Venerdì 10 Settembre 2010
 

Una sentinella per il territorio

Piacenza, i luoghi della memoria culturale. Il Museo civico di storia naturale. L’importanza della conoscenza per difendere 
l’ambiente piacentino di salute molto cagionevole.

Al grande pubblico è in parte ancora sconosciuto in quanto sa di élite e di specializzazione. Tra l’altro è in una sede, anche se di rara bellezza e funzionalità,  apparentemente defilata. Inoltre ha una storia ancora breve e, in aggiunta, non ricerca a tutti i costi la ribalta. Completa il quadro la sua attenzione all’ambiente che, pur interessando tutti, appartiene a quegli aspetti della nostra vita per i quali troviamo, all’occorrenza, tante altre priorità. Basta pensare al tormentato rapporto tra inquinamento e sviluppo.
Parliamo del Museo civico di storia naturale che ha sede nell’ex  macello o Vecchio Macello (hanno anche deciso di chiamarlo Urban Center nonostante sia uno dei luoghi più ancorati al nostro passato, tra l’altro di tutto rispetto) di via Scalabrini e polo privilegiato della nostra cultura. Basterebbe prendere in considerazione il numero delle presenze degli studenti: nei mesi scolastici gli ultimi dati superano abbondantemente le seimila unità e molte classi vengono messe in lista d’attesa con scadenze che fanno concorrenza a certi settori dell’Ausl.
E l’intenzione dei responsabili  è quella di proseguire su questa strada. L’assessore alla cultura Paolo Dosi, accanto alla comprensibile soddisfazione per aver portato il museo in una sede adatta per storia e per contesto urbanistico, conferma la volontà di sostenere la strada didattica e a questo proposito precisa che il Comune è intenzionato, non solo a reperire gli strumenti per il mantenimento di questa attività, ma anche di fornire ulteriori strumenti informatici per favorire il rapporto con un pubblico giovane portato, per vocazione, a familiarizzare con il mondo del web.
L’attenzione per la scuola fa parte del Dna di questo  museo (non a caso molte raccolte vengono da scuole), ma c’è anche la volontà di coltivare questa predisposizione. Il coordinatore è il dottor Carlo Francou, ormai un esperto in questo genere di musei, ma è significativo che la guida dell’attività scientifica, che qui è preponderante, veda in prima linea la Società piacentina di scienze naturali che, a sua volta, fa parte di un comitato scientifico a cui partecipano anche enti quali Comune e Provincia e l’Università Cattolica, presente con la propria consulenza e con i propri corsi.
La Società piacentina di scienze naturali è di fatto un’istituzione che ha le proprie radici nella scuola: è sufficiente ricordare che la presidenza è affidata da sempre alla prof. Vittoria Gregori Cocconcelli, già preside dell’Istituto agrario, per citare uno dei suoi incarichi noti al grande pubblico (i suoi apporti figurano però in diversi altri settori) affiancata da una vice, la prof. Annarita Volpi, altro nome noto della didattica delle scienze naturali.
Questo che cosa comporta? E’ presto detto: il  museo ha grandi potenzialità sia sul piano storico (si pensi al significato che ha, se opportunamente presentata, per il nostro passato la  ex fabbrica del ghiaccio), sia per trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza del territorio. Non una conoscenza erudita o di sostegno di discutibili tendenze ambientaliste, ma di vera cultura dell’ambiente che – sintetizziamo il programma della prof. Gregori e del suo staff – prevede prima di tutto la sua conoscenza al fine di rispettarlo, di goderlo e di frequentarlo.
Le solite posizioni teoriche da intellettuali? Nel dubbio le nostre interlocutrici (le proff. Gregori e Volpi) citano,  con dichiarato tono di accusa,  la nostra mancanza di parchi, l’abbandono della montagna e il disordine di intere zone. Quale la motivazione di questo bilancio fallimentare? Le due Professoresse non hanno dubbi: l’ignoranza. E pensare che a fine Ottocento e fino agli anni Trenta del Novecento a Piacenza ha operato una Cattedra  ambulante di agricoltura che ha raccolto solo meriti. Quando si dice la necessità di studiare la nostra storia!

Fausto Fiorentini