Il federalismo fiscale
e le tasse delle famiglie
Quali ricadute dal riassetto del sistema tributario? Se ne è parlato a Bologna al Forum delle Famiglie
Bologna, ore 9.05. Un papà, tenendo il pargolo per mano, varca trafelato cinque minuti dopo la campanella la porta dell’asilo.La maestra è irremovibile: è in ritardo, non può entrare. “Sa, ho 4 figli, la più piccola stamattina è stata male, non siamo riusciti ad arrivare in tempo...”. Risposta della maestra: “Allora deve andare al centro per le famiglie del quartiere e farsi dichiarare un ‘caso sociale’...”. La scena di per sé è già surreale e la è ancora di più se pensiamo che il papà in questione è un parlamentare che ha raccontato la sua esperienza a margine del convegno “Famiglia e federalismo fiscale” promosso dal Forum regionale delle Associazioni familiari sabato scorso nel capoluogo emiliano per interrogarsi sulle ricadute che la nuova riforma comporterà in termini di tasse e balzelli per le tasche delle famiglie italiane. L’episodio c’entra poco con il tema, ma è significativo di un clima culturale che, nell’Italia tanto devota alle mamme, finisce nei fatti col mettere il bastone tra le ruote alla scelta di maternità e paternità. Così capita anche - altro episodio raccontato a Bologna - che un padre di famiglia possa detrarre dalle tasse le spese per il veterinario, ma non quelle per i libri dei figli.
Costituzione disattesa
“Il Forum delle Associazioni familiari dell’Emilia Romagna - ha evidenziato il presidente regionale Ermes Rigon - è impegnato, da tempo, sul tema di un fisco a misura di famiglia. Non si può, infatti, continuare a considerare la società come un insieme di individui i cui rapporti di convivenza e di relazione reciproca riguardano solamente la loro sfera privata senza alcuna rilevanza sociale”. Ecco perché è importante cominciare a vigilare sulle possibili conseguenze, in positivo o in negativo, della prossima revisione del sistema fiscale italiano avviata dalla Riforma in senso federalista. I tempi sono lunghi, ha precisato il prof. Giulio Salerno, docente di Diritto pubblico all’Università di Macerata, che col collega Luca Antonini, docente di Diritto costituzionale a Padova, ha studiato la Riforma per conto del Forum. Salerno a Bologna ha dato un’anticipazione della ricerca, che viene presentata il 15 maggio a Roma in concomitanza con la XVI Giornata internazionale della famiglia voluta dalle NazioniUnite. Salerno parte da una denuncia: la Costituzione ha sessant’anni, eppure ancora si attende una piena attuazione degli articoli relativi alla famiglia. Così - ennesimo paradosso italiano - benchè all’articolo 29 si precisi che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” e all’articolo 31 che “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose”, finora è mancata una norma che permettesse l’applicazione di tali princìpi. Detto in parole povere, i diritti sulla carta ci sono, ma nessun governo, dal 1948 ad oggi, si è davvero impegnato a tradurre tali diritti in leggi che garantiscano la tutela della famiglia, a partire dall’imposizione fiscale. Il sistema attuale considera infatti come soggetto fiscale il singolo, non il nucleo familiare, con la conseguenza - ci limitiamo a un esempio tra i tanti - che il calcolo delle tasse da versare alloStato viene fatto su tutto il reddito del contribuente, senza tenere in conto se buona parte delle sue entrate vengono utilizzate per mantenere e crescere i figli, compito che la Costituzione considera tra i doveri propri della famiglia.
La novità della Riforma
La Riforma in senso federalista - proprio grazie all’intervento del Forum delle Famiglie - in questa prospettiva presenta un’importante novità. “La disposizione della legge delega sul federalismo fiscale - sottolinea il prof.Salerno - ha previsto, quale principio e criterio direttivo dell’intera disciplina del nuovo sistema tributario, l’effettiva attuazione del ‘favor familiae’, cioè della posizione di particolare tutela che la Costituzione riconosce alla famiglia”. Il giurista chiarisce che tale attuazione dovrà essere portata avanti con strumenti “idonei”, cioè realmente efficaci nei fatti. Questo principio - aggiunge - dovrà valere per tutti i livelli di tassazione, dalle imposte statali a quelle degli enti locali. Proprio per le nuove autonomie tributarie che saranno concesse a Regioni, Province e Comuni - ha osservato l’avv. Giuseppe Barbero, vicepresidente del Forum nazionale - bisognerà come associazione impegnarsi sempre di più anche sul piano locale, in dialogo con le istituzioni del territorio.
Alle calende greche?
Bene, dunque, il riconoscimento e l’obbligo esplicito di osservare il “favor familiae”. Ma sui tempi come la mettiamo? Il prossimo passo è mettere a punto i decreti legislativi di attuazione della Riforma, che dovranno essere approvati entro 2 anni e potranno essere modificati nei 2 anni seguenti. Poi ci sarà un periodo transitorio di 5 anni per convertire il sistema fiscale centralizzato in sistema federale. Nel frattempo che dovrebbero fare le famiglie? Continuare a vedersi tassate le risorse che investono per allevare i figli? Non sarebbe forse meglio portare avanti i progetti di legge che introducono il quoziente familiare per una ridistribuzione dei carichi fiscali? Le domande restano aperte. E intanto i nostri pur carissimi amici animali agli occhi del fisco continuano a valere di più della vita di un bambino.
Barbara Sartori
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