Piacenza, “città murata”Quattro chilometri e mezzo di Mura, un patrimonio culturale di grande rilievo spesso trascurato. Intervista al sen. Spigaroli, presidente dell’Ente che si interessa anche della nostra cinta murariaQuando nel 1996 il recupero di Palazzo Farnese era una meta pressoché raggiunta (ammesso che alle cure per un complesso del genere si possa scrivere la parola fine), l’Ente, che aveva compiuto questa impresa, ha esteso le sue competenze anche alle mura, altro monumento di grande rilievo del nostro Rinascimento. E qui i problemi erano e sono ancora tanti. Sono anche stati compiuti errori e il futuro non si preannuncia facile. Ne parliamo, in questa intervista, con il presidente dell’Ente Farnese, il sen. Alberto Spigaroli, artefice del recupero della mole visconteo-farnesiana di piazza Cittadella. – Quanta parte delle mura rinascimentali si è salvata dagli interventi demolitori della fine dell’800 e della prima metà del ‘900? Nei periodi di tempo indicati nella domanda sono stati effettivamente attuati pesanti interventi che hanno determinato la distruzione di tratti rilevanti delle nostra mura, conseguenza di una assai scarsa sensibilità e di carenza di strumenti legislativi per la tutela dei beni culturali. I tagli maggiori subiti dalla cinta muraria sono stati quelli eseguiti per far posto alle strutture ferroviarie, a certe strade, all’ospedale militare ed alle case popolari. Però malgrado questi tagli ci sono rimasti 4.500 metri lineari di mura (dei 6.500 originari) e degli undici bastioni ne sono rinati nove. Sono scomparsi i bastioni di S. Lazzaro e Fodesta. In virtù di questa situazione Piacenza ha il privilegio di appartenere alla non numerosa categoria delle “Città murate”. In Emilia Romagna di queste città ne esistono solo due: la nostra e Ferrara. – L’Ente Farnese ha ampliato la propria competenza anche alle mura di Piacenza nel 1966; da allora, in sintesi, che cosa è stato fatto? In relazione all’importanza del complesso monumentale delle mura farnesiane, purtroppo nella maggior parte in condizioni di grave degrado, l’Ente Farnese dopo aver raggiunto quasi tutti i traguardi programmati per il restauro e l’utilizzazione di Palazzo Farnese e della Cittadella ha ritenuto opportuno impegnarsi per le nostre mura. Ha ottenuto il primo finanziamento di 400 milioni (di vecchie lire) sui fondi ordinari del Ministero dei Beni Culturali nel 1996. Successivamente ha ottenuto altri finanziamenti di diversa entità sui fondi ordinari e straordinari del Ministro per un totale di 9 miliardi di vecchie lire. Tra questi spiccano due finanziamenti straordinari concessi sui fondi del lotto. Il primo di 4 miliardi e 800 milioni che è stato utilizzato per il restauro di bastione Borghetto; il secondo di 2 miliardi e 600 milioni utilizzato per il restauro dei tre bastioni del Castello di Pierluigi Farnese (S. Giacomo, Trinità e S. Giovanni). Con i rimanenti fondi è stato restaurato il tratto della cinta muraria che va da bastione Borghetto e bastione Campagna. – Sul piano storico, e allargando l’orizzonte a livello nazionale, come si collocano le nostre mura? Dal punto di vista storico come ho già accennato catalogandola tra le poche città murate che ancora si trovano in Italia, la nostra cinta muraria riveste una notevole importanza. E tale importanza si può dire che raggiunge un livello nazionale se si considera che alla loro progettazione e alla guida della loro costruzione hanno partecipato diversi architetti della nuova scuola di architettura militare, tra cui spiccano i nomi di Michele Sammicheli e soprattutto del celebre Antonio da Sangallo il Giovane uno dei più stimati architetti di fortificazioni del ‘500, che in modo particolare si occupò dei bastioni del Castello di Pierluigi. Questi insigni architetti seppero costruire le nostre mura con criteri che consentivano loro di sostenere i micidiali effetti distruttivi delle nuove armi da fuoco. Il fulcro di questo sistema difensivo era il Castello di Pierluigi che se per una malintesa manifestazione di patriottismo non fosse stato in gran parte distrutto potrebbe essere oggi considerato un preclaro esempio di arte fortificatoria del ’500 ed avrebbe grandemente arricchito il patrimonio dei nostri beni monumentali. – Una nota positiva ci pare la situazione di quanto resta dell’ex Castello di Pier Luigi; concorda con questa valutazione? Infatti i migliori risultati dei lavori di restauro riguardanti la nostra cinta muraria sono stati ottenuti con gli interventi effettuati nei bastioni di S. Giacomo Trinità e San Giovanni del Castello di Pier Luigi. Ed in occasione della recente inaugurazione di questi restauri le autorità ed i numerosi intervenuti hanno espresso la loro ammirazione per la suggestiva immagine riacquistata di questi capolavori dell’architettura militare. L’iter della pratica per la realizzazione di queste opere è stato lungo e tormentato; alla fine, però, l’esito è stato sicuramente felice. Peccato che la somma inizialmente stanziata (2 miliardi e 600 milioni) sia stata, strada facendo, notevolmente decurtata dal Ministero dell’Economia perchè ciò non ci ha permesso di restaurare le parti interne dei bastioni e soprattutto le casematte. – A distanza di qualche anno, come valuta oggi l’intervento su bastione Borghetto? Il giudizio è stato negativo dal momento in cui si sono intravisti i risultati dell’intervento sul Bastione Borghetto ed ancor più negativi al giorno d’oggi sia per il degrado subito, non essendo stata fatta alcuna manutenzione, sia per i pessimi sviluppi... di determinate soluzioni, come quella di conservare all’interno delle murature le radici delle piante che crescevano sui margini del bastione. Ma il più grave sfregio, la più grave alterazione del monumento è costituita dai due nuovi fabbricati con il tetto azzurro (con annesso balconcino) con cui si voleva creare un villaggio per artigiani. Purtroppo dobbiamo riconoscere che quei 4 miliardi e 800 milioni stanziati per bastioni e mura di proprietà dello Stato in buona parte sono stati spesi molto male. – Parliamo della cinta a nord: sono stati fatti importanti interventi, ma poi le sterpaglie ricrescono e il problema si ripresenta. Il problema della manutenzione ordinaria come si pone? Purtroppo il problema della manutenzione ordinaria e quindi soprattutto della pulitura non riguarda solo il tratto della cinta a nord, ma tutta la cinta muraria. Infatti con grande urgenza si pone la necessità del diserbo e precisamente della liberazione delle nostre mura dalla vegetazione spontanea di varia natura che su di essa è cresciuta dopo la radicale pulizia effettuata dieci anni fa dal Comune di Piacenza, lungo tutto il loro perimetro. L’urgenza dell’intervento deriva dalla micidiale opera di disgregazione del tessuto murario esercitato da questa vegetazione. In base ai calcoli dell’ENIA l’ente attrezzato per eseguire l’operazione, il costo del diserbo sarebbe di 164.000 euro, IVAcompresa. Poiché il Comune di Piacenza ha dichiarato di non poter sostenere tale spesa, l’Ente Farnese che dispone di mezzi finanziari del tutto insufficienti, data la grande importanza di tale intervento confida sui contributi di Enti, Istituzioni e Aziende piacentini non insensibili alle esigenze di conservazione dei nostri beni culturali, quali sono le mura rinascimentali. – In questa zona sono necessari, però, anche interventi straordinari. L’Ente come intende procedere? Gli interventi straordinari di restauro sono necessari non solo per alcuni settori della cortina verso nord, ma anche per alcuni altri settori: ad esempio quello della cortina che va da Via Campagna a Via Taverna in uno stato di grandissimo degrado. Ad ogni modo per quanto riguarda il settore nord l’intervento deve anzitutto essere eseguito per il recupero del bastione Campagna le cui pareti esterne sono ridotte ad uno stato di estremo degrado, e la cui superficie si trova in un pessimo stato di abbandono; ed è davvero ripugnante lo spettacolo che ne deriva. Una gran brutta realtà da eliminare al più presto se si vuole davvero far diventare più bella Piacenza. Poiché l’Ente Farnese non è più in grado di ottenere fondi straordinari per le nostre mura, come è avvenuto nel passato (ultimamente ha ottenuto 72.000 euro sui fondi ordinari, una somma insignificante per le esigenze delle nostra mura) dovrebbero gli enti piacentini sostituirsi allo Stato per salvare le nostre mura, un monumento il cui valore e la cui importanza sono stati considerati non inferiori a quelli di Palazzo Farnese e del Gotico. E dovrebbero intervenire al più presto, considerata l’urgenza di questi interventi per evitare che in certe parti il degrado diventi irreversibile. – Parliamo del “Parco delle mura”: a sud nella zona del Facsal, già l’area è stata adeguatamente sistemata e attrezzata; per la parte nord quali sono i progetti? Mi ha fatto molto piacere che ponendo il problema del Parco delle mura mi venga offerta l’occasione di ricordare che l’area del fossato antistante le mura del Facsal è stata sistemata ed attrezzata in modo da poterla considerare il primo tratto di questo parco poiché tale operazione è stata realizzata dall’Amministrazione comunale da me guidata. Prato verde, piante ombrose e vialetti, hanno reso attraente e frequentata questa area. Per gli altri settori delle mura esistono indicazioni progettuali piuttosto generiche e nessun impegno di carattere operativo. La preoccupazione dell’Ente Farnese è quella di richiamare l’attenzione sulla assoluta inopportunità che le aree sicuramente da destinare alla realizzazione del parco vengano utilizzate per l’attuazione di opere e strutture del tutto incongrue come potrebbe avvenire facendo circolare una metropolitana di superficie attorno alle mura. a cura di
Fausto Fiorentini |



