade nel doping. “Purtroppo c’è anche tra gli amatori. Casi isolati, però ci sono. Uso una metafora: se vai a comprare una cassetta di mele, è facile che ci trovi dentro anche quella ‘bacata’. I rimedi? I controlli sono aumentati, speriamo che la gente capisca che non solo fanno del male a loro, ma a tutto il ciclismo”. Finisce l’intervista, Cotti chiude la porta della bottega di via Beverora e saluta. Poi se ne va. In bicicletta, certo.
Filippo Merli