Datti da fare! Damose da fà!Pentecoste: il giorno dopoDon Mosconi come Giovanni Paolo II: sul sagrato della Cattedrale, sabato scorso, al termine della veglia di Pentecoste, il sacerdote piacentino, da più di 40 anni missionario in Brasile, ha invitato i presenti a girarsi verso il vicino e a dargli lo “scossone” con le parole: “datti da fare!”. Lo “scossone”, o anche lo “scrollone”, è diventata la parola chiave di questi mesi in cui si prepara l’avvio della Missione popolare che accompagnerà la Chiesa piacentina fino al 2013. Un impegno non da poco che vuole risvegliare l’entusiasmo di credere e di testimoniare Cristo nel mondo. Don Luigi Mosconi lavora in questo settore in Sud America dai primi anni ‘90. Sud America ed Europa sono realtà diverse, ma il bisogno di essere rievangelizzati è uguale là come qua. Ma veniamo a Giovanni Paolo II. Anche Papa Wojtyla nel 2004 durante un incontro con il clero romano aveva usato, in puro dialetto romanesco, le parole “datti da fare”: “damose da fà”, aggiungendo un’immancabile “volemose bene”. Ma dove indirizzare l’imperativo “datti da fare”? Sabato stridevano tra loro la piazza con pizzeria e gelateria funzionanti e il nutrito gruppo uscito dal Duomo mentre pregava. Normalmente, a parte qualche eroismo, tutti ci vergognamo di manifestare pubblicamente la fede. E anche sottolineare la preghiera con un gesto - il “datti da fare” detto al vicino - è già una conquista. Il “datti da fare” ci richiama al fatto che forse abbiamo addomesticato la fede, ci siamo imborghesiti anche sul piano spirituale; e quando qualcuno ce lo fa notare, la prima reazione è quella di contraddirlo:“Chi, io? Una fede comoda, borghese? Ma che discorsi!”. Se così non fosse, perchè mai Benedetto XVI nell’omelia di Pentecoste, domenica scorsa, ha richiamato la Chiesa ad essere “meno affannata per le attività e più dedita alla preghiera”? “Quello che l’aria è per la vita biologica - ha detto Papa Ratzinger - lo è lo Spirito Santo per la vita spirituale; e come esiste un inquinamento atmosferico, che avvelena l’ambiente e gli esseri viventi, così esiste un inquinamento del cuore e dello spirito, che mortifica ed avvelena l’esistenza spirituale”. Non sono poche le persone attorno a noi che vivono in una condizione di difficoltà o di disperazione. Non trovano chi le possa aiutare: problemi economici, famiglie che si disfano, figli ribelli, anziani soli, malattie che non perdonano... Se non ci facciamo caso, forse non le vediamo; eppure ci sono e attendono dalla comunità cristiana una parola di speranza. Possiamo portarla agli altri quanto più questa stessa speranza è vera per noi, non solo come un fatto del passato, ma come una realtà che muove il mio cuore oggi. Portiamo speranza soprattutto se non agiamo da soli, ma se ci muoviamo come comunità. Come non bisogna assuefarsi ai veleni dell’aria – sintetizziamo il pensiero del Papa - altrettanto si dovrebbe fare per ciò che corrompe lo spirito. Eppure ai prodotti che inquinano la mente e il cuore e che circolano nella società - le immagini che spettacolarizzano il piacere, la violenza o il disprezzo per l’uomo e la donna - a tutto questo ci si abitua senza difficoltà. Anche questo è libertà, si dice, senza riconoscere che tutto ciò inquina, intossica l’animo anche delle nuove generazioni, e finisce per condizionarne la stessa libertà. Aria pulita! Che il vento impetuoso di Pentecoste non ci lasci troppo presto. Davide Maloberti
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