Lunedì 06 Settembre 2010
 

Piacenza ricorda Giuseppe Berti

A trent’anni dalla morte previsti diversi incontri sulla figura del “Professore”. Il vescovo Manfredini: “Un laico che ha portato nella storia la memoria viva del Salvatore”

Piacenza si appresta a ricordare Giuseppe Berti a trent’anni dalla morte: come precisiamo a parte si comincia domani, nella parrocchia di Sant’Anna,  con un momento musicale per passare poi, in autunno, all’approfondimento del personaggio con due convegni promossi, nell’ambito di un unico progetto culturale, dalla Diocesi e dall’Istituto storico della resistenza e dell’età contemporanea. La parrocchia di Sant’Anna proporrà in chiusura una mattinata all’insegna della spiritualità del “professore”, come abitualmente lo indicavano allievi e collaboratori.
è probabile che la figura di Giuseppe Berti non rientri nelle conoscenze dei giovani: non è solo una questione di tempi andati, ma di una mutata sensibilità storica verso il passato e Berti appartiene ai decenni che ruotano attorno la seconda guerra mondiale: prima la dittatura  fascista, poi la guerra, la resistenza, il ritorno della libertà,  la repubblica, il suo impegno in politica e, soprattutto, il ruolo svolto da laico, nella vita della Chiesa locale, un “laico -  lo ha definito il vescovo Enrico Manfredini - che ha portato dentro la storia, la memoria viva del Salvatore: soffermandosi e incarnandosi nella situazione della storia. Cercando in tutti i modi di essere presente là dove Cristo ama essere presente, specialmente nelle situazioni più difficili e pericolose, dove l’uomo è maggiormente emarginato, dove è più tentato di evadere dall’appello della vocazione di nostro Signore Gesù Cristo e di prendere delle strade che conducono alla perdizione”.

In breve la vita
Giuseppe Berti nasce a Mortara l’8 dicembre 1899. Il padre fa il ferroviere e nel  1902 si  trasferisce a Piacenza. Nel 1917 consegue il diploma di abilitazione all’insegnamento elementare. Sono gli anni della prima guerra mondiale e l’esercito italiano deve far ricorso anche ai cosiddetti “Ragazzi del 99”; Berti viene chiamato alle armi. Congedato, si dedica all’insegnamento, partendo dai corsi elementari e percorrendo tutti i gradi della scuola italiana, grazie ad un impegno continuo negli studi. Nel 1927 si laurea in filosofia e pedagogia; prosegue gli studi e nel 1932 ottiene la seconda laurea in Materie Letterarie. Nel 1935 consegue l’abilitazione per l’insegnamento di lettere italiane e storia negli istituti medi mentre, continuando la sua formazione, nel 1936 ottiene il diploma di paleografia ed archivistica all’Archivio di Stato di Milano. La sua carriera di uomo di scuola è molto più ampia; ci limitiamo a ricordare che gran parte del suo impegno lo ha dedicato ai ragazzi del Liceo classico di Cremona come insegnante di storia della filosofia.
Nel 1919 aveva aderito al nascente Partito Popolare e nel 1920 era entrato nell’Azione Cattolica dove lo troviamo tutto dedito all’incarico di “propagandista”. Ciò lo induce a spostarsi continuamente in diversi centri della diocesi dove tiene conferenze, ma soprattutto analizza con metodo le singole realtà periferiche.
Berti, per quanto riguarda il suo impegno ecclesiale, muove i primi passi in parrocchia e dalla comunità di Sant’Anna non si allontanerà mai. In questa comunità, già dagli Anni Venti, dà la sua collaborazione soprattutto in due settori: il circolo giovanile di Azione Cattolica e la Conferenza di San Vincenzo, due organismi che guidò  a lungo come presidente.
Gli impegni diocesani: già abbiamo ricordato l’Azione Cattolica. Nel 1938 diventerà presidente della Federazione uomini per passare nel 1947 alla guida della Giunta diocesana. Terrà questo incarico fino all’autunno del 1956. Non più confermato al vertice, Berti resterà nell’associazione e vivrà le comprensibili difficoltà dei tempi della “scelta religiosa” nel 1969 quando - detto in modo approssimativo, ma comprensibile - l’Azione Cattolica abbandona ogni forma di collateralismo sul piano politico e si impegna totalmente a livello religioso.
Negli Anni Venti - Trenta, con gli studi e l’impegno diretto, approfondisce la sua formazione democratica ed antifascista e nel 1944 lo troviamo impegnato al fianco delle formazioni partigiane: a San Rocco al Porto è “commissario politico” della decima Brigata del Popolo della Terza Divisione Volontari della Libertà. Nel dicembre del 1944 verrà arrestato dai fascisti e chiuso nel carcere di Piacenza. Sarà liberato, a seguito di uno scambio di prigionieri, la notte di Natale dello stesso anno. Nel 1975 sarà tra i fondatori dell’Istituto storico della resistenza di Piacenza, strumento di studio e di ricerca che presiederà fino alla morte.
Nel 1945 a Piacenza nascono le ACLI e  Berti è in prima linea e ben presto viene chiamato a reggere la presidenza provinciale. Terrà questo incarico fino al 1963, quando all’orizzonte si prospetta il “centro sinistra”, formula politica che non riesce del tutto a capire, almeno all’inizio.
Attento ai problemi della formazione dei giovani, quindi anche a quella professionale, è un convinto sostenitore dell’ENAIP (Ente nazionale Acli istruzione professionale) che, dopo un periodo di avviamento nei locali messi a disposizione dalla parrocchia di San Lazzaro, giungerà ad avere una propria e prestigiosa sede in Stradone Farnese. Berti sarà presidente e, quando lascerà l’incarico, continuerà a mantenere stretti rapporti con l’istituzione come insegnante di cultura generale degli apprendisti.
Infine il parlamentare. Il 18 aprile 1948  viene eletto nelle liste della DC come Deputato nel primo Parlamento repubblicano. Diversi i suoi interventi in aula, sempre sull’educazione, ma gli mancavano le “doti” del politico, come lo intendevano i nuovi tempi, e nel 1953 non verrà confermato.
Non meno importante è poi la statura dell’uomo di Chiesa, o meglio del credente.  Era, ad esempio, assiduo alla messa. Affermerà lui stesso nel testamento spirituale di essere stato fedele alla “Santa Messa e (alla) comunione quotidiana ininterrottamente dal 1925”. Spesso assisteva in una giornata anche a più celebrazioni: ai Cappuccini sullo Stradone Farnese, in Sant’Anna, in cattedrale e in S. Maria in Torricelle. Il 29 gennaio 1979, proprio mentre attraversa la strada diretto alla chiesa della Torricella, per assistere alla messa delle 7, viene investito da un’auto. Le conseguenze dell’incidente lo porteranno alla morte, avvenuta nell’ospedale di Borgonovo il 6 giugno 1979.

Fausto Fiorentini