Lunedì 06 Settembre 2010
 

Il vero mea culpa

È solo colpa del branco?

“La classe politica si sta interrogando su quali misure adottare per rispondere agli episodi di violenza di questi giorni”. Parola di telegiornale. I fatti sono fin troppi: una ragazza violentata da quattro rumeni a Guidonia mentre il fidanzato è stato chiuso nel bagagliaio dell’auto; a Cosenza in cinque, sempre rumeni, violentano una connazionale nella sua abitazione; a Nettuno, cittadina come Guidonia a pochi chilometri da Roma, tre ragazzi italiani, in preda a un coktail di alcol e droga, picchiano e danno fuoco a un barbone di origine indiana che dormiva alla stazione (“cercavamo un gesto eclatante per provare una forte emozione”, hanno dichiarato).
Il branco ha colpito ancora. Quel branco dove è più facile buttar fuori la violenza, il malessere che uno si porta dentro e che tiene chiuso dentro di sè nella vita ordinaria, sul lavoro, a scuola, con i genitori.
Ora le interpretazioni si sprecano. A destra, si punta il dito contro i rumeni (“sono troppi, mandiamoli a casa”); a sinistra, il problema da denunciare è il razzismo e l’intolleranza dei ragazzi italiani contro gli stranieri. E poi giù, fiumi di dichiarazioni e di accuse contro gli avversari politici.
Il vero problema però è taciuto: abbiamo il mondo che ci siamo costruiti. È stato eliminato ogni riferimento etico, legato a che cosa è bene  e male per me e per gli altri. L’unico problema è star bene; siamo cittadini se consumiamo, se possediamo la carta di credito, se nei momenti di crisi possiamo permetterci di andare in vacanza. Dominano nei sogni degli italiani, e non solo, gli stereotipi: la macchina, i soldi, l’essere in forma e avere un bel corpo, gli affetti e il sesso senza nessuna regola.
Perché tutto questo? Perché Dio è stato eliminato dallo scenario della vita. Senza di Lui, siamo privati della possibilità di cogliere il senso vero dell’esistenza. Ogni uomo – scriveva nella sua prima enciclica Giovanni Paolo II – rimane “un essere incomprensibile se non gli viene rivelato l’amore”. E Dio è questo: amore. Un amore che ci tiene tanto a noi da trasmetterci una strada per la vita: i 10 comandamenti. Ci sono dati non come un peso, ma per non farci buttar via la vita; quella vita creata da Dio Padre e fatta nuova da Gesù Cristo  con la grazia di un perdono gratuito.
Tutto questo – almeno ufficialmente – il mondo lo ha dimenticato. Anche se la realtà non è come ce la dipinge la tv: c’è tanta gente che ha la testa sulle spalle e che ha messo la sua vita nelle mani di Dio.
La conseguenza di aver eliminato Dio è ciò che il cardinal Giacomo Biffi chiamava la cultura del “è vietato vietare”. Cioè, non ci sono più regole.
Senza Dio, senza la coscienza di un destino di amore per il quale siamo stati fatti, si cade nel fatalismo, nel non senso, si crede solo nelle cose che si hanno, si perde il rispetto di sé e degli altri. E questo, non solo i rumeni o gli sbandati che hanno bruciato l’indiano. È una malattia che tocca tutti.
Non c’è da meravigliarsi delle conseguenze. Eppure, a parole, il mondo si scandalizza: da un lato si permette la droga, e dall’altro si arrestano gli spacciatori. Assurdo. Da un lato si permette la distruzione della famiglia, e dall’altro ci si stupisce se la gente “sbarella” e dà fuori di testa.
Ma della cura, purtroppo, non gliene importa niente a nessuno.
Davide Maloberti