Centri culturali piacentini: Palazzo Galli, quando il privato si mette a servizio della comunitàSforza Fogliani: “Siamo aperti a tutti, ma chiediamo il rispetto dei valori della nostra terra”Continuiamo il nostro viaggio tra i centri della cultura di Piacenza e, dopo Palazzo Farnese con i suoi musei, ci fermiamo in via Mazzini 14 a Palazzo Galli. E’ un edificio privato, ma, per volontà della Banca di Piacenza, proprietaria dell’edificio, è a disposizione della comunità. Un fatto del tutto inedito a Piacenza. “Con questo - sottolinea il presidente della Banca, l’avv. Corrado Sforza Fogliani - ci muoviamo sulla linea già tracciata dalla Banca Popolare Piacentina che, ai suoi tempi aveva destinato la propria sede, che già ai primi dell’Ottocento aveva ospitato il Governatore, ad istituzioni pubbliche, soprattutto del settore agricolo”. Chi non è giovanissimo ricorda molto bene quando in via Mazzini 14 avevano sede il Consorzio agrario, l’Unione agricoltori, la Coltivatori diretti, i Bieticultori ed altre organizzazioni collegate. Per la verità non è che il Palazzo fosse tenuto con estrema cura: i segni del tempo si erano stampati sui muri e il passato glorioso, ad esempio quello della Federconsorzi, appariva molto lontano. Qui nel 1936 aprì il suo primo sportello la Banca di Piacenza che aveva idealmente raccolto il testimone della Banca Popolare Piacentina, istituto di credito che aveva nel palazzo la propria sede. Alcuni anni fa la Banca di Piacenza, che aveva nel frattempo consolidato la propria sede centrale nell’edificio vicino, al n. 20 della stessa via, presentandosene l’occasione, decise di acquisire la propria “casa madre”. Non occorre essere degli specialisti per comprendere che l’acquisto di un immobile del genere ha rappresentato un’operazione costosa. Non solo: si è poi messo mano ad una complessa ed ardita opera di restauro. E questo a che pro? La Banca di Piacenza ha un bilancio da rispettare, ha soci che ogni anno sono convocati in assemblea per approvare i conti e rinnovare gli amministratori. Non è da escludere che alcuni di loro siano disposti a sacrificare i propri redditi per il bene della città, ma è bene non eccedere in ottimismo. Il fatto è che la Banca di Piacenza non trascura i propri soci (per acquistare azioni di questo istituto, oggi, vi è un’attesa salita a cinque anni), ma nello stesso tempo può permettersi di intervenire in modo importante nella vita piacentina con aiuti nel sociale e nel culturale. Il ruolo di Palazzo Galli si inquadra in questa linea che, come precisa il presidente Sforza Fogliani, si inserisce nella tradizione, ma nello stesso tempo si muove su una linea moderna. La Banca segue un proprio progetto culturale con iniziative legate al presente, ma nello stesso tempo ispirate al passato. Un esempio è costituito dall’attuale mostra sulla Roma settecentesca dell’Alberoni, iniziativa nata attorno ad alcune preziose incisioni di Giovanni Battista Piranesi e di Giuseppe Vasi del Collegio Alberoni e recentemente restaurate per intervento della Banca di Piacenza. E fin qui siamo nella norma: fatto un restauro si desidera rendere noti i risultati. La mostra, però, va oltre, secondo un modello già altre volte sperimentato: la rassegna è stata arricchita con altre opere in modo da realizzare un percorso organico e prezioso sulla Roma del XVIII secolo. E’ stato realizzato un importante catalogo, sono state organizzate visite guidate e proposto un calendario con significative conferenze di approfondimento sul tema generale. La regia delle manifestazioni in via Mazzini 14 sono affidate all’Ufficio relazioni esterne della Banca, mentre per l’assistenza ci si avvale di aiuti esterni. Terminata questa mostra Palazzo Galli ospiterà nelle proprie sale un ciclo di conferenze su San Paolo (il presidente Sforza Fogliani è attento a quanto accade a Piacenza e spesso, come in questo caso, interviene con propri contributi autonomi, ma coordinati); si sa inoltre che sono in preparazione altri eventi, mentre continua il programma degli appuntamenti culturali. Non tutti sono interni. “Siamo disponibili - continua il presidente Sforza Fogliani - anche ad accogliere richieste di privati e di enti pubblici. A tutti, però, chiediamo di muoversi nell’ambito di una linea finalizzata alla valorizzazione dei valori della nostra terra”. E’ un’affermazione di principio che va intesa nel suo significato più ampio ed alto: ad esempio a Palazzo Galli sono entrati, con le loro tradizioni, anche gli immigrati che vivono a Piacenza. Piacentinità vuol anche dire accoglienza per tutti coloro che chiedono di lavorare e crescere nel nostro territorio. Quando si parla di tradizione - è lo stesso caso del dialetto - occorre guardarsi dal pericolo di cadere in chiusure meschine. Erigere steccati è fuori dalla vera cultura della nostra gente. Infine a Palazzo Galli vi è il settore degli incontri e delle cene benefiche su proposta di istituzioni del settore. Il Palazzo non dispone solo di sale (dalla grande dei Depositanti alla raffinata Panini) strutturate per ospitare convegni; vi è anche una grande e moderna cucina in grado di servire una cena di almeno 120 coperti. Questo in sintesi un centro culturale a due passi da Piazza Cavalli a tutti gli effetti privato, ma con ruolo pubblico. Fausto Fiorentini
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