Domenica 05 Settembre 2010
 

Che fine farà il Collegio dei Gesuiti di Roncovero

Sembra un lento e inesorabile degrado. A metà febbraio è crolato anche una parte del tetto dell’immobile. Stiamo parlando del Collegio dei Gesuiti di Roncovero di Bettola. L’istituto San Luigi nacque nel 1930 quando i Ghirardelli, facoltosa famiglia di proprietari terrieri locali, decisero di costruirlo per donarlo alla Compagnia di Gesù perché potesse andare incontro alle esigenze dei giovani seguendo la loro formazione.
Erano anni non facili, questo è noto. La recessione era forte, le banche locali erano quasi tutte fallite. La famiglia Ghirardelli, però, rimase sempre in una condizione di grande floridezza che utilizzò, più volte, per opere di mecenatismo. Estremamente devoti alla Madonna di Caravaggio decisero, dapprima, in accordo con l’allora parroco don Giuseppe Agazzi, di donarne una splendida statua alla comunità cristiana da collocare in una nicchia interamente ristrutturata nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo. Poi, nacque l’idea di costruire il Collegio che venne dotato di diverse pertiche di terra, che, insieme ai proventi  dei possedimenti del Castello di San Polo, gli assicuravano l’indipendenza economica.
A progettare il Collegio e l’annessa chiesa dedicata ai Santi Luigi e Ignazio di Loyola fu un nome noto dell’architettura piacentina: Pietro Berzolla.
Nato a Pontenure nel 1898, venne licenziato nel 1921 all'Accademia di Belle Arti di Parma, conseguì poi il diploma di architetto e insegnò per 36 anni prospettiva e disegno architettonico presso l’Istituto d’Arte di Parma. A Piacenza si trovano numerosi edifici che riflettono il suo gusto sobrio e signorile come la chiesa parrocchiale di Rottofreno, la cappella dell’Apparizione a Bettola, la chiesa della Sacra Famiglia di Piacenza, il Monumento alla Lupa, la sede del Conservatorio di Musica “Nicolini”.

Gli anni dello splendore. C’è chi ricorda ancora gli studenti arrivare grazie alla locale ferrovia e le loro risate spensierate nel cortile del Collegio San Luigi.
La struttura, infatti, consegnata all’ordine religioso, divenne un Collegio in cui studiavano i futuri sacerdoti; ma non solo, infatti, prima della costruzione delle scuole medie statali di Bettola, accolse anche molti bambini permettendogli di compiere i loro studi. La struttura dei gesuiti venne chiusa nel 1984 e lasciata alla diocesi all’istituto diocesano per il sostentamento del clero.
Dal 1984 all’85, mentre era in ristrutturazione la casa di Iustiano, una parte della struttura, accolse i ragazzi tossicopendenti del Ceis. Poi accolse, per un breve periodo, un’ottantina di profughi politici albanesi; finchè passò ad essere la sede della scuola di Polizia che vi rimase sino al 1995 (anno in cui si spostò nella sede piacentina di viale Malta).

La decadenza. Nel 2001 l’edificio fu venduto ad una società milanese controllata da un imprenditore di origine armena. L’idea era quella di farvi una casa di riposo e cura per anziani ed i lavori erano iniziati. Nel 2002 furono bloccati; la causa fu il fallimento della società. I restauri, quindi, non vennero mai ultimati e la struttura, inevitabilmente, ne risentì. Le nevicate e le abbondanti piogge hanno fatto il resto. Parte del tetto è crollato e la casa versa in uno stato di abbandono aspettando l’asta fallimentaria.

La chiesa di San Luigi e Ignazio di Loyola. Quando a metà febbraio si sentì il boato che seguì alla caduta di parte del tetto, agli abitanti di Roncovero dev’essersi stretto il cuore. Sì, perché da anni, ormai, va avanti un’annosa questione legata alla vicina chiesa di San Luigi e Ignazio di Loyola. Quando la struttura venne venduta, infatti, venne venduta anche la chiesa che veniva normalmente utilizzata dalla comunità dei fedeli di Roncovero. Diverse, però, erano le clausole poste dall’istituto diocesano per il sostentamento del clero; in primis c’era quella che i fedeli avrebbero sempre potuto usare la chiesa e che  manutenzione e restauri sarebbero stati a carico dell’acquirente. La chiesa è stata frequentata dai fedeli sino al 9 marzo del 2007 (sebbene non siano mai stati attuati i lavori di restauro e di manutenzione non certo per la malafede dell’acquirente ma a causa del suo fallimento) poi è stata chiusa perché pericolante ed impraticabile. Indubbia è l’amarezza dei parrocchiani perché, com’è logico, a quella chiesa sono fortemente legati; inoltre, è forte la paura di furti, vandalismi, spogliazioni.

Il futuro. è stato un parrocchiano a lanciare una proposta: “Viste le condizioni dell’edificio si potrebbe comprare con pochi soldi. Se una trentina di persone facessero una cordata, investendo 30-40 mila euro ciascuna forse sarebbe possibile comprarlo per rispondere all’esigenza della creazione di una casa di riposo”. “Per quello che possiamo – ha spiegato il sindaco di Bettola, Simone Mazza - noi cerchiamo di agevolare l’apertura al pubblico del bene. In un consiglio comunale di gennaio, ad esempio, come ci aveva chiesto la curatela fallimentare, abbiamo variato la destinazione d’uso da istruzione ad attività sociale”.
“E se la comprasse il Comune di Bettola? – proviamo a chiedere. “In tempi come questi è molto difficile fare un simile investimento – ci risponde Mazza – vi parlo con sincerità… a raccontare le favole sono capaci tutti ma è difficile agire diversamente”. Sul futuro dell’edificio la nebbia è assai densa. Speriamo di vedere, presto, qualche raggio di sole.
Giovanna Ravazzola