Lunedì 06 Settembre 2010
 

Ripensando 
al voto

In campo nazionale la fase elettorale non è ancora terminata. L’esito dei ballottaggi lo sapremo tra qualche giorno. I risultati politici, però, sono già abbastanza chiari. Il centrodestra ha vinto la sfida elettorale con dinamiche diverse in relazione alla natura del voto.
Scenario Europa. Guardiamo ai competitori centrali dei due schieramenti: il PD arretra di più di 7 punti percentuali rispetto alle ultime politiche, il PDL non raggiunge quota 40 e retrocede di qualche punto rispetto alle ultime politiche. Nel caso del PD siamo al terremoto; nel caso del PDL non si può parlare di vittoria piena in quanto il suo leader, con fare forse autolesionista, aveva fissato il target della vittoria che non viene raggiunto. In ogni caso il PDL è di molto sopra al PD. L’IDV e la Lega aumentano significativamente.
Occorre capire se siamo davanti ad un consolidamento di questi due elettorati, oppure se, come è successo in passato alle elezioni europee per i Radicali della Bonino o i Democratici di Prodi, il voto esprime un orientamento che successivamente è in grado di essere riassorbito dagli attori principali del gioco. Successivamente al voto il PDL è entrato nel PPE mentre il PD si è alleato con il PSE. Probabilmente la grande astensione ha condizionato l’esito del voto. Astensione presente in tutta Europa, e questo è sicuramente un punto su cui sarebbe bene interrogarsi, così come un forte e generalizzato vento a favore dei partiti conservatori.
Scenario nazionale. Qui il centrodestra ha vinto senza se e senza ma. Il governo locale è sempre stata la cassaforte di famiglia del centrosinistra. La cassaforte è stata svaligiata. Uno studio de Il Sole 24 Ore mette in risalto le percentuali del trend negativo regione per regione relativo al PD. Appare chiaro che l’atteggiamento del tipo: abbiamo perso ma tutto sommato poteva andar peggio, è un atteggiamento inopportuno e anche profondamente sbagliato. La sconfitta non ha eguali. Perché è successo? Propongo alcune piste di ragionamento.
Il centrosinistra non ha governato bene e quindi non intercetta più gli interessi dei cittadini che vogliono risposte a volte semplici ed immediate. Il centrosinistra non ha proposto una classe dirigente all’altezza delle aspettative dei cittadini. Stante la concomitanza di più tipologie di votazioni, il vento politico ha condizionato in modo dirompente il voto amministrativo. Il centrosinistra è frantumato e la pluralità di forze politiche presenti non ha ‘corso’ per vincere ma per riposizionarsi all’interno dello schieramento al fine di capitalizzare successivamente (chissà quando?) il suo bottino di voti. Il centrosinistra non ha nulla da dire ai cittadini e all’opinione pubblica in generale (scenario drammatico per qualsiasi forza politica).
La discussione del post voto dovrà indicare, ammesso che si apra, la risposta vera. Senza quella l’opposizione costruisce il vero successo del centrodestra ad ogni livello. Azzeccando la risposta giusta il PD può, senza fretta, ricostruire il suo ruolo ed ambire a riconquistare spazi politici e di governo nel Paese. Intanto è già polemica sul fare o non fare il congresso nazionale e sul come farlo nell’eventualità si mantenga ferma la data del prossimo novembre, come era stato detto all’elezione di Franceschini.
Intanto a Piacenza Massimo Trespidi è diventato Presidente della Provincia guidando il suo schieramento, centrodestra e UDC, ad una affermazione netta. Trespidi partecipa alla vita ecclesiale ed è seriamente impegnato da tanto tempo in ambito politico dove ha dato testimonianza di fede e ha mostrato capacità. A lui gli auguri di una bella esperienza politica e umana.
Enrico Periti